“Il 19 febbraio 1937, in seguito a un attentato alla vita del vicerè di Etiopia maresciallo Rodolfo Graziani, alcune migliaia di italiani, civili e militari, usci- vano dalle loro case e dalle loro caserme e davano inizio alla più furiosa e sangui- nosa caccia al nero che il continente africano avesse mai visto.
Armati di randelli, di mazze, di spranghe di ferro, abbattevano chiunque – uomo, donna, vecchio o bambino – incontra- vano sul loro cammino nella città-foresta di Addis Abeba.
E poiché era stabilito che la strage du- rasse tre giorni, e l’uso dei randelli si era rivelato troppo faticoso, già dal secondo giorno si ricorreva a metodi più sbrigati- vi ed efficaci. Il più praticato era quello di cospargere una capanna di benzina e poi di incendiarla, con dentro tutti i suoi occupanti, lanciando una bomba a ma- no.
Nessuno ha mai stilato un bilancio pre- ciso degli etiopici che sono stati uccisi dal 19 al 21 febbraio 1937. Si va da un minimo di 1400 a un massimo di 30.000, a seconda delle fonti.
Le migliaia di italiani che hanno parteci- pato alla strage di tanti innocenti, che nulla avevano a che fare con l’attenta- to, non hanno mai pagato per i loro de- litti. Non sono mai stati inquisiti. Non hanno fatto un solo giorno di prigione. Dopo la estenuante mattanza, sono tor- nati alle loro case e alle loro caserme, come se nulla fosse accaduto. Chi aveva famiglia in città ha continuato senza problemi, senza sentimenti di colpa, a gestire i propri affari, ad accarezzare i figli, a fare all’amore, come se in quei tre giorni di sangue il suo forsennato impegno nell’uccidere fosse stata la co- sa più naturale, più ammirevole”.
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“… L’antisemitismo di Hitler ha radici in una tradizione più che mille- naria, che sovente aveva condotto a eccidi di ebrei.
Ma il passo da eccidio a genocidio non fu com- piuto se non quando la tradizione antisemita in- contrò la tradizione del genocidio sorta durante l’espansione europea in America, Australia, Afri- ca e Asia…
Auschwitz fu la moder- na applicazione indu- striale di una politica di sterminio sulla quale la dominazione europea del mondo aveva a lungo poggiato.
… E quando ciò che era stato fatto nel cuore delle tenebre fu ripetuto nel cuore dell’Europa, non ci fu nessuno che lo riconobbe…
Ovunque nel mondo esiste una conoscenza re- pressa che, se fosse resa manifesta, manderebbe in frantumi la nostra imma- gine del mondo e ci co- stringerebbe a interrogar- ci: ecco, è lì che si svolge Cuore di tenebra [di Jo- seph Conrad, 1902].
Tu lo sai. E anch’io. Non è la conoscenza dei fatti che ci manca. Quel- lo che ci manca è il co- raggio di comprendere ciò che sappiamo e trarne le conclusioni”
Fonte: Centro di documentazione – Pasquale Martignetti
