Linea rossa

Scacco matto alla Germania, costretta a rinunciare, forse per sempre, al gas russo. 

Prima dell’annuncio da parte di Vladimir Putin dell’inizio di quella che ha definito “operazione militare speciale” in Ucraina, nel febbraio scorso, il cancelliere Olaf Scholz a Mosca era apparso teso, quasi a voler comunicare il disfacimento di tutti gli accordi che Angela Merkel aveva intrapreso con Mosca per assicurare la sicurezza energetica, e quindi la sopravvivenza delle basi dell’attuale società, a tutta l’Europa, pur con i dovuti distinguo. La linea rossa era stata varcata. 

E Putin ha capito che di avere un compito: difendere la sovranità del proprio Paese, non più seconda potenza mondiale, ma fondatrice di un nuovo ordine mondiale che sorge a Est. 

Oggi, dinanzi alle titubanze di Berlino, pronta a un novo abbraccio con Mosca, per tutelare l’inverno dei propri cittadini e le industrie che guidano l’Europa, il Nord Stream, con i suoi due rami, uno attivo, l’altro non funzionante per volontà occidentale, non esiste più. I servizi di sicurezza tedeschi temono che il gasdotto Nord Stream 1 sarà inutilizzabile per sempre. 

La televisione russa riferisce di un distaccamento di navi della Marina degli Stati Uniti nel Mar Baltico a 30 chilometri dal luogo del sabotaggio sul gasdotto Nord Stream 1 e a 50 chilometri dal gasdotto Nord Stream 2 e della presenza di elicotteri che dal 2 settembre avrebbero eseguito manovre coincidenti con la direzione del Nord Stream 2 e addirittura entro i due punti in cui si sarebbe verificato il sabotaggio. Già a giugno, riferisce sempre la televisione russa, gli Stati Uniti vantavano esperimenti eseguiti da droni subacquei proprio nell’isola di Bornholm. 

La settimana scorsa, a sorpresa – almeno per noi, Putin, chiaramente consapevole del rischio che correva nel Mar Baltico, avvisa il mondo dei quattro referendum nel Donbass e nelle regioni di Kherson e Zaporozhye. “Seguirà una fase cruciale per soddisfare le aspirazioni dei residenti in queste regioni”, comunica oggi il ministero degli Esteri russo. 

Allora forse la linea del gas è quella da seguire per capire le vie della guerra? 

Oggi, non ancora soddisfatto del risultato, Jens Stoltenberg, Segretario generale della NATO, avvisa: “Chiedo ai paesi aderenti all’alleanza atlantica di aumentare le scorte di armi al livello massimo”. D’altronde oramai nel mondo si parla di attacchi nucleari come se fossero un battito di ciglia. E in effetti lo sono. 

Nell’ormai lontano 1963 invece entrava in azione la Linea Rossa Washington Mosca, ossia la comunicazione diretta tra i leader di Stati Uniti ed ex Unione Sovietica. Durante la Guerra Fredda, questa linea ha impedito che il mondo fosse in preda ad attacchi nucleari, specie nei momenti di maggior tensione. Ispirata da un romanzo, tale linea fu approvata nel momento in cui il globo sembrava ormai sull’orlo della catastrofe. Ora è il caso di ripristinarla al più presto. Tacciano le armi e parli l’Uomo, quello con la U maiuscola.

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