Allarme contribuenti, l’Agenzia delle Entrate trasmette migliaia di avvisi: ecco per quale anno d’imposta e chi li riceverà

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Brutta sorpresa per gran parte degli italiani che, nel proprio cassetto fiscale, alla voce “l’agenzia scrive”, si sono visti recapitare una lettera di compliance da parte dell’Agenzia delle Entrate. Sotto esame, l’anno d’imposta 2020.

Nelle predette comunicazioni, infatti, vengono evidenziate ai soggetti interessati delle possibili anomalie. Sotto la lente del Fisco sono finiti i redditi da lavoro subordinato, quelli ad esso assimilati, quelli da lavoro autonomo ed anche quelli derivanti da contratti di locazione. Ma attenzione, è prevista la possibilità, solo però per alcuni contribuenti, di regolarizzare la propria posizione trasmettendo una dichiarazione integrativa precompilata.

Vediamoci chiaro. Nelle lettere di compliance sono riportate delle anomalie rinvenute nelle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti, riguardanti omissioni  o infedeltà riscontrate, nelle quali si mette a confronto i dati dichiarati con quelli che la stessa Agenzia ha a disposizione all’interno delle proprie banche dati: si tratta, quindi, di comunicazioni con le quali si invita il contribuente a procedere all’adempimento spontaneo, cioè a regolarizzare la propria posizione con il cosiddetto ravvedimento operoso.

Ecco perché queste comunicazioni non possono essere impugnate avanti il Giudice, non essendo classificate dalla Legge come veri e propri atti impositivi; ciò non toglie, però, che il contribuente possa comunque contestare gli addebiti dell’Agenzia delle Entrate mediante proprie osservazioni o deduzioni, meglio se accompagnate dalla relativa documentazione di supporto.

L’intento dell’Agenzia delle Entrate, con l’invio di una lettera di compliance, è infatti quello di favorire il pagamento spontaneo del contribuente prima di procedere con la notifica della cartella di pagamento, attraverso la presentazione di una dichiarazione integrativa (precompilata) e, così, mediante il versamento delle eventuali maggiori tasse a fronte dell’applicazione di una sanzione ridotta rispetto a quella ordinaria.

In pratica, il contribuente potrà sanare la sua posizione attraverso l’istituto del ravvedimento operoso (art. 13 delle disp. sanz. amm. violaz. norme trib.), presentando una dichiarazione integrativa e versando le maggiori imposte dovute, i relativi interessi e la sanzione pari al 15 per cento della maggiore imposta determinata, percentuale che sale sino al 30 per cento per il caso di canoni di locazione soggetti a cedolare secca parzialmente dichiarati, per arrivare al 40 per cento se i canoni non sono mai stati dichiarati.

Ma non tutti i contribuenti potranno utilizzare il servizio della dichiarazione integrativa precompilata. Al momento, infatti, è disponibile solo per i lavoratori dipendenti e per i pensionati.

Tutti gli altri contribuenti dovranno necessariamente rivolgersi a un professionista oppure, tastiera alla mano, provvedere da sé compilando la dichiarazione integrativa: non certo la migliore delle soluzioni per una materia, quella fiscale, particolarmente intricata.

Franco Marella

(fonte brocardi.it)

 

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