Riparazioni, leggasi giustizia riparativa,non è una officina meccanica,non è uno slogan, è la liturgia di un percorso che traccia, disegna, segna, percorre e attraversa il mondo di mezzo, il luogo dove possono incontrarsi vittima e reo per riparare i danni causati dall’evento delittuoso. Per giustizia riparativa si intende un qualsiasi procedimento che permette alla vittima e all’autore del reato di partecipare attivamente, se vi acconsentono liberamente, alla risoluzione delle questioni risultanti dal reato con l’aiuto di un terzo imparziale. E’ LA MEDIAZIONE PENALE questo misconosciuto programma di riabilitazione dell’IO che molti operatori del diritto ma non solo stanno cercando di esportare dalle grigie e fatiscenti mura della condanna morale a cui sono sottoposti coloro che commettono reati ma che potrebbero, badate bene POTREBBERO, guardare in faccia la propria vittima e tendergli la mano sperando nel perdono, nella riparazione del danno causato.
Chi commette un reato deve espiare la sua pena su questo non ci sono dubbi né sensazionalismi e la riparazione se raggiunta non sconta la pena – la riparazione è un percorso intimo di guarigione interiore dove il reo ha capito il suo errore e nonostante sappia che non avrà sconti di pena, vuole affrontare il viaggio nel deserto infuocato dalla maledizione, dalla condanna, dal biasimo, dall’odio per raggiungere la sua vittima e alla fine versare lacrime di gioia per aver avuto il coraggio di chiedere scusa consapevolmente.
La mediazione penale- la giustizia riparativa è la missione della cooperativa C.R.I.S.I. che da anni si batte per una giustizia riparativa adeguandola ai tempi. Lo scopo di C.R.I.S.I. si racchiude in un dogma tanto sofisticato quanto semplice: riparare è un atto profondamente umano.
Anna e Ilaria De Vanna, presidente la prima, vice presidente la seconda della cooperativa C.R.I.S.I. sono il motore centrale di questo progetto riparativo, sono loro che ritrovano, laddove è possibile, negli anfratti e nelle pieghe di un piccolo o grande male, quel barlume di luce che potrebbe essere una fiamma in grado di fondere dolore con riconoscenza e, quando le condizioni lo permettono, conducono alle porte della saggezza l’incontro tra il reo e la vittima unendole in un abbraccio liberatorio, intimo, emozionale, dove aggressore e vittima sono un tutt’uno e dove la loro storia è “una storia bella da raccontare”.
La mediazione penale , meglio la giustizia ripartiva è un meccanismo complesso che ha capacità di penetrare nella consapevolezza ed accompagnarla ma ci vuole coraggio e una dose massiccia di amor proprio. La vittima e l’autore dell’illecito devono superare non poche difficoltà anche di tipo ambientale e familiare ma se intraprendono questa strada benché in salita non saranno mai più soli.
I percorsi di giustizia riparativa sono spesso faticosi. Entrano in gioco emozioni forti e contrastanti. Soprattutto per le vittime potrebbe essere difficile accettare di incontrare l’altro.
Abbiamo incontrato Anna e Ilaria nella loro sede in Bari, una sede dignitosa e “leale” dove oltre che a “gestire” la mediazione penale promuovono corsi di formazione per la prossima (si spera) figura di mediatore penale da inserire in apposito albo. La nostra conversazione scorre fluida veloce, ma c’è caparbietà nel linguaggio delle due donne: loro sono dei templari dell’ordine della giustizia ripartiva e credono fortemente nella riparazione, sono convinte (come potrebbe essere diverso) che un percorso adattato alle esigenze della vittima e del reo possano abbattere quel muro invalicabile e costruire la riparazione; un modo diverso di guardare oltre le “sbarre” per coloro che dietro le sbarre ci resteranno per parecchio tempo.
Ci dice Anna « RIPARAZIONI è l’appuntamento annuale organizzato dalla Cooperativa CRISI in collaborazione con l’Accademia Italiana di Mediazione Penale e Giustizia Riparativa che richiama da tutto il territorio nazionale rappresentanti delle Istituzioni, del mondo accademico e della società civile per un confronto sul tema della riparazione, a partire dal paradigma della Giustizia Riparativa. Una Giustizia più “giusta” reclama un intervento attivo degli attori coinvolti – l’autore dell’illecito, la vittima e la comunità- in vista della ricostruzione dei legami sociali lacerati dal reato. In questo modo, il paradigma riparativo oltrepassa i confini dell’ambito giudiziario per collocarsi all’interno di ogni settore della vita di relazione e può venire applicato in qualsiasi settore professionale.
Per questo motivo le voci dei relatori che si alternano durante l’evento sono rappresentative di diverse professionalità ed esperienze: per indicare che “riparare” i danni, gli squilibri, le ingiustizie, reclama un intervento corale e diffusoper costruire o ricostruire contesti di vita il più possibile pacificati e fautori di giustizia sociale.»
Non c’è viltà nel riparare un torto ( segue video intervista)
Franco Marella
