Le Monde sbatte Napoli in prima pagina tra luoghi comuni e gentrificazione

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“Europa gentrificata” (7/7). Nei Quartieri Spagnoli, enclave popolare situata vicino al porto della città, stanno spuntando insegne di bed and breakfast dove regnavano prostituzione, contrabbando e traffici vari qualche anno fa.  

Con questo poco lusinghiero incipit, infarcito da venatura grigia di luoghi comuni, si apre la preoccupata indagine pubblicata oggi in prima pagina dal quotidiano francese “Le Monde” ed intitolata “Napoli, il timore di una seconda Barcellona”.
Basta scorrere velocemente l’inchiesta per farsi un’idea – oltre la gentrificazione – di dove si voglia arrivare… 

“…Sasi Visone, 47 anni, era un semplice parrucchiere, un parrucchiere in italiano, quando i turisti si affacciavano lungo i vicoli stretti e rettilinei dei Quartieri Spagnoli dove è cresciuto e che i visitatori stranieri evitavano accuratamente qualche anno prima…”
“…Sulle pareti lebbrose dai palinsesti pastello che, nella memoria degli abitanti, risuonano ancora dei colpi sparati durante gli occasionali regolamenti di conti, il parrucchiere Sasi Visone vedeva i suoi vicini affiggere alla catena e all’attenzione dei visitatori stranieri, sempre più numerosi, ritratti di Sophia Loren pizzaiola, come nel film L’oro di Napoli, di Vittorio De Sica (1954), e ritratti alla gloria di Diego Armando Maradona. Il mitico calciatore argentino, che nel 1987 e nel 1990 offrì al popolo napoletano i suoi primi due scudetti italiani, si veste dell’aureola dorata di un santo…”.  

La Napoli disegnata – non senza le solite pennellate noir – dalla penna dell’autore e fotografata dallo scatto di Giuseppe Carotenuto, rappresenterebbe un simbolo dell’esplosione del turismo secondo quel progressivo cambiamento socioculturale di un’area urbana da proletaria a borghese a seguito dell’acquisto di immobili, e loro conseguente rivalutazione sul mercato, da parte di soggetti abbienti che va sotto il nome di “Gentrificazione”.
E sono proprio i temutissimi Quartieri Spagnoli al centro dell’indagine:
con effetti positivi, dunque?! Ma certo che no!

Per Le Monde la gentrificazione – sulla quale il quotidiano sta indagando nelle città europee – starebbe travolgendo Napoli: i quartieri spagnoli, vicini al porto, dove fiorivano la prostituzione, il contrabbando e traffici vari sono ormai saturi di Bed&Breakfast, negozi di souvenir, appartamenti in affitto su Airbnb.  

Non mancano appunti nemmeno per i bar della centralissima zona del centro storico partenopeo, rei di essere luogo dove ormai si “servono Aperol Spritz a portar via, un cocktail del grande nord veneziano sbarcato a Napoli, come una forma di unità d’Italia dettata dai desideri espressi dai visitatori stranieri”.  

Insomma alla redazione parigina di Le Monde non gliene va bene una:
“l’esplosione del turismo con un numero di visitatori annuali passato da 3,2 milioni nel 2017 a 12 milioni nel 2022, per 3 milioni di abitanti, viene percepita, malgrado i rischi che comporta, come un rinascimento. Eclissa i brutti ricordi associati alla grave crisi dei rifiuti negli anni 2000 e alla violenza mafiosa raccontata in Gomorra, il libro best seller mondiale del giornalista Roberto Saviano (2006)”.  

Insomma, più si va avanti nel racconto e più si percepisce una sorta di rimpianto per la napoletanità delinquenziale e violenta, regolarmente confusa e spacciata per “identità”.
Quella dei Saviano e di Gomorra, appunto, per restare nella simbologia.
Ma non illudetevi: rischi sociali e pericoli per una identità in dissolvenza nascondono solom l’eterna patina di luoghi comuni che vorrebbe confinare Partenope nel limbo dell’oleografia a perdere.

Ora, che la città diventi sempre più un teatro dove i napoletani recitano il ruolo di sé stessi è possibile, anch’io confesso ho avuto spesso il sospetto, in verità, negli ultimi tempi. Però, se proprio devo spendere un rimpianto, beh, quello è tutto per la scomparsa del giornalismo d’inchiesta che faccia un equilibrato lavoro di informazione anglosassone.
Ma – luogo comune per luogo comune – qualcuno di voi pensa che un francese sia capace di fare qualcosa di anglosassone?!  

Gino Giammarino

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