“Gotico Padano” – Un noir nel noir, alla ricerca de “La casa” perduta

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Si comincia con una citazione da turisti a metà tra cineamatori e voyeurs alla ricerca di tracce e luoghi – a quasi cinquant’anni dalla sua uscita nelle sale (1976) – di un grande classico dell’horror italiano, “La casa dalle finestre che ridono” di Pupi Avati, diventato un cult internazionale tra giallo e noir.
Caricato su tutto il necessario per girare, mappa alla mano, Roberto Leggio e Gabriele Grotto partono con la loro macchina del tempo, un moderno SUV della Dacia, alla volta della provincia della “bassa” e dei suoi misteri. 

Ma quello che correva il rischio di preannunciarsi come il solito nostalgico cortometraggio per amatori, lentamente, scena dopo scena, assume una sua fisionomia e una sua storia che lo trasformano in un film nel film.
E così, mentre ai luoghi e alle testimonianze raccolti si mescolano, con ritmo sempre più incessante, i contorni di un nuovo noir italiano, prende sempre più vita quel “Gotico Padano” presentato lo scorso giovedì 11 gennaio presso la sala di proiezione dell’ANICA a Roma.

E mentre la storia appassiona e intriga sempre più, a mano, a mano che si va dipanando e ricostruendo in altra cosa, non si può fare a meno di notare come quei luoghi siano chiusi con catene, trasformati o andati in malora.
Addirittura, mistero più fitto di quello della coppia di fidanzati che scompare proprio in quel luogo mentre si stanno girando le scene di questo lavoro, il fatto che la chiesa dove si svolge una delle scene del capolavoro di Avati, nonostante all’ingresso vi sia un numero di telefono indicato come quello da contattare per le visite, qualcuno dall’altra parte del cellulare risponde ai due avventurieri della macchina da presa di andar via perché quel sito non può essere visitato!

Ma, guardando lo stato di trascuratezza e abbandono in cui versano tanti (o forse troppi) luoghi delle nostre infanzie, allo spettatore potrebbe capitare di immaginare che aprendo l’anta di un armadio – proprio come in una scena de “La casa delle finestre che ridono” – si possa trovare un cadavere nascosto.
Quello della memoria storica, assassinata da un Paese alla deriva.

dal nostro inviato

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