Le mie prigioni. Anzi, i miei processi…

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I miei processi penali sono numerosi, cominciano nel 1978 quando mi autodenunciai di aver praticato in un anno 14.000 aborti e finiscono, per il momento, nel 2008, quando innocente, fui condannato a 10 anni di reclusione, sentenza interamente scontata, perché il Tribunale dei diritti dell’uomo di Strasburgo, solo da poco ha stabilito la mia innocenza.

Cominciamo il racconto: il primo ad agire fu il tribunale di Salerno che impiantò un processo per aborto procurato, durante il quale, il PM, con un’arringa severa chiese una pena di 13 anni di reclusione. Appena terminò di parlare chiesi la parola e replicai: Prima di dare la parola ai miei avvocati difensori, principi del foro, voglio affermare che sua Eccellenza nella sua sconclusionata prolusione ha dimostrato in maniera lampante la sua ignoranza della legge 194, la quale, nelle norme transitorie, prevede chiaramente che chi, prima dell’entrata in vigore della legge, avesse eseguito delle interruzioni di gravidanza, rispettando la volontà della donna ed il periodo di gestazione inferiore a 9 settimane non era punibile.

“Non  è punibile per il reato di aborto di donna consenziente chiunque abbia  commesso  il fatto prima dell’entrata in vigore della presente legge,  se il giudice accerta che sussistevano le condizioni previste dagli articoli 4 e 6”.

Dopo le prolusioni dei miei avvocati si riunì la giuria e dopo poco tempo uscì il verdetto: assoluzione con formula piena! Nello stesso tempo il Tribunale di Salerno aveva aperto un processo per evasione fiscale ed aveva posto sotto sequestro un conto bancario di mezzo miliardo intestato a mio fratello Carlo, credendo che i soldi fossero miei. 

Ci difendemmo affermando che la nostra era una famiglia ricca perché aveva ereditato immobili e denaro da un nostro secondo nonno, che portava un nome glorioso: Achille della Ragione. A tale scopo incaricammo un’agenzia di fare delle ricerche catastali, dalle quali con nostra grande meraviglia scoprimmo  che questo nostro antenato era ricco sfondato. Presentammo una copiosa documentazione ed i soldi di mio fratello furono liberati, mentre io venni assolto dal reato di evasione fiscale, in compenso fu posta una stupida ipoteca di un miliardo per 20 anni sulla casa delle mie zie di cui io possedevo una parte infinitesima e colmo della stupidaggine del fisco, è stata di nuovo rinnovata allo scadere e solo nel 2018 hanno mollato la presa.

Nello stesso anno, mentre il Tribunale penale si attivava, l’ospedale di Cava dei Tirreni dove lavoravo (anche se da un anno mi fingevo malato) mi licenziò in tronco  e dovetti cominciare una interminabile causa, prima davanti al Tar, poi al Consiglio di Stato, durata 24 anni, dopo la quale ricevetti un miliardo di risarcimento (stipendi arretrati, svalutazione ed interessi) e ritornai in servizio nel 1992.

Approfittai della mia presenza in una struttura pubblica, nonostante un primario obiettore, un direttore d’ospedale cattolico praticante ed un responsabile dell’ASL bizoco, per sperimentare una metodica farmacologica per indurre l’aborto, associando  alle prostaglandine un diverso contratturante uterino, l’ormone ossitocico (Syntocinon), usato da decenni nel post partum, scoprendo che le due sostanze, a differenza di quello che si credeva prima, possedevano una sinergia notevole, migliorando considerevolmente la percentuale di successo che nella nostra sperimentazione fu del 96%, un  risultato più lusinghiero della stessa pillola francese.

Appena cominciammo la sperimentazione ottenemmo un notevole gradimento soprattutto da parte di quelle pazienti che avevano avuto  precedenti esperienze con le tecniche tradizionali.

Pubblicai i risultati delle mie sperimentazioni su riviste scientifiche (Contraccezione, fertilità, sessualità, vol.18, n.4, luglio 1991; idem, vol.19, n.3, maggio 1992) e ne diedi notizia  nel corso di convegni internazionali. (Vedi atti dell’International Congress of Obstetrix and Gynecology, Isola d’Elba, giugno 1992).

I consultori dei comuni limitrofi cominciarono ad inviarci pazienti in numero sempre maggiore, ma l’atmosfera di ostilità intorno al mio lavoro cresceva giorno dopo giorno, fino a quando della nuova metodica diedero notizia, prima un quotidiano (Il Golfo, 5 febbraio 1992) e poi alcune televisioni locali.

La reazione da parte delle istituzioni non si fece attendere: un’interrogazione parlamentare da parte dell’onorevole Parlato al ministro della Sanità ed a quello di Grazia e Giustizia e prontamente una giovane magistrata della Procura di Salerno, per intimidirmi, fece sequestrare dai carabinieri le cartelle cliniche delle pazienti, con la scusa di dover approfondire la questione. Poscia mi convocò e mi annunciò che a giorni sarebbe cominciato un processo nei miei confronti per sperimentazione farmacologica illegale. Fortunatamente nel corso di una conversazione preliminare le spiegai che per sperimentazione si intende l’uso di sostanze sconosciute alla farmacopea ufficiale, mentre nel mio caso i due medicinali erano in commercio da anni e la mia scoperta consisteva nell’averli accoppiati nelle dosi giuste e con modalità appropriate. La magistrata si convinse ed il processo non è mai partito.

L’ospedale non acquistò più le candelette di Cervidil e potetti continuare  ancora per qualche mese soltanto grazie alla casa farmaceutica, che ci forniva gratuitamente il prodotto. Infine arriva il mio improvviso licenziamento, ma l’evento mi lascia indifferente perché nel mio mitico studio privato mi attendono infiniti pazienti.
Voglio sottolineare che la mia metodica è ancora oggi adoperata in numerosi paesi europei con ottimi risultati.

Proseguendo la nostra carrellata tra i processi arriviamo al 1994, quando poichè si prevedeva a giorni un condono edilizio decidemmo di costruire un 5° piano abusivo alla nostra villa di Posillipo per poi metterlo in regola. 

In soli due giorni completammo l’edificazione, scatenando l’invidia dei nostri vicini, i quali ci fecero in breve arrivare la polizia.

Quando vennero 3 poliziotti col proposito di apporre i sigilli, si accorsero che la costruzione era terminata e non potevano bloccarla, potevano solo identificare il responsabile e denunciarlo per abuso edilizio. Io mi trovavo a casa, nonostante da tempo per motivi fiscali ero separato da mia moglie ed avevo un altro domicilio. Mi presi la responsabilità dell’abuso e la relativa denuncia, senza alcun timore.

Il reato di abuso edilizio va in prescrizione dopo 5 anni e la prima udienza fu fissata dopo 4 anni e mezzo. Io naturalmente con un certificato medico falso non mi presentai e dopo poco il reato si è estinto. Per inciso voglio ricordare che per il condono pagai 10 milioni all’epoca e dopo alcuni anni un’integrazione di 10.000 euro, ma per colpa della Sovrintendenza che non ha ancora concesso il visto, sono 30 anni che attendo di regolarizzare la posizione catastale.

E passiamo ora ad un altro processo che mi vide come coimputato il collega Gino Langella nel 1995. 
Una fanciulla spudorata per mettere in difficolta il fidanzato che non voleva sposarla inventò la palla che era stata costretta dalla sua metà a sottoporsi a due aborti contro la sua volontà: uno nello studio del collega ed uno da me.
Al processo mi fu chiesto se riconoscevo la presunta paziente vestita con una minigonna e truccata oltre ogni limite.

Io affermai candidamente ai giudici che nel mio studio transitavano migliaia di pazienti e non potevo riconoscerle tutte, ma una fanciulla così affascinante e spudorata l’avrei certamente ricordata, ma non la avevo mai vista.

Il risultato fu una condanna a 2 anni con la condizionale per me ed il mio collega.

Facemmo appello, che si svolse a tempo di record dopo pochi mesi. 

In quella occasione i giudici chiesero alla donna se ricordava l’indirizzo del mio studio, dove si era svolto il fattaccio. Lei senza tentennamenti affermò via Cavalleggeri d’Aosta e lo descrisse accuratamente. Finalmente la giuria capì che lei diceva solo bugie e la condannarono a 4 anni di reclusione per calunnia, mentre io ed il mio collega fummo assolti. Un caso esemplare in cui la giustizia funziona.

ACHILLE DELLA RAGIONE

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