Grande entusiasmo per l’elezione di Misuzulu

Siamo oramai alla chiusura dei cancelli delle Corti di appello e per la presentazione delle liste elettorali non c’è più tempo per modifiche o integrazioni.  Chi c’è,  c’è!

Da oltre un mese I gravi problemi degli italiani non sono una priorità, 250 mila euro l’anno, per un posto di parlamentare invece si! Sono cifre che cambiano la vita se sopraggiungono a chi non ce li ha o peggio, la stravolgono, se a questa cifra vi si debba rinunciare.

Non bisogna essere oggi particolarmente addentro alla politica per essere informati di ciò che sta succedendo nei vari conclave dei partiti nonostante gli off-limits posti alla stampa. Una legge elettorale indegna ma votata all’unanimità è la causa dei malumori generalizzati per i partiti che sono costretti a dimezzare i propri rappresentanti in parlamento.

Il problema ce lo hanno quasi tutti, a partire da Forza Italia che non si è disperata per l’esodo di alcune punte di diamante del partito come la ministra Carfagna, la Gelmini e Brunetta, ma ciononostante il partito è costretto a scegliere tra altre colonne quali Anna Maria Bernini la cui scelta in opzione costringe perfino la On. Elisabetta Casellati a traslocare politicamente in Basilicata, tanto da essere considerata intrusa in quel territorio e destare forte malumore tra i Lucani.

Eclatante ciò che succede in casa Pd, dove il segretario Enrico Letta pensava di aver risolto il cruciverba. Primo fra tutti sembrava avesse trovato già da qualche giorno la dritta tra le risposte orizzontali e le verticali se non fosse per tre big del Partito Democratico Pugliese intervenuti a sparigliare le caselle. La causa è la consuetudine di chi non ha mai ripudiato l’idea ancestrale che a decidere debba essere uno, il più acclamato, e tutti gli altri in fila con il braccio teso.

Il fatto è che il Governatore Emiliano avrebbe occupato tutti i posti in prima fila delle liste plurinominali in Puglia e seguendo l’esempio di un illustre imperatore Romano un tale Gaio Cesare (per gli amici Caligola), ha richiesto ed ottenuto da Enrico un tavolo alla Camera dei Deputati riservato allo staff dei suoi fidatissimi dirigenti regionali, cioè l’attuale vero motore operativo della Regione Puglia.

Più che legittima è la reazione di tre big, tutti componenti interni al partito democratico ,cui va riconosciuta la totale onestà intellettuale. Essi hanno definito “invotabile“ ed “illegale” la lista Emiliano, per manifesta violazione dello Statuto ( sostanzialmente tra i fidatissimi del Presidente, al pari di Caligola, non è stata osservata la parità di genere.) Eclatanti e non di poco conto sono state considerate le dimissioni dal Pd del senatore Dario Stefano che, al di là dello schieramento di appartenenza, è trasversalmente apprezzato per la sua azione politica.

Ciò che è incomprensibile è come mai desta meraviglia l’ennesima crisi mistica che sta vivendo l’ex senatore e sottosegretario Massimo Cassano, anch’egli devotissimo a San Michele. Può capitare quando si vivono tante esperienze di dover fare i conti con la propria coscienza; non è mica detto che fare i conti sia una prerogativa esclusiva dei commercialisti.

Fa però specie che l’ultima tappa del navigatore di Cassano porta alla nuova casa di Renzi/Calenda, proprio due anti Emiliano per antonomasia, quasi fosse la tecnica del cavallo di Troia! Il maggior turbamento per la sofferta decisione di Massimo Cassano è vissuto dal Consiglio Direttivo di Bari di “Azione” che ha manifestato dissenso per la candidature in posizione protetta dell’ex senatore.

«La nascita di un polo liberal democratico -avrebbero dichiarato- non può affondare le sue radici nel trasformismo politico, non si può combattere un sistema di potere clientelare, assistenzialista, inefficace, anti-sviluppo e culturalmente retrogrado, affidandosi ad alcuni dei suoi più autorevoli protagonisti».

A gettare acqua sul fuoco sono gli estimatori dell’ex senatore ( la famiglia), non è un caso che il suo programma per la Regione Puglia prevede importanti iniziative imprenditoriali a partire dalla costruzione di una serie di gassificatori, infatti si minimizza il caso attribuendo il disorientamento politico in atto alla impostazione errata del suo navigatore che avrebbe difficoltà a memorizzare i punti cardinali!

Nessuna critica può essere rivolta all’ex premier Giuseppì Conte che avendo recuperato il titolo del possesso della piattaforma web dei pentastellati, ha fatto in modo che tutti gli iscritti, centinaia di migliaia di simpatizzanti, confermando la logica “dell’uno vale ancora uno“ , scegliessero democraticamente chi tra una dozzina di nominativi espressi dai vertici del movimento, avesse diritto ad essere inserito nei posti riservati alle categorie protette. La piattaforma ha decretato che il premier Conte dovesse essere inserito democraticamente e contemporaneamente al primo posto dì quattro collegi alla Camera, e due al senato.

Mentre la Lega in Puglia non è esente dall’esercizio di alchimie operative per le postazioni, pare che la Meloni riesca invece a gestire agevolmente anche i dissapori dell’ultima ora. Sembra che partiti minori abbiano superato la notte dei lunghi coltelli e sono più che altro impegnati ad incrociare più dita possibile per il superamento dello sbarramento del 3%. Parallelamente e contemporaneamente a Città del Capo, nell’Est del Sudafrica è stato incoronato il Re degli Zulù Misuzulu, acclamato anche anche dai capi della tribù dello Swati. Travagliata comunque anche la nomina di Misuzulu ,ostacolata dai suoi ventisette fratelli ritenutisi deufraudati insieme alle sei mogli dell’ex capo, Goodwill Zwelethini.

La Gazzetta del Mezzogiorno del 21 agosto riporta nella cronaca politica un dettagliato articolo su questa vicenda che evidenzia che a Re Misuzulu spetta un patrimonio di diversi palazzi regali e proprietà per oltre tre milioni di ettari di terreno ( Piemonte e Liguria messe insieme). Non è specificato se anche tra gli Zulù vige la nostra legge elettorale, il Rosatellum bis!!

NINO MONTERISI

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