Adriana Poli Bortone:
“GLI STATI UNITI SONO RESPONSABILI DELLA XYLELLA CAUSATA ATTRAVERSO LE SCIE CHIMICHE”
Correva l’anno 2016 e l’ex ministro all’Agricoltura Adriana Poli Bortone, avanza dubbi sulla diffusione della malattia collegandola al tema- molto discusso- delle scie chimiche. Ecco il post:
“Gli USA confessano di usare scie chimiche sul territorio italiano. Se la notizia fosse confermata avremmo tutto il diritto di chiedere se la diffusione della xylella sul territorio pugliese e salentino in particolare non sia attribuibile anche a questo fenomeno. Riflettiamo: nel tempo e’ stata distrutta la nostra agricoltura a partire dalla eliminazione del tabacco (la cui coltivazione e’ stata spostata in altre parti del mondo), della vite, ora dell’ulivo secondo una volontà’ precisa da parte dell’Europa che, guarda caso, proprio in coincidenza con la sciagura xylella concede alla Tunisia l’importazione di quantità’ esponenziali di olio, il Ministero dell’Agricoltura italiano fa un bel piano di eradicazione degli alberi (per fortuna bloccato dalla procura di Lecce), i terreni “infetti” vengono dichiarati inedificabili per 15 anni , i referendum sulle trivellazioni vengono pressoché’ eliminati. Dalla somma di queste circostanze potrebbe venire un totale devastante. È’ fantapolitica pensare che il nostro territorio, ricco di gas nel sottosuolo e di petrolio anche nel nostro mare, per volontà’ di poteri forti sia destinato non più’ al turismo ed alla agricoltura identitaria, ma alla trivellazione “legalizzata”? Sarà’ fantapolitica, ma mi incomincia a sorgere il dubbio che xylella faccia rima con trivella”. Una posizione decisamente “sui generis” quella della senatrice leccese che mostra di dar credito alle teorie “complottiste” più oltranziste dando spazio anche all’ironia degli internauti.
Sembra fantascienza ma, due documenti ufficiali ne parlano. Il primo, datato 1° ottobre 1991, è stato estratto dal sito ufficiale del Senato della Repubblica; il secondo dal Bollettino Ufficiale della Regione Puglia del 14 agosto 2003.
Il resoconto stenografico del Senato riporta parola per parola l’intervento del prof. Bartolelli durante l’audizione promossa dalla IX Commissione Permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare – decima Legislatura), durante i lavori svolti nell’ambito della «Indagine Conoscitiva sulle Risorse Idriche in Agricoltura». È utile segnalare che la Commissione ascolta Massimo Bartolelli in qualità di Amministratore Delegato della Tecnagro (azienda creata dall’Università di Bari) e non nella sua veste di professore universitario.
Ecco uno stralcio del suo intervento:
«… La stimolazione artificiale delle piogge è stata condotta in questi anni con un grande progetto sperimentale avviato in Italia dapprima nella regione Puglia e poi, successivamente, con un intervento cofinanziato dal ministero dell’Agricoltura, anche nelle regioni Sicilia, Sardegna e Basilicata. Siamo ovviamente ancora ai primi anni di sperimentazione, ma vorrei sottolineare che il termine sperimentazione ha una connotazione ben diversa a quella alla quale siamo abituati quando si parla di sperimentazione, che è in sé soprattutto di piccola scala. La nostra scala è invece di migliaia di chilometri quadrati; la nostra area sperimentale in Puglia è un decimo della regione stessa, in Sicilia è un nono del territorio di tutta la regione; si tratta così di sperimentazioni effettuate all’aperto su scala non piccola, con l’obiettivo di far piovere di più. Stiamo utilizzando una tecnologia messa a punto da molti anni in Israele e che sostanzialmente sintetizzo. Essa consiste nell’avvistare i sistemi nuvolosi, quando arrivano, perché la prima condizione è che ci siano delle nuvole, altrimenti non c’è modo di far piovere. Con ricevitori da satellite si avvistano le nuvole, che vengono captate dai radar meteorologici che hanno programmi specializzati, dall’elaboratore elettronico vengono valutate le caratteristiche del sistema nuvoloso e la possibilità della stimolazione artificiale della pioggia, se l’elaboratore dà delle risposte sostanzialmente positive viene fatto partire un aereo, un bimotore strumentato appositamente per la stimolazione delle piogge, equipaggiato con un bruciatore che si trova sul velivolo e nel quale viene bruciata in volo una soluzione di ioduro d’argento in acetone. L’aereo parte, viene guidato via radio dal centro radar, arriva alla base delle nubi, emette una nuvola di particelle minutissime di ioduro d’argento combuste, particelle che hanno la caratteristica di avere una struttura cristallina corrispondente a quella del ghiaccio (che è l’agente che nella maggior parte dei casi in natura innesca il processo naturale della pioggia). Si cerca, quindi, con questo sistema, di far avvenire artificialmente quello che accade naturalmente. In natura, infatti, nei sistemi nuvolosi l’acqua si trasforma in goccioline di pioggia e comincia a cadere soltanto nella misura in cui nell’interno della nuvola esistono dei piccolissimi «nuclei di condensazione», ghiaccio o pulviscolo atmosferico, intorno ai quali il vapore di cui è costituita la nuvola si condensa, forma la goccia e questa cade. Le nubi che vediamo passare e dalle quali non cade pioggia, per cui dopo un poco si dissolvono, sono nuvole all’interno delle quali non esistono sufficienti nuclei di condensazione, tali cioè da poter innescare la precipitazione. Tutta la logica (molto semplice a dire ma non altrettanto semplice a mettere in atto) è di andare ad introdurre nel momento giusto e all’altezza giusta dei nuclei di condensazione che possano attivare il fenomeno. Una volta eseguita questa inseminazione con ioduro d’argento le nuvole continuano a spostarsi; se l’inseminazione ha effetto, generalmente dopo pochi minuti e quindi dopo qualche chilometro (quanti dipende dalla velocità del vento) avviene la precipitazione. Che questo accada è ampiamente dimostrato; quindi si potrebbe dire perché occorre fare dei progetti sperimentali? […]
Passiamo ora al secondo documento ufficiale, quello della Regione Puglia del 14 agosto 2003, un Decreto del Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale, Raffaele Fitto, all’epoca Presidente della Giunta Regionale, avente come oggetto «Stimolazione pioggia artificiale della pioggia nella Regione Puglia. Approvazione capitolato d’oneri, schemi di bando di gara e lettera d’invito».
Il progetto in questione, costato 3.615.198,29 euro di pubblico danaro, è stato attuato a partire dall’anno successivo ed è stato sbandierato dai media locali («Gazzetta del Mezzogiorno» e «Repubblica» Bari in primis) come la soluzione dell’antico problema della siccità pugliese. Nessuno, però, ha notato che, in base al cronoprogramma del Commissario Fitto varato con il Decreto n. 20 del 17 febbraio 2004, gli aerei hanno sorvolato la Puglia nei seguenti mesi: novembre, dicembre, gennaio, febbraio e marzo. La Regione Puglia ha «stimolato» le piogge proprio in questi cinque mesi, giungendo in pratica a dilapidare danaro pubblico e a «stimolare le piogge» nel periodo invernale, quando la siccità non risulta registrata da nessuno studio scientifico o dagli osservatori meteorologici, almeno in Puglia.
Una interrogazione parlamentare del 2014 (Legislatura 17. Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01311), ricca di numeri, riferimenti e richiami ad atti e operazioni legate all’uso sconsiderato dello ioduro in Puglia, a cui, però, non ci stata alcuna risposta.
In un corposo report, il Comitato scientifico indipendente australiano (dove, contrariamente all’Europa, la pratica del cloud seeding è consentita dall’ordinamento giuridico), oltre a ribadire l’assenza di prova scientifica degli effetti sperati della semina di nubi, evidenzia, invece, elevati rischi di impatto ambientale dello ioduro d’argento, con precisi riferimenti scientifici.
Giusto per capire di che si tratterebbe, ne riportiamo uno stralcio tradotto in italiano:
· Lo ioduro d’argento usato nell’inseminazione delle nuvole provoca aumenti delle concentrazioni atmosferiche di argento.
· Le concentrazioni di argento nelle precipitazioni risultanti dalle nuvole inseminate con ioduro d’argento erano di 10-4.500 nanogrammi per litro rispetto alle concentrazioni di 0-20 nanogrammi per litro senza semina delle nuvole (Cooper e Jolly 1970).
· Le fonti gestite dall’uomo di argento atmosferico, come l’inseminazione delle nuvole, possono essere responsabili dell’arricchimento dell’argento di 326-355 volte rispetto alla sua concentrazione media nella crosta terrestre (Struempler 1975).
· L’argento è uno dei metalli pesanti più tossici per i microrganismi d’acqua dolce, sia piante che animali (ministero dell’Ambiente, Terre e Parchi Provincia della Columbia Britannica, Qualità delle acque).
· L’argento viene assorbito su complessi umici e particelle sospese; e incorporato o assorbito in piante e animali acquatici. Gli organismi più sensibili sono il fitoplancton e gli embrioni e le larve degli animali, compreso il girino della rana (ministero dell’Ambiente, Terre e Parchi Provincia della Columbia Britannica, Qualità delle acque).
· L’argento è più biodisponibile in condizioni di basse concentrazioni di anioni, bassi livelli di solfuri reattivi o prodotti contenenti zolfo, basse concentrazioni di sostanza organica, sedimenti a sospensione più bassa e pH più basso, ed è quindi preoccupante che l’argento abbia un impatto sulle piante e sugli animali.
· L’argento è una genotossina, cioè capace di formare mutazioni genetiche (si lega al Dna e può causare la rottura dei filamenti di Dna e influire sulla replicazione).
Nella scheda tecnica del prodotto, reperibile nei siti specifici, tipo quella dell’European Ghs Classification and Labelling, si legge che lo ioduro d’argento viene classificato come molto tossico alla lunga per la vita acquatica, con prescrizione di «evitarne il rilascio nell’ambiente»!
Interessante la lettura del libro di Piero Tateo “La Puglia degli Ulivi. Dopo la Xylella”
Il video consigliato: Roberto Nuzzo a Tg Color News. Geoingegneria Illegale 10° Puntata.
https://www.youtube.com/watch?v=EN_Iwmi4-X4&list=PL_peFcGTiK2g_8zM9yWKcHu2I4GQ9u7bV&index=14
