La Meloni e la “melina”

La Meloni per ora fa
ancora la “melina”. E fa più che bene.

Ha ereditato dal precedente Esecutivo una
Nazione a pezzi in più o meno tutti i settori, sull’orlo di una crisi da paura
e già quasi in economia di guerra. E, per di più in un’Unione Europea più di
nome che di fatto, dove ogni Paese, in ordine sparso e sotto sotto, cerca di tutelare
i propri interessi, quando addirittura non lucrare sulle spalle degli altri.

Non
può fare errori, la Meloni, e lo sa perfettamente: con la squadra che deve mettere
in campo, infatti, ha sfide vitali di fronte, a cominciare da quella
internazionale, da affrontare con estrema lucidità e diplomazia vista la
posizione più filo atlantista che filo atlantica assunta dall’Italia; ove non
bastasse lo deve fare pure agendo senza allarmare gli altri partner europei che
potrebbero interpretare qualsiasi tentativo di pace – come stanno già facendo
con un suo alleato di Governo –   scambiandolo come un atteggiamento filo
putinista e quindi destabilizzante per la tenuta dell’UE.

Sospetto
insistentemente riproposto, insieme a una deriva fascista (che non c’è) dal
mainstream corrente e comunque già cavalcato da un’opposizione che sembra non voglia
affatto prendere atto che il voto popolare, quello che ha poi portato la leader
di FdI e la sua coalizione a vincere, è in realtà il sentiment diffuso tra gli
italiani e lo specchio della nostra situazione reale. Quella di un’Italia
sull’orlo del fallimento, con tensioni sociali che possono esplodere da un
momento all’altro e anche per gli effetti di una guerra che ora rischia di
divenire nucleare e globale. Un rischio enorme che ci renderebbe bersaglio
primario, come Paese geopoliticamente più importante del Pianeta, visto che
l’Italia si trova al centro esatto del “medioceano”, fra 3 continenti ora
divenuti bollenti, ed è pure sede di strategiche basi Nato con tanto di testate
atomiche USA stipate nel nostro territorio.

Inutile continuare ipocritamente a
nascondere quella verità, a nostro avviso e a quello della maggioranza degli
italiani, che si cerca di far passare in secondo piano: e cioè che le bollette
decuplicate con fabbriche che chiudono, la povertà che aumenta in modo
esponenziale …  sono pure, se non
soprattutto e verosimilmente, gli effetti di una Guerra che gli Usa (e i
massimi poteri finanziari del pianeta) hanno deciso di fare alla Russia per
imporre un nuovo ordine mondiale a proprio uso e consumo.

Sottovalutandone le
conseguenze e, non solo a nostro modesto avviso, forse sbagliando praticamente
tutto, poiché si sta rafforzando sempre più un “Asse Asiatico”, contrapposto
all’Occidente, di proporzioni e pericolosità mostruosi. Una guerra quella in
Ucraina, oltretutto, che non ci appartiene per Costituzione, Valori e Fede e
invece in cui siamo coinvolti “obbedendo in maniera quasi automatica” a un’Europa
“di cui gli Stati uniti hanno il monopolio”. Ovvero il pensiero scomodo, come racchiuso
nella precedente ed efficace sintesi del prof. Luciano Canfora, di quasi
tutti i maggiori analisti e intellettuali, inascoltati e sempre meno invitati
alle trasmissioni più seguite o intervistati.

Salvo la sorpresa, ieri, di
trovare, sul più conosciuto quotidiano nazionale stampato in loco, un’intera
pagina con l’intervista – appello del politologo barese prof. Beppe Vacca
che invitava a “una mobilitazione dal basso, da Bari, e a guida De Caro, per la
Pace”. Insomma un copia e incolla, se vogliamo e in piccolo, di quanto fecero il
Capo del Consiglio dei Ministri di allora, l’on. Giulio Andreotti
insieme a Papa Wojtyla, e con un organizzatore come mons. Vincenzo
Paglia
, nel 1990. Cioè quando scelsero il capoluogo di Puglia per riunire
qui tutti i Capi delle Religioni del Mondo per fermare la guerra in Iraq, facendo
della Città di S. Nicola, quale “ponte tra Oriente ed Occidente”, la Capitale mondiale
della Pace. Un pacifismo ignorato durante tutta la campagna elettorale, questo richiamato
dal prof. Vacca (così come il tema della guerra, forse per non danneggiare
particolarmente una sinistra chiaramente schierata per una guerra senza se e
senza ma a fianco di USA e Nato in difesa dell’Ucraina) ecco comunque un invito
a tirar fuori delle casse le riposte bandiere arcobaleno e riempire tutte le
piazze d’Italia. Che si tratti pure di un modo per riattrarre a sé le masse
perdute e riconquistare simpatia, adesso poco importa però.

Quello che conta è
che questo tentativo laico di cercare di fermare la guerra, prima che accada
l’inevitabile, sta partendo, ed è forse dovere di tutti sostenerlo. Anche per
permettere finalmente a Papa Francesco di muoversi più liberamente nei
suoi richiami alla ragionevolezza e al dialogo tra le parti realmente
contrapposte, e magari anche sostenuto in questo suo sforzo, come al tempo,
dalla Politica alla guida della Nazione. In fin dei conti quello che in questo
assurdo conflitto, combattuto su tutti i piani e in cui sono schierati e
impegnati, in modo nascosto o meno, praticamente tutti gli eserciti del mondo, quello
che alla fine manca è proprio il suo esercito. Quell’esercito della Pace, di
quasi un miliardo e mezzo di “soldati di Dio”, di ogni Nazione e ad ogni
latitudine, che è in assoluto il più grande del Mondo. Ma che non è ancora
sceso in forze per difendere l’Umanità intera.

Enrico Tedeschi 



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