Quando si parla di detenuti il discorso si fa immediatamente pruriginoso, fastidioso. Il discorso tocca la pancia e subito di innesca lo stupore e la classica fra le domande: ma come, stanno in galera perché colpevoli e si lamentano pure? Eh già pare che sia così. Facciamo il punto: il detenuto è privato della libertà personale ma non possono essere sottratti anche i diritti basilari (diritto alla salute per esempio) poiché, almeno sulla carta Costituzionale, anche il carcerato è un essere umano a prescindere dal reato che ha commesso. E in tal guisa che la Cassazione si è espressa con sentenza n. 32210/2022, sez. Prima Penale.
Un’alimentazione sana e sufficiente non è solo consigliabile per tutti, ma anche un modo per tutelare il diritto alla salute dei detenuti.
È quanto si evince dalla sentenza n. 32210/2022, con la quale la Cassazione ha accolto il ricorso di un detenuto che lamentava la scarsa qualità del pane servito nell’istituto penitenziario.
Una volta ricevuto il reclamo da parte del detenuto, il giudice di sorveglianza lo aveva rigettato de plano senza che vi fosse il contraddittorio; secondo il giudice il pane di scarsa qualità non aveva pregiudicato la salute dei detenuti, quindi non era stato violato alcun diritto.
La Cassazione, però, è di diverso avviso: la conclusione alla quale è arrivato il giudice di sorveglianza è contraddittoria «poiché implicitamente presuppone, come necessario antecedente logico, proprio la considerazione del tema della tutela di quel diritto del quale si vorrebbe poi, incongruamente, negare la valenza di diritto soggettivo, solo perché la salute non sarebbe stata, in quei frangenti, messa concretamente a rischio».
Cari lettori che ci piaccia o no anche il detenuto ha dei diritti e tanto per fare un esempio anche quelle piccole cose quotidiane che ricevono durante il soggiono nelle patrie galere rientrano nei loro diritti come quello di ricevere biancheria pulita, il vestiario e corredo per il letto; deve averne cura e provvedere alla pulizia della cella e al decoro della sua persona; ha il diritto di fare la doccia e di fruire di un periodico taglio di barba e capelli, ha il diritto ad una alimentazione sana, alle cure mediche, perchè, ricordo, il principio costituzionale è creare le condizioni sociali affinchè il detenuto si affranchi dalla “malavita” e rientri “sano” nella comunità. Che ci piaccia o no è così
Dunque ricapotolando, se lo scopo della carcerazione deve avere un nesso di causalità tra l’espiazione della pena e il ravvedimento è giusto che il detenuto debba essere riammesso nella società perché recuperato ed è quindi corretto che fin dall’inizio della sua detenzione che i suoi diritti vengano riconosciuti.
Ma poi è vero che il detenuto esca dal carcere ravveduto?
Intanto il pane lo pagano i contribuenti onesti! Questo si che è un contraddittorio.
Franco Marella
