Alla guerra guerreggiata che ha monopolizzato le nostre conversazioni e preoccupazioni, si aggiunge, come tutti sanno, quella economica. Fin dai tempi di Napoleone la scuola di guerra inglese, e poi di ogni parte del mondo, ha predicato questa forma di ostilità per indurre il nemico a piegarsi senza dover eccedere in sangue e distruzioni. In due secoli non sempre è andata bene e comunque questa dottrina dovrebbe essere aggiornata alla situazione del XXI secolo.
Già Napoleone, non potendo contare più sullo zucchero di canna d’oltre oceano, puntò sullo zucchero da barbabietola che poi ha costituito un fiero concorrente per quello caraibico; così anche oggi pensare di costringere la Russia ad un qualunque comportamento negandole questa o quella fornitura occidentale è una evidente ingenuità: la Russia è un continente e ha ottimi amici grandi e popolosi quindi certamente le sanzioni non produrranno gli effetti desiderati. Anzi, la assenza di un qualche prodotto o servizio indurrà i russi a produrre in casa tutto quello che gli mancherà. Cioè si otterrà il risultato di rendere sempre più autosufficiente l’economia russa, con crescente beneficio per la occupazione locale; a tutto danno delle economie occidentali. Cioè il postulato mondialista -che aveva fino a ieri in Mosca un player recalcitrante- avrà di fronte e nel villaggio globale che le multinazionali ritengono di poter governare a proprio piacimento, un convinto modello di economia totalmente sovranista perfettamente funzionante e alternativo ai dettami della scuola anglosassone.
Peraltro il sistema occidentale non è ancora uscito dall’incubo delle bolle monetarie ed è esposto per ciò a minacce enormi; lo stesso default della Russia e la svalutazione del rublo in una economia chiusa ed autosufficiente non hanno grande importanza come è accaduto ai tempi della cortina di ferro che altro non era che un modo per essere anche economicamente chiusi. Quindi l’Occidente si è messo in un vicolo cieco e deve cambiare totalmente strategia.
È possibile che le lobby mondialiste più legate alla scala planetaria (finanza, media, armi, farmaceutica,…) stiano spingendo in gran segreto sulla guerra sia per indebolire dall’interno gli stati sovrani, sia per impedire, manu militari, che si formi uno stato sovranista di dimensione enorme come la Russia. Infatti se la guerra non si allarga per demolire il sovranismo russo il mondialismo occidentale governato da pochi super ricchi ha i mesi contati.
Uno dei più grandi economisti della Storia, il campano Antonio Genovesi che coprì la prima cattedra di economia del mondo, sosteneva che due nazioni che ben commerciano, non si fanno guerra, perchè è nell’interesse di entrambe usufruire dei reciproci prodotti. Cioè indicava nel libero commercio e nella mutua soddisfazione la via maestra di una convivenza pacifica e dell’accrescimento del benessere collettivo. Questa idea collaborativa all’interno di un sistema libero e rispettoso di ognuno non è mai stato attuato su scala internazionale ed oggi addirittura si pensa stupidamente di usare l’economia per realizzare quella prevaricazione che è esattamente l’inverso di quello che serve alla pacifica convivenza. Cosa che accade anche all’interno delle collaborazioni tra stati. Una follia!!!
Ma come rispondere alla violenta e armata invasione perpetrata da uno stato contro un altro? Mai aggiungendo violenza a violenza (anche se solo economica) ma studiando le soluzioni, cercando le cause e rimuovendole. La diplomazia condotta da persone capaci può fare miracoli e i problemi attuali non sono così insuperabili.
Canio Trione
