“Dove sono la tutela dei bambini e la giustizia se la denuncia di un Pronto soccorso con dicitura ‘sospetta violenza su minore’ rimane chiusa in un cassetto per ben otto mesi senza essere presa in considerazione dalle forze dell’ordine, dai Servizi sociali e oggi nemmeno da un gip?“.
E’ la nuova triste tappa di una vicenda che l’agenzia Dire sta seguendo da tempo: quella di una famiglia che si batte per fare emergere la verità su quanto subito da questi bambini, dopo che al padre e alla mamma, protagonisti di una separazione conflittuale con tanto di denunce, è stata tolta la responsabilità genitoriale. Dopo anni vissuti con i nonni, i bambini sono stati collocati in una casa famiglia insieme alla madre.
Venendo agli ultimi fatti, è arrivata però una archiviazione delle segnalazioni che erano state fatte per possibili maltrattamenti da Pronto soccorso, medici e pediatri.
Una decisione che “non tiene conto delle numerose denunce fatte e di tutta la ricca documentazione presentata che i Carabinieri hanno raccolto e inoltrato– dice la famiglia in una nota- Non è stato approfondito lo stato dei bambini, non si è indagato sulle multiple violazioni del decreto da parte della madre… E poi c’erano i referti dei Pronto soccorso, le dichiarazioni dei nostri nipoti su bruciature ricevute, le loro richieste di aiuto, i loro racconti registrati e le loro paure. Per non parlare delle omissioni da parte dei Servizi sociali. Tutto da noi raccolto e arrivato all’attenzione del Tribunale“.
Un lungo, dettagliato elenco di fatti. Documentati. Ma niente.
“Come è possibile ci chiediamo? Di fronte alla scelta di archiviare tutto questo sembra essere stato ignorato...”. Un aspetto della vicenda, questo dei possibili maltrattamenti, “iniziato anni fa con lo sbattimento della piccola al bidet, mentre era con la madre. Il padre ha quindi chiamato forze dell’ordine e ambulanza. Curata per un trauma cranico al Pronto soccorso- racconta ancora il comunicato– da parte dell’ospedale è stata fatta una segnalazione per sospetto maltrattamento di minore. Di qui l’allontanamento dei due bambini dai genitori e il loro affidamento ai nonni paterni. Nel periodo successivo i bambini hanno potuto trascorrere i week-end in alternanza con la madre e il padre, ma in questo frangente il più piccolo dei due è rientrato a casa più volte dopo gli incontri con la mamma riportando ustioni circolari sul corpo. Tutto documentabile, anche se pure in questo caso nulla è stato preso in considerazione. Perché? Nel frattempo sono state depositate presso il Tribunale penale le registrazioni periziate in cui i bambini in casa con il padre raccontavano agli educatori tutto ciò che la mamma gli facesse all’interno della struttura, anche se poi questi stessi educatori nelle udienze al Tribunale dei minori sono apparsi ‘smemorati’ omettendo quanto fosse stato documentato. Ma le prove ci sono, e allora cosa dobbiamo pensare? Che sono sfuggite vista la decisione di archiviare il caso da parte del giudice per le indagini preliminari?“.
“Esiste inoltre– scrivono ancora nel comunicato- un ampio passo della relazione della Ctu in cui la bambina descrive il modo in cui la mamma bruciava per ben due volte il fratellino con una sigaretta… Tutto ciò è stato sottovalutato o cosa altro? Tanto anche le omissioni, tra cui quella di una educatrice che non ha segnalato alla Ctu incaricata un fatto grave, in cui la stessa educatrice era dovuta intervenire perché la bambina si lamentava che la mamma le avesse fatto male. Accadimenti che hanno portato a incontri protetti con i due genitori, e il padre- sottolineano- anche in quel caso fu penalizzato. L’educatrice, però, ha poi confermato i fatti che alla Ctu aveva omesso- raccontano- mettendo la famiglia e il padre sotto una luce negativa. Chiediamo quindi giustizia- conclude la nota- e riteniamo ancora necessari dei controlli molto più approfonditi in merito alla questione“.
(foto: Repubblica.it)
