Secondo alcuni nei campi da gioco non deve entrare la politica. Secondo altri tra sport e politica esiste un legame indissolubile.
Sicuramente si tratta di un argomento complesso dalle mille sfaccettature a cui proviamo a dare una nuova chiave di lettura: e se usassimo lo sport come termometro per misurare la sensibilità sociale su un tema?
La storia dello sport racconta di un rapporto con la politica, più o meno esplicito, anche se ha senso ricordare che i primi Giochi Olimpici, quelli greci, imponevano la tregua olimpica, lo stop delle guerre. Quale ingerenza dello sport nella politica più grande di questo? E quale ingerenza della politica nello sport sono stati gli attentati alle Olimpiadi di Monaco nel 1972?
Da sempre gli sportivi sono considerati role model, imitati da persone di ogni età e quindi un gesto, una maglietta, un simbolo portato da un atleta professionista potrebbe avere impatto sul grande pubblico.
Chi sostiene invece che gli sportivi dovrebbero rimanere estranei alla politica creando attorno ad essi un’identità monodimensionale, riferibile solo alle attività sportive, dimenticando che dietro al gesto atletico esistono uomini e donne con una storia e delle esperienze sociali e culturali, che certo, possono scegliere se condividere o meno di fronte ai media.
Immaginando tuttavia che solo all’interno dei regimi lo sport è stato usato scientemente come strumento di propaganda governativa, in generale gli atleti hanno un”ampia ma limitata libertà di espressione.
Ampia perchè idealmente possono esprimersi a piacere, limitata perchè sarebbe non realistico dimenticare che spesso devono rispettare come minimo contratti con sponsor che potrebbero anche obbligarli a non aderire a certi tipi di manifestazioni per non danneggiare il marchio.
Infine è importante ricordare che lo sport professionistico è oramai un grande spettacolo, costruito per essere visibile sui media come una grande vetrina per gli sponsor.
È il caso dei Mondiali di calcio in corso di svolgimento in Quatar. Ogni gesto politico, sia esso manifestato con la mano sulla bocca, o il rifiuto di cantare l”Inno nazionale, è comunque più debole del potere finanziario che ruota attorno alla realizzazione dell”evento. Allora è giusto chiedersi. Non sarebbe stato più opportuno, per esempio nel caso tedesco, un boicottaggio della competizione stessa? Mentre invece per il gesto iraniano, per avere più valenza politica, non avrebbe più senso, se tutto il team sportivo facesse in blocco una richiesta di asilo politico in un paese disposto ad offrire loro rifugio? Non in Quatar, visto il vortice di polemiche sui diritti civili calpestati, da parte della politica del paese ospitante. Ma ci si accorge solo adesso? Dopo che la candidatura quatariota è stata accettata ben dodici anni fa? Sa un po” di ipocrisia, se a fare politica sono calciatori con fior di quattrini sui loro conti correnti.
Assunto quindi che il singolo atleta, in base al proprio percorso personale scelga di manifestare un sentimento nei confronti di una causa, diviene interessante la reazione dell”opinione pubblica. Sempre nel calcio nel caso della competizione continentale europea ci si è divisi sull”inginocchiamento dei calciatori. Oggi non si comprende, o non si vuole comprendere il valore di questi gesti politicizzanti. Forse perché il calcio è il termometro sociale di diversi paesi, in cui è evidente un disincanto dalla politica. E quindi il mercurocromo non sale oltre la temperatura di 35 gradi. Se lo sport deve avere un significato di uguaglianza non può essere politicizzato da una certa frangia politica. Deve avere un significato sociale? Bene. Allora bisognava rifiutare il mondiale in Qatar. Però in questo caso comanda il potere finanziario. E così la Fifa si fa comandare da chiunque. Invece dovrebbe essere super partes. Il calcio è sport. È uguaglianza da sempre. Senza stemmi politici.
Giuseppe Romito
Italia Liberale Popolare
Movimento Lib
