Turismo a Napoli, il Re è nudo: presto gli operatori saranno in mutande

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Chi ci segue con assiduità su queste pagine ricorderà sicuramente i ripetuti appelli a maneggiare il turismo con cautela, a progettare il futuro alzando l’asticella progettuale di un settore molto delicato e dalla forte competizione internazionale.

Si è troppo presto dimenticando come la città di Partenope, tra tutte le perle del Mediterraneo, fosse stata quella baciata da un’insperata fortuna, beneficiando delle paure instillate nei viaggiatori dagli attentati terroristici dell’Isis nelle altre località. Ed anche dell’incredibile lavoro promozionale svolto dal precedente assessore Nino Daniele, questo va riconosciuto.  

Purtroppo, però, dopo di lui si è pensato che Napoli ormai fosse un brand consolidato, che bastasse continuare a organizzare eventi culturali fini a sé stessi (e agli amici della “parrocchia elettorale”, ovviamente) per continuare a vivacchiare sugli allori, così, senza impegno. Secondo un limite oggettivo: quella sorta di spocchia intellettuale di alcuni docenti universitari, sempre convinti che il lavoro che fanno gli altri è roba di poco conto.
Dunque, giù con limiti, pretese e ostacoli per chi investe sul territorio invece di semplificare ed agevolare gli imprenditori.  

Non sono stati da meno gli abitanti, però, impegnatisi a cancellare la propria identità e dignità per recitare ogni giorno il personaggio di un napoletano da macchietta, come piace al turista, curioso di vedere un luogo famoso nel mondo intero per essere un teatro a cielo aperto, oggi ridottosi al ruolo di uno zoo.  

Ed ecco che quest’anno 2023 è stato quello del disastro, materializzatosi improvvisamente come succede puntualmente a chi non sappia (o voglia) interpretare i segnali premonitori.
Ad ingannare tutti, gli irripetibili mesi di aprile, maggio e giugno 2023, col Napoli dei record calcistici (oggi, anch’esso in piena crisi) a trainare il settore, procurando la bellezza di 750.000 (settecentocinquantamila) presenze in città durante tutti i fine settimana.
Una falange di turismo di massa capace di produrre più danni che ricchezza ad una città già in uno stato di pietoso abbandono come non lo si vedeva da anni.
E senza un’adeguata contropartita lasciata o prodotta sul territorio!  

Nella foga di organizzare ed investire sugli “eventi” si sono trascurati i servizi, i trasporti, le strade. Così, lentamente, una città difficile di suo ha peggiorato con costanza la propria qualità della vita, per i turisti e per i cittadini residenti, per non parlare degli operatori del settore.
Basti citare il calo del 40% di strutture alberghiere e B&B, al quale si aggiunge il ridicolo della tassa di soggiorno (ben 3 euro al giorno: una rapina dal destino sconosciuto!) che, per un guasto della piattaforma sulla quale versare il lauto bottino comunale, sta creando disagi e agitazioni nei gestori dai quali si pretende di organizzarsi in proprio per il pagamento, pena le solite multe e sanzioni. 

Colpo di grazia, il caos dell’Epifania. Una disorganizzazione totale con le auto e il traffico impazziti, tra le bestemmie di chi – tornato da una giornata di lavoro da fuori – non chiedeva altro se non l’ambito traguardo di un ritorno a casa: una meta da sogno, raggiungibile infatti solo addormentandosi al volante.
Alle rimostranze degli operatori, le istituzioni rispondono citando un vecchio film con Totò e Peppino: “Arrangiatevi!”.
Una citazione incoerente perché la pellicola in questione (uscita nel 1959 per la regia di Mauro Bolognini) fa riferimento a dei casini che sono stati già chiusi…

Napoli è attualmente una città che non vive di turismo, ma, in mancanza di una seria programmazione e progettualità, semplicemente, disordinatamente, lo subisce.
Come dimostra l’assalto sciatto e incontrollato al lungomare da bande di “tamarri” organizzati durante gli angoscianti fine settimana che – stancamente – si ripetono senza tempo.
Adesso il Re è nudo. Ma se si continua di questo passo, presto gli operatori e la città saranno praticamente in mutande.  

GINO GIAMMARINO

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