Mutuando uno strepitoso Woody Allen a proposito del sesso, non la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma una robusta secchiata di problemi senza fine per noi, la nostra partecipazione diretta a questa guerra «che non avrebbe dovuto riguardaci per Costituzione, Valore e Fede» in realtà uno scontro verosimilmente programmato tra le due maggiori superpotenze nucleari, Usa e Russia, (che si dividono il circa 90 % del potenziale nucleare mondiale) per il primato militare assoluto sul Pianeta.
Ma che adesso è solo a un passo dal duello fatale. Né c’è bisogno di leggersi per forza tutto il puntuale e bellissimo ritratto su “Putin, l’ultimo Zar…” dello scrittore Nicolai Lilin, per capire chi è Vladimir Vladimirovi? Putin: uno che le sue minacce poi le mantiene sempre e ha pure la forza per mantenerle: come è avvenuto con gli oltre 40 chilometri di carri armati fermi ai confini con l’Ucraina invocando la sua smilitarizzazione, per poi, inascoltato, invaderla.
Sottovalutare i fermi propositi annunciati dal Cremlino di difendere quella che ritiene sia la sua Nazione, sarebbe oggi ancor più irresponsabile di ieri, a nostro avviso, poiché significherebbe la 4^ Guerra Mondiale, Eh già, perché la 3 ^ già è in atto in termini economici (sanzioni), cibernetici e di intelligence, e “mascherata” sul campo con soldati con altre divise ma con sempre più sofisticate armi occidentali contro quello che è divenuto il “nemico n.1 del Mondo”, secondo la visione atlantista propagandata dal mainstream corrente.
Insomma eserciti contro, dove l’unico esercito non schieratosi in questo conflitto, il più forte e numeroso dell’intero Pianeta e con “infiltrati” in ogni Paese o istituzione di qualsiasi angolo della Terra è l’”Esercito della Pace”. Quello per capirci, che già solo in termini di Cristiani credenti, i “soldati di Dio”, è già un sesto della popolazione mondiale, ma praticamente voce afona ed assente in questa guerra che mette a rischio l’Umanità intera.
Cosa c’entra a questo punto tutto questo con le elezioni in corso? Non proprio molto semplice spiegarlo, almeno a chi di geopolitica non ne sa abbastanza, né tantomeno si è letto quanto i più grandi intellettuali e analisti hanno scritto su questo conflitto e le sue origini.
Ma rimandando il tutto a una riflessione che si può anche sintetizzare in un «le responsabilità di una guerra non sono solo di chi la fa, ma anche di chi la provoca» ed ogni giudizio finale alla Storia, una cosa è certa: se questa guerra non fosse scoppiata saremmo ancora in un’ Europa Cristiana che respira con due polmoni: quello dell’Occidente e quello dell’Oriente», per come la definì il Papa e poi pure Santo Giovanni Paolo II: cioè un Continente diviso in due, tra Ovest ed Est, in Pace da 75 anni ed ottimi rapporti e reciproci scambi economici e commerciali tra entrambe le sue pur diversificate realtà.
Ma veniamo al punto, partendo però da una premessa importante: al di là del suo 7° posto nel G7 dopo Germania e Francia (il che la dice pure lunga sul primato economico finanziario teorico del “Vecchio Continente” che vede oltretutto la Inghilterra della Brexit al 4° posto) non c’è dubbio che per posizione nel quadrante più “caldo” della Terra, al centro di un “Medioceano” fra 3 continenti, l’Italia è geopoliticamente parlando forse il Paese più importante della Terra e dunque un indiscutibile ago della bilancia negli equilibri mondiali.
Ora l’Italia è al voto ed il Governo che verrà, avrà quindi un ruolo e una responsabilità non solo per le decisioni che prenderà negli interessi stretti del nostro Paese ma, per ricaduta, anche per quelli dell’Europa e di conseguenza del Mondo. Un Governo che teoricamente dovrebbe prendere il posto di un Esecutivo le cui scelte (dalla gestione del Covid fino alla politica internazionale ora di strettissima e improrogabile attualità) che definire opinabili è forse poco.
Insomma un governo che dovrebbe sapere pure raccogliere l’unanime “grido di dolore che si leva” ormai, da qui come da ogni parte d’Italia e in un po’ tutti settori, per una crisi senza immediata via di uscita e con debiti su debiti e frettolose misure tampone a cercare di arginarla.
Un insopportabile fardello per il presente, questo, che è pure un gravissimo scippo al futuro delle nuove generazioni. E il tutto, a nostro avviso, per una guerra in Ucraina in cui ci troviamo pienamente coinvolti contro il parere dell’opinione generale (oltre il 60 %, e non solo cristiano, degli italiani contro la guerra a prescindere) ma conflitto poco citato, in questa agguerrita e troppo breve campagna elettorale, se non per i rimedi proposti, anch’essi se vogliamo opinabili quando non contraddittori.
«Cambiare tutto perché non cambi nulla», recependo per scontata la necessità dichiarata di rimanere in armi contro la Russia a fianco di USA e Nato, questo il diffuso sentiment che abbiamo raccolto tra quelli che hanno chiaramente detto che al voto non ci andranno con buona pace della democrazia nostra e altrui. Un errore grave a prescindere da ciò che si crede prioritario, perché con finalmente il voto ritornato nelle mani del popolo, diciamo che ognuno potrebbe scegliere secondo proprie scienza e coscienza del suo destino e di quello degli altri.
La scelta è ampia, infatti, poiché se si è a favore dell’antica integrità dell’Ucraina da ripristinare, anche a costo di una guerra fino alla (improbabile) caduta di Putin, basta votare a sinistra e liste collegate. Se si sceglie la destra, invece, essa è certo in una posizione dichiaratamente filo atlantica ma sembrerebbe comunque orientata a cercare ancora soluzioni diplomatiche, ma in concerto con un Europa che sia un po’ meno atlantista e più attenta ad una politica dell’immediato oltre a pensare al suo sviluppo.
Una “scelta della torre” di coscienza, parlando dei due più grandi blocchi contrapposti e del cosiddetto “voto utile”. Fuori dal coro, oltre a quelli in posizioni più sfumate e aperte al dopo, fermi nelle loro posizioni decisamente critiche contro la guerra però partiti nuovi tanto a sinistra che, diciamo, a destra. Ad evitare una incosciente astensione, queste almeno le nostre considerazioni, sperando siano utili a incoraggiare gli indecisi a recarsi alle urne per un voto che, almeno per noi, è anche e soprattutto un voto tra Guerra e Pace.
