Giustizia distratta, a Firenze uomo condannato da morto: ora rischia pure il carcere

Non è la prima volta che la Giustizia italiana mostri la parte peggiore di se. Tuttavia questa volta non si tratta di un errore giudiziario nel senso più classico ma della condanna ad un uomo emessa dopo la sua morte.

Ma come è stato possibile? Di più, la condanna, dopo essere passata in giudicato, è stata notificata all’avvocato del condannato! Pensate: c’è stata una udienza, c’è stata una sentenza, c’è stata la ritualità del processo: parti, avvocati, giudici, cancellieri, messi notificatori eppure nessuno si è accorto che il reo era da tempo deceduto.

Ma vediamo cosa è accaduto. L’uomo, il morto insomma, custode del velodromo di Sesto Fiorentino, viene indagato dalla procura di Firenze per peculato. L’accusa lo indica, in qualità di amministratore di fatto di un’agenzia di pratiche auto, responsabile della sottrazione di soldi dei bolli che invece andavano versati all’Aci. Nel 2012 arriva la prima condanna, ma il morto non era ancora passato a miglior vita. Il Tribunale lo condanna a un anno e quattro mesi. La procura fa appello contro la condanna. Il grande equivoco ha origine il giorno dell’udienza d’appello, il 14 novembre del 2019. L’avvocato dell’uomo non era mai riuscito a contattare il suo cliente e solo tramite terze persone avrebbe avuto successivamente la notizia del decesso del suo cliente.

Tutto tace o nessuno guarda le carte, il processo e le sue incombenze, procedono lente e inesorabili. La condanna passa in giudicato (altro lavoro per il Tribunale) e pertanto viene chiesta come è giusto che sia la carcerazione. Paradossale direste voi. Ma non finisce qui.

Ci sono i diritti dei condannati da elevare mica finisce così. Non scherziamo! Il Tribunale emette il dispositivo di condanna e intima al morto che ha venti giorni di tempo per chiedere una pena alternativa alla detenzione. Dunque un morto per tutti tranne che per la irreprensibile giustizia italiana. 

Non c’è che dire un lavoro certosino una giustizia ultra garantista che anche dopo la morte sentenzia! Stendiamo un velo pietoso

Ma se pensate che la questione legale sia finita siete sulla strada sbagliata. L’avvocato pare abbia fatto ricorso citando l’art.150 del c.p. “estinzione del reato” il quale recita: “la morte determina un effetto estintivo del reato dato dall’impossibilità di pervenire all’accertamento in merito alla colpevolezza del soggetto, nonché di applicare eventuali pene principali ed accessorie. Per contro, le obbligazioni civili nascenti dal reato continueranno a sussistere e graveranno sul patrimonio del colpevole e quindi sugli eredi.”

Non sapremo mai se gli eredi saranno chiamati a saldare i debiti con la giustizia ma saranno sicuramente terrorizzati poiché hanno capito che nemmeno la morte ferma il cammino della giustizia.

Franco Marella 

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