Erezione fa rima con “inflazione”: l’aumento vertiginoso dei farmaci

In farmacia il costo di quasi tutte le medicine è lievitato, ad esempio: il generico del “Cialis” (per curare la disfunzione erettile) è passato da 22,9 a 57 euro la confezione (+148,9%), tuttavia l’impennata , come al solito, che riguarda anche le visite mediche, è a totale carico dei più poveri, che dovranno tagliare altre spese per continuare curarsi. Ma perché? Che c’entra l’inflazione?

Semplicemente, In altre parole, l’inflazione riduce il valore della moneta nel tempo. Se ieri con un euro compravi un lassativo domani ce ne vorranno due di euro. Questo vorace discostamento lo pagano sempre gli “altri”.

Un aspetto odioso dell’inflazione è quello di colpire i settori nevralgici della spesa corrente di ogni famiglia, soprattutto i pensionati sociali o quelli con una pensione molto vicina ala soglia della povertà. Per esempio chi è costretto a fare spesso la spesa in farmacia il “rincaro” lo aveva già notato da tempo. E quello che fa incazzare ancora di più è quella smisurata profondità che si interpone tra i guadagni dei big farma e le famiglie: Le prima fanno fatturati da capogiro i secondi partecipano a contribuire a quel fatturato senza avere nessun guadagno.

Leggendo i dati della Fondazione Guido Muralti a gennaio di questo anno, i farmaci, sono aumentati in media del 10,4% rispetto a dicembre. Parliamo dei circa 1.100 medicinali di fascia C, quelli a totale carico del cittadino ma dispensabili solo dietro presentazione del la ricetta medica. Pillole e sciroppi più importanti quindi tra i quali la Tachipirina iniettabile, antidolorifici vari come il Toradol o il Muscoril,  Dantrium, nella confezione da 36 flaconcini indicati per l’ipermetabolismo fulminante. Il paracetamolo, ossia la Tachipirina, nella versione da 100 mg prodotta dalla Sandoz in confezione da 7 flaconcini iniettabili, è salita da 78,54 a 87,96 euro, per un esborso maggiorato di quasi 10 euro. Nel caso dei prodotti per la tosse e il raffreddore, nel 2022 l’aumento medio del prezzo è stato del 4,6%, mentre per quanto riguarda gli analgesici, l’aumento medio è stato dello 0,8%. Per entrambe queste categorie sono però aumentate le vendite a causa del picco influenzale: di prodotti per tosse raffreddore se ne è venduto il 35% in più, degli analgesici quasiil12%. Gli integratori (vitamine e minerali) hanno visto un aumento di prezzo medio del 2% e un incremento delle vendite del 6%.

Ma gli aumenti non peseranno per tutti allo stesso modo: secondo i dati dell’Osservatorio sulla povertà sanitaria in una famiglia povera la spesa per i medicinali assorbe ben il 62% di quella complessiva dedicata alla salute. Nelle famiglie messe meglio il 43%. Una riconferma, se ce ne fosse bisogno, che l’inflazione non è mai uguale per tutti.

La spesa sanitaria è una delle maggiori voci dei bilanci regionali e nazionale. Il nostro Stato concorre alla spesa farmaceutica tassando i farmaci, non molti in verità, con il famigerato TICKET, che vale, ricordiamolo anche per le visite specialistiche.  Ogni anno i nostri amministratori ci mettono le mani nei bilanci, ma la coperta è molto corta e come sempre la soluzione è solo fatta di squilli di tromba nulla di che. E i big-farma che fanno? SPECULAZIONI A TUTTO TONDO, eh già!

 

Franco Marella

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