Allevamenti più moderni con nuove tecnologie – che aiutino a migliorare la produzione di latte e a ridurre l’impatto ambientale delle stalle e ad aumentare il benessere animale – abbinandoli al consolidamento dell’operatività dei consorzi di tutela, supporto alla capitalizzazione delle imprese attraverso strumenti finanziari mirati e valorizzazione del marchio “Italia” sui mercati esteri. Senza dimenticare una vera e propria task force comunicativa per sfatare il mito che vuole la zootecnia nemica dell’ambiente.
«Per centrare tutti questi obiettivi il settore lattiero-caseario italiano ha bisogno di misure strutturali e di un sistema Paese che aiutino le aziende agricole, quelle della trasformazione e la grande distribuzione a far fronte all’impennata dei costi di produzione su cui pesa il rincaro dell’energia, oltre a preservare il potere d’acquisto dei consumatori, eroso dall’inflazione», spiegano le realtà del settore riunite a Bologna per la quarta edizione del Dairy Summit, l’evento organizzato dal gruppo editoriale Tecniche Nuove per mettere a confronto tutte le anime della filiera lattiero-casearia italiana.
«Non c’è più un secondo da perdere per dare sostegni alle imprese e alle famiglie che devono affrontare questa emergenza. La zootecnia è un settore produttivo molto importante per la nostra regione che crea posti di lavoro e contribuisce allo sviluppo», ricorda l’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna Alessio Mammi. «Spesso viene accusato di non essere sostenibile dal punto di vista ambientale: invece, è semmai vero il contrario, la zootecnia non inquina, oltre a favorire l’economia circolare: ma abbiamo una grande difficoltà a comunicarlo», conclude l’assessore.
Nell stesso periodo, un’indagine di Nomisma ha confermato una notevole differenza di competitività tra i prodotti offerti tra Italia, Francia e Germania, tra cui le 52 Dop. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto riescono a raggiungere performance uguali se non superiori a quelle dei principali concorrenti europei, cioè Germania e Francia, ma nel resto d’Italia il comparto fatica a tenere il passo. In base al rating attribuitole dall’indice la filiera “latte e formaggi” è comunque seconda, dietro solo a quella del vino. «Non bisogna essere rassegnati in questo periodo, ma rilanciare, tant’è che abbiamo chiesto la creazione di un ministero della sovranità agroalimentare. Oggi dovremmo ragionare di interventi strutturali. Servono misure tempestive, Spagna e Francia per esempio le hanno adottate mentre l’Italia sta aspettando le soluzioni comunitarie» – ha spiegato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini.
«Un rischio che non dobbiamo sottovalutare: le multinazionali del cibo stanno facendo grossi investimenti per creare alimenti ‘Frankenstein’ e allo stesso tempo strumentalizzare le nostre attività agroalimentari, figlie di tradizioni secolari», ammonisce Prandini. L’incremento dei costi coinvolge tutta la filiera, dalle materie prime per la razione delle bovine all’energia elettrica, dal gasolio ai materiali per il packaging. A sostenere i fatturati delle aziende lattiero-casearie è soprattutto l’export, anche se i consumi di latte e formaggi sono in leggero calo.
