Elezioni: vittoria netta del centro destra. Spiragli di Pace all’orizzonte?

Senza i panegirici tipici di un certo tipo di giornalismo, è un risultato netto e senza ombre la vittoria nazionale di Giorgia Meloni e del centro destra, quasi in perfetta linea con quanto ci restituisce questa immagine plastica di Bari di appena dieci giorni fa. Nel caos di queste elezioni di emergenza, con una campagna convulsa e a tratti selvaggia, la coalizione che ha vinto sembra proprio uno specchio dell’Italia dei suoi migliori valori identitari, quelli di “Dio, Patria e Famiglia” per dirla con Marcello Veneziani. Anche radici profonde, secondo noi, forse più che i programmi, alla base di questo successo: gli italiani, finalmente alle urne e riconoscendosi nella leader di Fratelli d’Italia e nei suoi alleati, hanno poi scelto chi potesse garantirgli stabilità e sicurezza. E in questo senso, sulla scorta di crisi e paure e allargando l’orizzonte, la gente ha anche dato fiducia a chi in qualche modo ha fatto intravedere che, con i giusti passi diplomatici, potesse pure trovare una soluzione al pasticcio in cui siamo. e che verosimilmente è la causa di tutti i nostri mali presenti, e ancora peggio futuri.  Cioè, senza perifrasi o l’ipocrisia per cui non è stata neppure un tema della campagna elettorale, parliamo di quella guerra di USA e Nato contro Putin che ha messo in coma quell’«Europa Cristiana che respira con due polmoni: quello dell’Occidente e quello dell’Oriente», per come la definì il Papa, e poi pure Santo, Giovanni Paolo II. Ha dunque giocato un ruolo importante, a nostro avviso, anche la speranza che, senza che fosse messa in discussione la nostra posizione filoatlantica (peraltro funzionale persino alla Russia per sganciarsi da una non certo comoda e forzata alleanza con la bulimica Cina) ha poi portato molti elettori a scegliere il centrodestra proprio per la sua posizione non apertamente bellicistica a tutti i costi. In pratica, la possibilità che una grande forza politica almeno si adoperasse veramente per cercare una qualsivoglia soluzione di Pace al conflitto in atto in Ucraina. Ovvero la mascherata 3^ Guerra Mondiale in atto, e che è lì lì per divenire nucleare. Una cosa che ha anche portato più di un pacifista progressista a non votare o a cambiare segno, non riconoscendosi certo in un’Italia che praticamente obbedisca «..in maniera quasi automatica a un’ Unione Europea ridotta ad una sorta di appendice impotente, tutto sommato balbettante di cui gli Stati uniti hanno ormai il monopolio», secondo il ritratto che ne ha fatto un intellettuale al di fuori di qualsiasi sospetto come il prof. Luciano Canfora.
Insomma un’Italia che ritrovando tutto l’orgoglio di se stessa, sia in ambito europeo che internazionale, possa farsi anche mediatrice di un processo di distensione quale Paese geopoliticamente più importante del Mondo e non solo in questo frangente: a cominciare dalla sua posizione nel quadrante più “caldo” della Terra (al centro di un “Medioceano” fra 3 continenti) per poi andare alla sua presenza nel G 7 con Germania e Francia. E il che, per inciso, farebbe pure del “Vecchio Continente” il Continente potenzialmente più importante del Pianeta sotto tutti i profili, dalla economia, alla finanza, dal settore produttivo a quello industriale. Quanto basta e avanza per poter affermare che, alla luce di questi risultati e senza esagerazioni, ora noi siamo il centro dell’attenzione globale anche come possibile ago della bilancia dei futuri equilibri mondiali. Quelli su cui potremo influire non poco sulla base delle scelte che si faranno in termini di politica internazionale. Un recuperato ruolo di primo piano, anche come Paese fondatore, e verso magari anche una nuova Europa più attenta ai suoi reali e stretti interessi, non del tutto impossibile quindi il sogno di un ritorno a qualcosa che almeno somigli a quel Continente diviso in due, tra Ovest ed Est, in Pace da 70 anni ed ottimi rapporti e reciproci scambi economici e commerciali: tutto ciò che quel maledetto 24 febbraio scorso ha poi sconvolto in un attimo. Adesso la parola al Governo che verrà e che, senza inciuci o compromessi, ha dichiarato di voler attingere a tutte le sue risorse migliori per risollevare il Paese. Una campagna elettorale che abbiamo seguito con molto interesse anche per il tema di una guerra che ci preoccupa molto insieme ad un buon 60 % di italiani, è comunque da un televisore d’albergo che, seguendo come sempre Vittorio Sgarbi nei suoi spostamenti in Puglia, ci siamo trovati a poter vedere con lui i primi risultati nazionali delle urne. Stanco dopo ben due accorsatissimi appuntamenti di fila, non disdetti neppure in questo frangente per quel suo incessante impegno a spiegare l’Italia e a difenderne gli inestimabili tesori che poi ne fanno il Paese più bello del Mondo, comunque neanche un piccolo segno di delusione guardando lo schermo. Neppure quando si è reso conto che, e non certo per molto, la sua mission impossible di espugnare una imprendibile roccaforte della sinistra non aveva avuto l’esito che sperava. Si vede che ha prevalso su tutto, e su ogni considerazione personale, la consapevolezza di aver contribuito non poco, sia con le sue accese battaglie sui media che con i suoi impegni sul campo, alla vittoria del centrodestra. Beh, se è un Governo dei migliori quello che si appresta a guidare il Paese, lo vedremo proprio a partire da lui: cioè da quale ruolo la sua missione di vita in difesa della Bellezza e della Cultura italiane gli riserverà adesso il destino. O forse meglio, almeno per la politica, di chi lo decide.
Enrico Tedeschi
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