Russia, cosa vuol dire la “mobilitazione parziale” annunciata da Putin

Il 21 settembre 2022, il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha dichiarato di aver avviato la «mobilitazione parziale». Un termine poco utilizzato in Italia che potrebbe facilmente confondere. Per questo, risulta utile una spiegazione: con questo termine, il leader del Cremlino intende il richiamo di 300mila riservisti su 25 milioni, ovvero – stando alle cifre divulgate dal ministro della Difesa Serghej Shoigu – «l’1% o poco più, l’1,1% della risorsa totale di mobilitazione». Il capo di stato ha osservato che questa decisione è stata presa per proteggere l’integrità territoriale del paese e garantire la sicurezza dei residenti dei territori liberati.

«Al fine di proteggere la nostra Patria, la sua sovranità e integrità territoriale, per garantire la sicurezza del nostro popolo e del popolo nei territori liberati, ritengo necessario sostenere la proposta del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore Generale di condurre una mobilitazione parziale in la Federazione Russa», ha detto Putin  nel corso di un videomessaggio.

Come già accaduto in precedenza, Putin ha nuovamente messo in guardia la Nato, alludendo alla potenza nucleare che la Russia garantisce da tempo e al fatto che svariate armi risultino anche più moderne ed efficienti di quelle utilizzate attualmente da buona parte dei paesi occidentali. L’impressione in Europa è che Putin – ancora forte del consenso popolare – abbia deciso di portare avanti la sua strategia per inglobare il Donbass nella federazione attraverso un discusso referendum popolare, non condiviso dagli Usa. Il tutto si verifica con un Occidente che parla di pace ma che al contempo continua ad inviare armi. Davanti all’ennesimo rischio di escalation, resta da chiedersi se non sia realmente possibile trovare un accordo pacifico tra le parti.

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