Fatta la legge, trovato l’inganno. Il vecchio proverbio resiste al passare del tempo e non risparmia le normative green sponsorizzate dall’Unione Europea. A rivelarlo sono un’indagine del settimanale tedesco Zeit e una del quotidiano britannico Guardian. Entrambi mettono allo scoperto una gigantesca frode ecologica di portata mondiale che vedrebbe in prima fila multinazionali del calibro di Netflix, Disney, Shell, Boeing e Bayer. Secondo le due pubblicazioni, gran parte dei certificati sulle emissioni di CO2 presentati da queste aziende sarebbe infatti privo di qualunque valore.
Il meccanismo delle quote verdi, lanciato nel 2005 dall’Unione Europea, si rivelerebbe in questo senso come uno specchietto per le allodole, un’operazione che non andrebbe al di là di una facciata puramente cosmetica. Un greenwashing in piena regola quindi, che ha permesso a numerose aziende di dichiararsi totalmente “neutre” dal punto di vista ambientale. Peccato che il 90% dei certificati che servirebbero a dimostrare questa presunta “neutralità climatica” sembrerebbe in realtà essere falso.
Al centro dello scandalo ci sarebbe l’ONG statunitense Verra, responsabile di fissare i parametri da rispettare per poter ottenere i documenti in questione. Parametri che, secondo gli autori dello studio, non si tradurrebbero però in un’effettiva diminuzione delle emissioni di di CO2. In realtà, dicono gli esperti consultati dalle due pubblicazioni, i numeri sarebbero stati gonfiati oltre misura. Il che ha permesso -e continua a permettere- a numerosi marchi internazionali di mettere un timbro green sui loro prodotti, ovvero di assicurare ai propri clienti che possono volare, mangiare o vestirsi senza influire negativamente sulla salute del pianeta.
Un inganno che non solo non ha contribuito a ridurre le emissioni di anidride carbonica, ma che è stato anche pagato dalle tasche dei consumatori, su cui si sono inevitabilmente riversati i costi necessari a sostenere il circo delle certificazioni green. Il risultato, fondamentalmente, è che oggi ci troviamo a pagare di più per prodotti che non inquinano di meno.
