C’è una notizia, che solo se fosse verificata e accertata avrebbe dell’incredibile: la Cina, stando a un documento che ha iniziato a circolare negli Stati Uniti- riferirebbe che in un periodo di 35 anni (compreso tra il 1980 e il 2015), per ben 71 volte i chirurghi cinesi abbiano violato la regola sulle donazioni di organi dopo la morte.
C’è di più: dai documenti risulta come in diversi casi l’avvenuto decesso cerebrale non sia stato verificato prima dell’espianto ma addirittura le cose sarebbero andate oltre e la causa della morte delle 71 persone (tutte in stato di detenzione all’interno dei carceri cinesi) sarebbe stata proprio l’estrazione del cuore.
«Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal – che ha citato gli stessi autori di quel lavoro nel momento della pubblicazione avvenuta mercoledì 1 giugno – le pratiche denunciate dallo studio scientifico diffuso due mesi fa – che Pechino nega con forza – sarebbero in realtà una prassi corrente in Cina anche in tempi recenti. Lo studio accademico pubblicato dal’American Journal of Transplantation ha analizzato ben 125.000 pratiche di donazione tra cui i 71 casi ufficiali di trapianti di organi. A condurlo sono stati l’israeliano Jacob Lavee, chirurgo e direttore dei trapianti dell’ospedale di Tel Aviv, e lo scienziato australiano Matthew Robertson», riporta il quotidiano italiano Quifinanza.it.
Noi, però, qualche dubbio lo nutriamo: come mai escono adesso queste cose? La prossima guerra è a Formosa?
In ogni caso non è un argomento secondario: il mondialismo non è possibile con questa cultura… utilizzano le tecnologie e conquiste scientifiche occidentali per la loro sub cultura.
