Il decesso della Regina Elisabetta II è stato la notizia di cronaca che ha occupato ampi spazi sulle testate giornalistiche. Elizabeth Alexandra Mary Windsor figlia di Alberto, Duca di York, e della nobildonna scozzese che portava il suo stesso nome Elizabeth Angela Marguerite Bowes-Lyon per una serie di vicende si ritrovò Capo di Stato del Regno Unito.
Lo zio Edoardo VIII abdica l’11 dicembre 1936 per amore di Wallis Simpson: al suo posto sale il fratello Alberto che prenderà il nome di Giorgio VI. La principessa “Lilibeth”, come era chiamata in famiglia, diventa erede al trono. Il suo regno è stato lungo e ricco di avvenimenti geo-politici.
Proviamo a raccontare dal punto di vista dei dominati delle colonie, in breve su cosa sia accaduto durante il suo regno durato 70 anni in cui ha svolto il ruolo di capo dello stato con potere esecutivo, legislativo e giudiziario nonché capo della chiesa anglicana nonché un breve passaggio sul presente italico e che rimandiamo per un maggior approfondimento linkando sulla fonte a fine articolo.
Le parole dell’attivista umanitario Nicolò Govoni sono un primo passo:
“Credo fermamente che la vita umana, e così la sua fine, meriti rispetto, proprio in quanto umana. Ma la morte non dovrebbe rendere nessuno intoccabile, neanche i sovrani. Soprattutto i sovrani. Questa è una foto della Regina Elisabetta ad Aden, nel 1954. Negli anni a seguire la Corona ha governato il Sud dello Yemen, al tempo una colonia britannica, deportando e uccidendo oltre 200.000 yemeniti per soffocare i moti indipendentisti. Al contempo, in Kenya, l’impero creava veri e propri campi di concentramento per estinguere la ribellione dei Mau-Mau. Pochi anni dopo, in Nigeria, partecipava al genocidio/olocausto di oltre 3.000.000 di Ioro, così da impedire l’indipendenza del Biafra e proteggere i propri interessi petroliferi nella regione. Al contempo, come se non bastasse, tramite l’Operazione Legacy distruggeva per sempre le prove dei propri crimini coloniali, e in Canada approvava l’istituzione di scuole residenziali colpevoli di aver indottrinato, abusato e assassinato centinaia di bambini indigeni negli anni. Per completare il tutto, la Corona ha bandito la presenza di lavoratori appartenenti a minoranze etniche a Buckingham Palace fino alla fine degli anni ’60. Anche questo è il lascito della Regina Elisabetta. Un lascito di violenza coloniale e saccheggio, di segregazione razziale e di razzismo istituzionalizzato. Ed è per questo che, mentre il mondo intero celebra e osanna il sangue blu, è di un altro sangue, quello rosso, che voglio fare memoria: il sangue delle vittime. Per favore ricorda che la Regina Elisabetta non è stata un residuo del colonialismo. Ne è stata parte attiva.”
Nei paesi dove il colonialismo inglese ha dominato non si ha una buona impressione di Lilibet. Infatti le parole dei figli della violenza, della riduzione in schiavitù e della repressione del dominio coloniale, tutti elementi che hanno permesso all’Inghilterra di divenire una superpotenza mondiale suonano come un monito:
“Se qualcuno si aspetta che io manifesti qualcosa di più del disprezzo per la monarchia che ha supervisionato un governo che sponsorizzò il genocidio, il quale massacrò e spinse all’esilio metà della mia famiglia ed il quale coloro che vi sono sopravvissuti stanno ancora cercando di superare, potete continuare a desiderare” ha scritto in un tweet Uju Anya, docente universitaria e ricercatrice.
“A coloro che dicono che dovremmo essere magnanimi per la scomparsa della regina, ricordiamo che la regina si è inserita più volte nella vita degli indigeni. Non è stata una spettatrice degli effetti della colonizzazione e del colonialismo, ma ne è stata un’artefice” scrive IndigenousX, un’organizzazione di proprietà e gestione al 100% indigena. Ed EFF (Economic Freedom Fighters), partito sudafricano di estrema Sinistra, ha rilasciato una dichiarazione nella quale si può leggere che “Elisabetta salì al trono nel 1952, regnando per 70 ani come capo di un’istituzione costruita, sostenuta e vissuta di una brutale eredità di disumanizzazione di milioni di persone nel mondo”, “noi non piangiamo la morte di Elisabetta, perché per noi la sua morte è un promemoria del tragico periodo in questo Paese e nella storia africana”.
Al termine della Prima guerra mondiale, l’impero inglese deteneva infatti colonie in tutti i continenti, ad esclusione dell’Antartide. Da queste terre, assoggettate con la violenza, l’Inghilterra estraeva le risorse che ne permettevano l’arricchimento: basti pensare che, secondo alcune stime, solamente dall’India sono state estratte risorse per il valore di 45.000 miliardi di dollari. A quei tempi, una persona su cinque nel globo intero era suddito del regno inglese, un quarto della superficie mondiale sotto il comando della corona. La storica Caroline Elkins, che detiene una cattedra ad Harvard in Studi Afroamericani, ricorda come “Tutti gli imperi sono stati violenti, e l’impero britannico non ha fatto eccezione”. *
Piero Sansonetti, giornalista italiano afferma: “Chi era la regina d’Inghilterra quando massacravano irlandesi e inglesi nelle prigioni e per le strade? Era lei!
Quando stringeva la mano a Augusto José Ramón Pinochet, (generale e politico cileno, che ha instaurato un regime autoritario e dittatoriale, rendendosi responsabile di crimini contro l’umanità)? Era lei e lo mise sotto la sua protezione.”
Non ultimo un evento accaduto il 2 giugno 1992 sul panfilo reale “Britannia” Lilibet faceva gli onori di casa ad un incontro che avrebbe avuto conseguenze molto profonde sul futuro dell’Italia.
Lo yacht della corona inglese, gettava l’ancora presso le nostre coste italiane (Civitavecchia) con a bordo alcuni nomi illustri del mondo finanziario e bancario inglese: dai rappresentanti della BZW, la ditta di brockeraggio della Barclay’s, a quelli della Baring & Co. e della S.G. Warburg. Erano venuti per ricevere alcuni esponenti di maggior conto del mondo imprenditoriale e bancario italiano: rappresentanti dell’ENI, dell’AGIP, Mario Draghi del ministero del Tesoro, Riccardo Gallo dell’IRI, Giovanni Bazoli dell’Ambroveneto, Antonio Pedone della Crediop, alti funzionari della Banca Commerciale e delle Generali, ed altri della Società Autostrade.
Si trattava di discutere i preparativi per liquidare, cedere a interessi privati multinazionali, alcuni dei patrimoni industriali e bancari più prestigiosi del nostro paese. Draghi avrebbe detto agli ospiti inglesi: “Stiamo per passare dalle parole ai fatti”. Da parte loro gli inglesi hanno assicurato che la City di Londra era pronta a svolgere un ruolo, ma le dimensioni del mercato borsistico italiano sono troppo minuscole per poter assorbire le grandi somme provenienti da queste privatizzazioni. Ergo: dovete venire a Londra, dove c’è il capitale necessario.
Fu poi affidato ai mass media, ed al nuovo governo Amato, il compito di trovare gli argomenti, parlare dell’urgente necessità di privatizzare per ridurre l’enorme deficit del bilancio. Al grande pubblico, sia il governo che i mass media hanno risparmiato la semplice verità che il “primo mobile” dietro tutto il dibattito sulle privatizzazioni è costituito dalle grandi case bancarie londinesi e newyorkesi. L’obiettivo è semplicemente quello di prendere il controllo di ogni aspetto della vita economica italiana sfruttando le numerose scuse di ingovernabilità, corruzione, partitocrazia, inefficienza, ecc.
Salvatore Formica, membro del PSI sotto Bettino Craxi e più volte ministro della Prima Repubblica, in una puntata de “L’Ultima Parola” del 2 novembre 2011, parla dei “poteri occulti e manifesti” che hanno usurpato la politica:
“Il governo tecnico non è previsto dalla Costituzione”; dopo il Britannia, “il sistema politico di questi vent’anni ha accettato l’idea della subalternità della politica all’economia e alla finanza”; “il problema non è chi è Mario Draghi, ma chi lo ha messo lí [alla BCE]”. Con il Britannia, l’Italia ha subíto un colpo di stato invisibile da parte di quel gruppo di finanzieri appunto chiamati “gli invisibili”.
L’apparenza sembra una fiaba, una fiaba che si regge sui popoli dominati dall’Impero Britannico e dagli intrighi internazionali.
Fonte:
https://archive.movisol.org/09news177.htm
