Il 28 aprile scorso, Samantha
Cristoforetti ha raggiunto la stazione spaziale di cui a fine settembre
assumerà il comando.
L’astronauta italiana ha
sfondato un altro dei tetti di cristallo, grazie a un curriculum
“spaziale”.
Ambasciatrice dell’Unicef, Cavaliere
di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, ha tre lauree
honoris causa conferitele a Pavia, al Politecnico di Torino e ad Amsterdam.
Moglie di Lionel Ferra, ingegnere aerospaziale
francese, impegnato nell’addestramento degli astronauti per l’Agenzia spaziale
europea, e madre di due bambini Kelsey Amal, 6 anni, e Dorian Lev, 15 mesi, che
per sua stessa ammissione hanno imparato
a “ruotare nell’orbita del papà” , il più stanziale dei due, per le
cose quotidiane.
Come comandante della
Stazione Spaziale, avrà il compito di comunicare con il centro di
controllo a Terra, dovrà coordinare l’equipaggio in caso di eventuali
situazioni di emergenza, e sarà responsabile delle prestazioni e del benessere
dell’equipaggio in orbita.
Da donna che racconta di
un’altra donna sono le riflessioni più
suggestive, che voglio riportare, di come Samantha ami chiamare la
stazione spaziale internazionale, «La casa dell’umanità nello spazio».
Samantha del mondo visto da
lassù ha descritto tanti aspetti pratici
in miriadi di interviste, ha descritto le emozioni vissute della
cupola della stazione, da cui si vede da sopra le nuvole il cielo stellato di
Kant, la meraviglia di un’alba e un tramonto ogni 90 minuti come sul pianeta
del Piccolo principe.
«Da lassù», ha raccontato,
«per la prima volta ho avuto la percezione di che cosa significhi lo schema che
si trova sui libri di scuola e che mostra l’orologio della storia del mondo e
del fatto che l’uomo ne ha abitato solo l’ultimo minuto».
Dalle sue parole gli
antichi Egizi e gli antichi Greci possono sembrarci fisicamente molto più
vicini di quanto ognuno di noi possa mai averli avvertiti prima.
Questo dovrebbe aiutarci a
evitare di vivere nella bolla di presente da cui siamo tutti attualmente tentati,
nell’illusione di progresso continuo.
È chiaro che la terra non sarà eterna, che ha una sua storia, e noi
come specie abbiamo una grande responsabilità poiché siamo gli unici capaci di pensare l’eternità come concetto.
