Terzo settore. L’assistenza ai rifugiati in Ucraina: intervista a Nicole Laforgia, volontaria Ong Medici con l’Africa

Spesso le tragedie umanitarie, conseguenti a guerre e catastrofi naturali, appaiono, a noi che non ne siamo vittime, quasi delle immagini cinematografiche, crude ma distanti, di fronte alle quali ci atteggiamo spesso con pietà dalla quale però subito rifuggiamo cercando, quasi sempre inconsciamente, di confinarle in lassi temporali il più possibile ristretti della nostra giornata; una sorta di spiacevole parentesi esperienziale, che una volta chiusa consente alla nostra coscienza di ritornare più o meno sereni al nostro quotidiano.
Perfettamente consci, tuttavia, di non avere fatto nulla o abbastanza per le vittime reali di quelle tragedie. 
E infatti, seguendo le parole di Papa Francesco, “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama ad essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: coraggio, pazienza !
C’è chi invece in quelle tragedie si cala, per puro spirito di servizio al prossimo, anche con le proprie professionalità, dando ai più poveri e soli una speranza concreta. Sono i volontari delle organizzazioni non governative.
Oggi vi parliamo dell’impegno a favore della popolazione in Ucraina, com’è noto duramente colpita da un drammatico conflitto bellico, della Ong CUAMM, e lo facciamo intervistando una delle sue volontarie dal 2018: Nicole Laforgia, barese, 31 anni, laureata in comunicazione d’impresa, project manager in progetti di cooperazione, con l’amore per il prossimo nel sangue, essendo figlia di un medico e di una infermiera innamoratisi l’uno dell’altra durante la loro esperienza di cooperazione nella tragedia umanitaria conseguente alla guerra d’indipendenza in Monzambico del 1981.

D. Allora Nicole, puoi descriverci l’attività istituzionale della ONG CUAMM ?
R.
Il Cuamm è la prima Ong italiana che opera in campo sanitario. Attiva dal 1950 con sede a Padova opera attualmente in 8 paesi dell’Africa subsahariana, impegnata in progetti sanitari a lungo termine in un’ottica di sviluppo e di stretta collaborazione con le popolazioni locali, potendo identificare i bisogni concreti di ogni contesto, mettendo in campo le competenze specifiche richieste al territorio di riferimento. Il cuore dei progetti del Cuamm è la salute materno infantile. L’obiettivo è indubbiamente quello di tutelare il presente e il futuro di paesi a basse risorse, garantendo una gravidanza monitorata, un parto sicuro, una crescita adeguata attraverso una corretta alimentazione ed uno sviluppo cognitivo regolare dei nuovi nati.

D. Quali sono le caratteristiche dell’intervento di CUAMM in Ucraina ?
R.
Dallo scoppio dello scontro, assieme ad altre organizzazioni internazionali, Medici con l’Africa CUAMM ha messo in campo la sua competenza a favore della popolazione Ucraina, fuggita in massa dai luoghi di conflitto più intenso per potersi riparare in zone più sicure. L’intervento è iniziato a Marzo 2022 con finanziamenti di UNOCHA, AICS (Agenzia per la Cooperazione e lo Sviluppo), alcune donazioni private ed un contributo di Caritas. Il progetto ha come obiettivi: l’approvvigionamento di farmaci ad ospedali del sistema sanitario nazionale Ucraino; il supporto ai rifugiati interni attraverso distribuzione di abiti invernali, alimenti e beni di prima necessità, assistenza psicologica e attività di promozione alla salute mentale rivolta ai rifugiati interni e cittadini locali, organizzata sia per mezzo di una clinica mobile sia all’interno dei centri di accoglienza dove i rifugiati vivono da diversi mesi.

D. Esattamente in quale zona dell’Ucraina si concentrano le attività di CUAMM ?
R. Dallo scoppio del conflitto le attività si svolgono in partnership con organizzazioni locali radicate nel territorio. Il lavoro di CUAMM è cominciato nella zona sud ovest del paese ma stiamo concentrando l’attività nella zona est e nelle aree più vicine al fronte e più bisognose di supporto. Ad implementare l’intervento di supply chain, indispensabile in questo momento critico, stiamo organizzando la distribuzione di tende e materiale di contrasto alle rigide temperature attuali.

D. Quali sono le vostre necessità impellenti ?
R. La maggiore criticità sta oggi nella mancanza di energia elettrica, a causa del taglio energetico generalizzato conseguente al conflitto. Sarebbe opportuno poter garantire in questo senso il fabbisogno energetico tramite generatori elettrici e Power Bank soprattutto a causa dell’emergenza freddo.

D. Quanto tempo durerà la tua permanenza in Ucraina ?
R.
Personalmente rimarrò per circa tre mesi a Chernivtsi, città che attualmente accoglie circa 70.000 rifugiati dove svolgerò le funzioni di programme manager assistant nella gestione di alcune delle attività e, in particolare, la distribuzione di pasti e attività di salute mentale.

D. Al tuo rientro in Italia di quale ulteriore progetto ti occuperai con CUAMM ?
R.
Al mio rientro riprenderò a seguire, in presenza, un progetto a me particolarmente caro di cui mi occupo dal 2020 (e che ovviamente nei prossimi tre mesi potrò seguire solo in remoto). Si tratta di un progetto di assistenza sanitaria di prossimità negli insediamenti del foggiano. Finanziato dalla Comunità europea, il progetto Su.Pre.Me, rivolto alle 5 regioni del Mezzogiorno, ha come obiettivo il contrasto allo sfruttamento lavorativo e lotta al fenomeno del caporalato. In un’ottica di co progettazione con istituzioni, comuni, enti locali, il progetto ha rinforzato una rete di organizzazioni territoriali. Ogni attore coinvolto ha potuto mettere in campo le proprie competenze, e il CUAMM indubbiamente nel campo sanitario. A bordo di un ambulatorio mobile, attrezzato per la l’offerta di servizi sanitari di base provvisto dalla regione Puglia, un team composto da un medico, un infermiere, un oss, un mediatore culturale ed un autista, per l’intero periodo di emergenza sanitaria si è recato regolarmente presso gli insediamenti formali e non della provincia di Foggia. Il servizio di prossimità è rivolto a uomini e donne impegnati nella raccolta agricola nelle campagne pugliesi. Le aree che ospitano i braccianti agricoli sono caratterizzate dalla mancanza o inadeguatezza dei servizi igienici, dell’acqua corrente, dell’elettricità, di cibo sicuro, di alloggi decenti. Gli insediamenti sono, per lo più, costituiti da baraccopoli con abitazioni costruite con materiali di recupero (plastica, cartone e legno), mentre il servizio di raccolta dei rifiuti è sostanzialmente assente e l’assistenza sanitaria risulta inadeguata. Il servizio, indispensabile in periodo di pandemia, ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare, informare e prevenire l’insorgenza di focolai di coronavirus nelle sistemazioni di fortuna collocate nelle campagne di Foggia. Il progetto prosegue tuttora con la determinazione e l’instancabile motivazione dei componenti del gruppo e il mio supporto da remoto. Finora i risultati sono stati determinanti al fine garantire l’accesso alle cure e la vaccinazione di questa fascia di popolazione che diversamente per disparate ragioni, avrebbe incontrato grandi ostacoli ad allinearsi ai protocolli imposti dalla situazione pandemica.

[responsivevoice_button buttontext="Leggi articolo" voice="Italian Female"]

News dal Network

Promo