Napoli, dal Cinepanettone al Film Horror

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Se il Napoli fosse sceso in campo a Torino scriverei la cronaca, segnalando lo smarrimento di un dream team iniziato ad aprile dello scorso anno, quando impiegò un intero mese per vincere uno scudetto praticamente già stravinto (e menomale…).

Di Aurelio De Laurentiis ho già detto proprio da queste pagine precedentemente (https://napolivera.info/2023/12/30/il-napoli-di-dickens-il-fantasma-del-natale-passato-e-presente/).

L’ammonizione con espulsione diretta del nuovo acquisto chiamato a salvare le sorti della Patria azzurra, Mazzocchi da Napoli, appena entrato in campo, appare come l’ennesima conferma di una stagione da incubo dove tutto va storto.
Non c’è dubbio che l’indiziato numero uno sia il presidente Aurelio De Laurentiis, capace di costruire e distruggere un giocattolo che aveva riconciliato il calcio e le tifoserie avversarie, costretti ad inchinarsi davanti ad una squadra che non lasciava spazio ad equivoci: superiorità assoluta e incontestabile!

L’unica spiegazione e commento che potremmo darci – da tifosi e napoletani in una città dove il sacro e il profano vanno da sempre a braccetto – è che lo spirito di Diego Armando Maradona abbia cessato di soffiare in questi onesti calciatori, smettendo così di trasformarli in fuoriclasse imbattibili per un campionato.
Un incantesimo confezionato a misura di un solo anno.

Chissà che, magia per magia, qualcuno in maniera soprannaturale non abbia voluto punire la spocchia di un qualche mediocre giocatore credutosi immediatamente un divo, non riuscendo a comprendere – nella propria inguaribile ignoranza – che è solo l’azzurro di quella maglia a rendere possibili incantesimi e magie, come potrebbero testimoniare gli Higuain (chi?!) o lo stesso Kim, rimpianto e compianto fenomeno nella passata stagione, triste panchinaro altrove, oggi.

Una maglia il cui colore è fatto delle sofferenze e delle mortificazioni di un intero popolo e di un’intera città, del riscatto di fronte ai cori ostili ed offensivi ben oltre il limite dello sfottò calcistico, subiti da chi va in trasferta, da parte dalle tifoserie razziste del Nord di una nazione mai stata unita.
I calciatori sono ragazzotti, spesso ignoranti e viziati dai troppi soldi che girano in un mondo vano e fasullo, e se anche molti di loro provengono dalla fame, troppi soldi la fanno dimenticare in fretta, lasciando il posto all’arroganza di chi sente di potere tutto attraverso il potere del denaro.

Un giorno – non lontano – finita la gloria del momento, sarà la vita a dargli la dura lezione che prima o poi arriva per tutti, con la possibilità offerta a chi è capace di capire, di trasformarsi da bamboccioni in Uomini (la U maiuscola è voluta).

Sorprende invece che un uomo di cinema come Aurelio de Laurentiis non sia riuscito a comprendere quanto fosse breve il passo – con tutto quello che gli ha fatto guadagnare – tra l’allegro cinepanettone natalizio ed il film horror a cui ci sta costringendo ad assistere…

GINO GIAMMARINO

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