UN OSTACOLO ALL’AGRICOLTURA BIOLOGICA

Diverse associazioni lanciano l’allarme sul pericolo che incombe sull’attività dell’agricoltura biologica. Una lettera unitaria è stata inviata al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Dott. Francesco Lollobrigida e al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e alle Commissioni competenti per l’Agricoltura del Senato e della Camera. Qui di seguito la nota.

 

Egr. senatori ed onorevoli, egregio Ministro, gentile Presidente,

scriviamo questa mail per evidenziare, in rappresentanza di Associazioni e singoli cittadini, quanto da noi già espresso sull’enigmatico inserimento nel Piano strategico Nazionale per la PAC 2023-27 di una disparità di trattamento tra l’agricoltura biologica e la produzione integrata ad evidente danno della prima e sull’uso fuori controllo dei pericolosi pesticidi di sintesi anche in aree frequentate dalla popolazione.

 

L’incomprensibile presa di posizione del Piano strategico nazionale, che di fatto ostacola l’agricoltura biologica risulta evidentemente anacronistica alla luce di numerosi studi scientifici, tra i quali ci teniamo a segnalarvi il progetto SABIO https://agriregionieuropa.univpm.it/it/content/article/31/10/agricoltura-biologica-vs-agricoltura-convenzionale, da cui si evince chiaramente che le esternalità negative sono maggiori nell’agricoltura convenzionale.

 

Le esternalità negative incidono fortemente non solo sulla qualità dell’acqua, dell’aria, del suolo, ma anche sulla salute umana e sulla biodiversità e al di là di cosa danneggiano tali esternalità sono tutte a carico di noi contribuenti e dalle generazioni future, rendendo il costo dei prodotti biologici di gran lunga inferiore a quello dei prodotti da agricoltura convenzionale.

 

Nella ricerca menzionata troviamo che già dal 2006: “… i benefici dell’agricoltura biologica rappresentano riduzioni delle corrispondenti esternalità negative del metodo di produzione convenzionale…. vi è ormai diffusa convinzione che il rafforzamento del comparto biologico sia uno degli elementi-chiave della strategia di riferimento per l’intero sistema agro-alimentare italiano, ovvero difesa e valorizzazione del made in Italy agroalimentare sui mercati internazionali…”

 

Da un articolo del 2022 (https://www.cambialaterra.it/2022/10/con-il-bio-il-suolo-diventa-una-spugna-di-co2/) si apprende che il documento “Soil Carbon” pubblicato dall’Eea (European Environment Agency) ha analizzato nel 2019 il comportamento dei suoli nei vari paesi Ue in termini di emissioni, condotti prevalentemente con metodi convenzionali, valutando con una specifica ricerca che dai suoli europei 108 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno finiscono in atmosfera. Questo risultato è stato disastroso: 108 milioni di tonnellate emesse e 44 milioni assorbite lasciano un saldo di 64 milioni di tonnellate di CO2 che vanno ad aggiungersi a quelle già presenti in atmosfera. Una quantità pari al 2% del totale delle emissioni europee.

 

La ricerca evidenzia che i suoli organici non sono una minaccia se gli stessi vengono coltivati in biologico e che i campi gestiti in maniera convenzionale sono una fonte consistente di emissioni, mentre quelli bio, assorbono CO2.

Essendo i terreni condotti in modo convenzionale più numerosi dei terreni certificati bio, la bilancia

complessiva delle emissioni vede l’agricoltura sul banco degli imputati confondendo, di fatto, un’agricoltura sostenibile con una non sostenibile.

La sostanza organica è una componente chiave del suolo che ne influenza le proprietà fisiche, chimiche e biologiche, ne migliora la struttura riducendo l’erosione e gli impatti negativi sugli ecosistemi. Inoltre, aumenta la ritenzione di acqua e sostanze nutritive, facendo crescere la produttività delle piante.

 

Un terreno ricco di sostanza organica se viene coltivato in maniera convenzionale, diserbato chimicamente, fertilizzato con concimi di sintesi e lavorato profondamente – rilascia attraverso l’ossidazione della sostanza organica grandi quantità di CO2 trasformandosi da assorbitore a fonte emissiva. Al contrario l’adozione di metodi e pratiche di coltivazione biologica fa aumentare il contenuto di sostanza organica e quindi di carbonio nei terreni sia minerali che organici.

 

In questo l’agricoltura biologica può dare un contributo importante aumentando la capacità dei terreni

agricoli di sequestrare carbonio oltre che aumentare la qualità e la quantità di cibo prodotto.

Analizzando il recente “DOCUMENTO DI LAVORO DEI SERVIZI DELLA COMMISSIONE Riesame dell’attuazione delle politiche ambientali 2022 – Relazione per paese – ITALIA che accompagna il documento Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni Riesame dell’attuazione delle politiche ambientali 2022 -Conformarsi alle politiche ambientali per invertire la rotta” https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52022SC0275&from=IT, si evince chiaramente che bloccare per cinque anni le sovvenzioni ai nuovi produttori biologici blocca non solo un mercato italiano in forte espansione https://issuu.com/biobank/docs/rapporto_bio_bank_2021, ma anche gli obiettivi ambientali e climatici imposti dall’Europa, mentre l’impoverimento delle nostre terre ad opera dell’agricoltura convenzionale porta inevitabilmente ad un calo di sostanza organica nel terreno a carico delle generazioni future e di conseguenza ad un allontanamento dall’obiettivo di sovranità alimentare.

Con ogni evidenza scientifica e logica anche la FAO (ONU) ormai ribadisce che coltivare in modo

sostenibile è l’unico modo per evitare, attraverso l’agricoltura biologica, rispettosa dell’ambiente e delle persone, di proseguire verso un punto senza ritorno.

Le misure del nuovo Piano Strategico nazionale che boicottano l’agricoltura biologica sono un danno per l’erario di cui a tutti gli effetti si chiederà conto, nelle opportune sedi nei riguardi di tutti gli attori coinvolti sulla base della legge 241/90 e della legge 69/2009.

Nello stesso documento europeo si legge: “L’Italia non ha ancora ratificato il protocollo di Nagoya alla convenzione sulla diversità biologica relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dal loro uso…”. (pagina 12)

“La Commissione riceve numerose denunce in merito all’attuazione inadeguata in Italia delle direttive a tutela della natura, in particolare riguardo all’assenza di una protezione efficace per i siti designati (da diversi tipi di progetti e attività? di sviluppo) e le specie protette (ad esempio dal bracconaggio di uccelli selvatici)”. (pagina 13)

 

A pagina 28, 29, 30 e 31 del documento europeo si entra nello specifico dello stato delle acque:

“Il 30,3% delle acque sotterranee non è riuscito a raggiungere un buono stato chimico… In Italia tale

percentuale si attesta all’8,5 % se si considerano i corpi idrici che non raggiungono il livello previsto a causa di sostanze che si comportano come sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche (PBT) ubiquitarie…”

La concentrazione di nitrati nelle acque superficiali, che era rimasta stabile allo 0,3 % nel periodo 2008-2011 (oltre 40 mg/l), è aumentata da 0,2 % a 0,6 % nel 2016-2019 (oltre 40 mg/l). Si rilevano punti critici con una concentrazione di nitrati superiore a 50mg/l, addirittura in aumento in alcuni di essi. Moltissime acque risultano essere eutrofiche. Diverse stazioni di monitoraggio delle acque sotterranee con concentrazioni di nitrati superiori a 50 mg/l..”

Nelle azioni prioritarie indicate dall’UE per quanto riguarda l’acqua si legge:

“Proseguire gli sforzi tesi a ridurre ulteriormente l’inquinamento delle acque sotterranee causato dai nitrati da fonti agricole. La Commissione raccomanda all’Italia di rivedere la designazione delle zone vulnerabili ai nitrati e includere stazioni di monitoraggio delle acque sotterranee inquinate o a rischio e delle zone che scaricano in acque eutrofiche quando la pressione agricola è significativa”.

Non serve quindi ostacolare la conversione al biologico delle aziende agricole, proponendo politiche in palese antitesi con le azioni di convergenza ambientale e violando il principio “ Primum non n?c?re” e di “chi inquina paga”.

“Nell’ottobre 2020 la Commissione ha pubblicato la sua strategia in materia di sostanze chimiche per la sostenibilità, dal titolo “Verso un ambiente privo di sostanze tossiche”, che ha portato ad alcuni

cambiamenti sistemici nella legislazione dell’UE che disciplina le sostanze chimiche”.

Di norma, tutte le violazioni del regolamento REACH sono classificate come reati amministrativi

ambientali gravi o molto gravi. Se l’infrazione è sufficientemente grave, l’autorità competente può decidere di irrogare ulteriori sanzioni oltre alle ammende e, ove necessario, disporre il sequestro provvisorio di beni e docmenti….omissis….

Serve dunque recepire “la convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti”

Ricordiamo che le sostanze chimiche identificate come POP comprendono anche i 300 pesticidi largamente usati nell’agricoltura convenzionale e nella produzione integrata Alla luce di tutto quanto finora esposto e alla luce del fatto che (https://www.nature.com/articles/s43016-021-00225-9)

il nostro modello di agricoltura prevalentemente convenzionale, basato su un uso consistente di fertilizzanti chimici e pesticidi di sintesi, ha emissioni comprese tra il 10 e il 24 %, appare chiaro che contrastare la transizione verso un’agricoltura ecologica altro non è che un preludio ad un inaudito danno ambientale e un inaccettabile sperpero di denaro pubblico.

A pagina 41 del documento di lavoro citato troviamo che: “..omississ…Si rileva un evidente spostamento delle priorità di investimento italiane verso il sostegno alle politiche climatiche, come si pu ò evincere dal PNRR.

Per ridurre i gas a effetto serra ci si concentra sulle energie e sui trasporti sostenibili. In Italia vi sono altresì numerose questioni in sospeso che richiedono investimenti nelle infrastrutture idriche e per i rifiuti, nella biodiversità e nella natura….” evidenziando che, proponendo politiche ambientale e agricole decontesutalizzate, si creano ingenti danni proprio agli investimenti fatti in ambito ambientale e non solo.

In relazione alla valutazione della governace ambientale nel documento Ue si rileva che: “La garanzia

della conformità ambientale consiste in tutte le attività delle autorità pubbliche volte ad assicurare che le industrie, gli agricoltori e gli altri soggetti interessati adempiano i loro obblighi in materia di tutela delle risorse idriche, dell’aria e della natura e di gestione dei rifiuti. ” Per cui si invocano “ …iii) azioni intraprese dalle autorità per porre fine alle violazioni, imporre sanzioni e richiedere la riparazione dei danni ambientali, ossia misure di applicazione”.

Di fatto possiamo garantirvi che solo raramente le autorità in Italia controllano i registri aziendali dei trattamenti effettuati nel corso della stagione di coltivazione per verificare che l’imprenditore agricolo applichi la difesa integrata, obbligatoria dal 2014 (articoli 16 e 19 d.lgs 150/2012), ignorando che per legge “Ai metodi chimici

devono essere preferiti metodi biologici sostenibili, mezzi fisici e altri metodi non chimici se consentono un adeguato controllo degli organismi nocivi” (Allegato III del d.lgs 150/2012) come anche indicato dalla Corte dei Conti Europea (https://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR20_05/SR_Pesticides_IT.pdf) .

 

I cittadini che vivono nelle aree dove si pratica l’agricoltura industriale (frutteti, vigneti, noccioleti, vivai) non vengono informati neanche della possibilità di far valere i propri diritti e quando lo fanno, le forze dell’ordine rispondono costantemente che non hanno né i mezzi nelle competenze per intervenire!

Mentre il documento di lavoro UE segnala che “L’attività di controllo delle ARPA a livello regionale in Italia può essere svolta su iniziativa delle autorità competenti o delle autorità locali, su delega della magistratura o a seguito di denuncia presentata dai cittadini. I cittadini possono sporgere denuncia anche ad altre forze di polizia o autorità locali”.

Secondo la CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 03/11/2016 (ud. 21/09/2016) Sentenza n.46170 “In relazione al requisito dell’abusività della condotta, … ai sensi della direttiva 2008/99/CE, va riconosciuto un concetto ampio di condotta «abusiva», comprensivo non soltanto di quella posta in essere in violazione di leggi statali o regionali, ancorché non strettamente pertinenti al settore ambientale, ma anche di prescrizioni amministrative”.

Nello stesso alveo si è espressa la CASSAZIONE PENALE, Sez. III – 21 dicembre 2021 (dep. 1° aprile 2022), n. 11998 – Pres. Di Nicola, Est. Zunica – ric. PM e A.M.A.P. s.p.a. “La condotta “abusiva” di inquinamento ambientale, idonea ad integrare il delitto di cui all’art. 452 bis c.p., comprende non soltanto quella svolta in assenza delle prescritte autorizzazioni o sulla base di autorizzazioni scadute o palese mente illegittime o comunque non commisurate alla tipologia di attività richiesta, ma anche quella posta in essere in violazione di leggi statali o regionali, ancorché non strettamente pertinenti al settore ambientale, ovvero di prescrizioni amministrative…”

L’immissione di fitofarmaci di sintesi in ambiente finanziata dal Piano strategico con risorse tolte

all’agricoltura biologica, avviene in violazione agli articoli 16 e 19 ed all’allegato III del d.lgs 150/2012 che dispone la difesa integrata obbligatoria per tutti gli interventi con prodotti fitosanitari consentendo di utilizzare solo una chimica a basso impatto ambientale e umano come avviene in agricoltura biologica.

Tale immissione di prodotti chimici in ambiente è assolutamente configurabile come condotta abusiva poiché disattende un indirizzo di legge e amministrativo e quindi punibile ai sensi dell’art. 452 bis del c.p. questo anche alla luce delle indicazioni della Corte dei Conti Europea nel rapporto 2020 “Uso sostenibile dei prodotti fitosanitari: limitati progressi nella misurazione e nella riduzione dei rischi”.

https://www.eca.europa.eu/it/Pages/DocItem.aspx?did=53001.

Il documento dell’Unione Europea sull’attuazione delle politiche ambientali in Italia, redatto l’8 settembre 2022 poco prima della vostra elezione segnala infine che:

“L’8 febbraio 2022 il Parlamento italiano ha approvato un emendamento costituzionale che fa della

protezione dell’ambiente uno dei principi costituzionali dell’Italia, in particolare garantendo la tutela della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali (questi ultimi nel caso delle regioni e delle province autonome, per motivi legati alla caccia), anche nell’interesse delle generazioni future. Inoltre

l’emendamento sancisce che l’iniziativa economica privata non pu ò svolgersi in contrasto con l’utilità sociale

o in modo da recare danno alla dignità umana, alla salute e ora anche all’ambiente”.

Suggerendo tra le azioni prioritarie di sviluppare “una migliore visione d’insieme nazionale dei

meccanismi regionali di attuazione della normativa ambientale (in particolare per l’attuazione della direttiva sui nitrati a livello regionale)” e di “Migliorare la governance ambientale nazionale complessiva, in particolare la capacità amministrativa e il coordinamento delle autorità di contrasto a livello regionale e locale”.

Mentre veniamo deplorati, quando non anche commissariati, per i mancati o gli errati recepimenti delle disposizioni europee, nelle campagne i cittadini non riescono a condurre una vita sana e dignitosa e a veder garantita la propria salute.

L’emergere di sintomi e patologie correlate all’esposizione diretta con fitofarmaci di sintesi non può essere tollerata soprattutto dove vi è la presenza di gruppi vulnerabili (tutelati dal Reg. CE 1107/2009 e dal d.l. 150/2012), vista la conclamata illeceità.

Illeceità riconducibile anche sussidiariamente, oltre che ad una culpa in vigilando, ad un gap normativo tuttora esistente fra le norme di rango primario ed europee e le ordinanze locali in materia di fitofarmaci.

Rimanendo a disposizione per collaborare ed agevolare una indifferibile transizione logica ed ecologica, vi chiediamo azioni decise e mirate per cambiare radicalmente nel meglio l’agricoltura italiana a vantaggio della comunità tutta, ponendo in essere tutto quanto sia nelle Vostre possibilità e mansioni per scongiurare il riproporsi di fenomeni di intossicazione cronica fra i cittadini riconducibile ad un uso improprio di pesticidi e perseguendo un decisivo intervento sulle date previste dalla misura SRA 29.1, essendo indispensabile renderle identiche a quelle previste per la produzione integrata, rimuovendo l’ostacolo per le nuove aziende Bio di notificare l’entrata nel

sistema di controllo e certificazione biologica e consentendo alle Regioni che intendono aprire i relativi bandi nel 2023 di poter concedere una più consona scadenza.

Confidando di essere stati di aiuto e di essere presi in considerazione, ringraziamo per l’attenzione.

 

Mario Apicella Biodistretto del Monte Amiata

Maurizio Barsella FLAICA – CUB di Firenze e Provincia

Marco Bertelli Centro Ricerche Ecologia e Agricoltura Alternativa

Samuela Breschi Comitato Obiettivo Periferia

Matteo Carbone Scienze dell’Aministrazione ed Economia Circolare

Gianni Cavinato Associazione Consumatori Utenti

Rosanna Crocini Alleanza Beni comuni e AcquaBene Comune Pistoia e Valdinievole

Giovanni Damiani Gruppo Unitario per le Foreste Italiane

Michela Del Vecchio Scienze dell’Aministrazione ed Economia Circolare

Dario Dongo Egalité

Vittorio Fagioli Rete Interregionale Patrimonio Ambientale

Mauro Falcioni Vitaly AgriBio

Giovanna Furlan Cooperativa El Tamiso – Aiab Veneto

Gianfranco Laccone Agronomo

Marco Mameli Assotziu Consumadoris Sardigna

Maurizio Mazzariol AltragricolturaBio

Michele Monetta Associazione UP BIO

Giulietta Mulini Az. Agr. Cresta del Pino solitario

Riccardo Piras Cunfederazione Liberos Massaios e Pastores Sardos

Bartolomeo Schirone Gruppo Unitario per le Foreste Italiane

Eugenio Serravalle Associazione di Studi e Informazione sulla Salute

Marco Tiberti European Consumers Aps

Lucia Vastano Cittadini per la memoria del Vajont

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