Saranno i prossimi mesi a dire se i cannoni inizieranno a sparare anche in Moldavia, ma il conflitto ucraino -almeno a livello diplomatico- sembra già essersi allargato all’ex repubblica sovietica, protagonista negli ultimi giorni di un escalation che ha portato alla nomina di un nuovo Governo filo-occidentale a Chisinau. La risposta di Mosca si è concretizzata ieri, 21 febbraio, quando Vladimir Putin ha deciso di revocare il suo decreto del 2012 “Sulle misure per attuare la politica estera della Federazione Russa.”
Tra le altre circostanze, ciò significa che la Russia non parteciperà più “attivamente alla ricerca di modi per risolvere il problema della Transnistria sulla base del rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e dello status neutrale della Repubblica di Moldova nel determinare lo status speciale della Transnistria”.
Quindi, la Russia non considera più la Transnistria come parte della Moldavia.
Questa striscia di terra, abitata da circa mezzo milione di persone, è formalmente una regione della Moldavia. O almeno questo dicono le cartine, dato che in realtà si tratta di un territorio de facto indipendente da Chisinau già da prima del crollo dell’Unione Sovietica. A garantire la sovranità della Transnistria ci ha pensato in questi anni la Russia, che su questo territorio mantiene dispiegate varie truppe. Truppe che però sono estremamente difficili da mantenere e da rifornire, dal momento che la regione si trova stretta geograficamente fra l’Ucraina e la stessa Moldavia.
Un abbraccio che il Cremlino teme possa diventare mortale per la Transnistria e i suoi abitanti, un terzo dei quali si considera a tutti gli effetti russo. Motivo per cui Putin ha deciso di annullare il citato decreto, firmato nell’ormai lontano 2012, e quindi ben prima -dice Mosca- dei “profondi cambiamenti” avvenuti a livello internazionale negli ultimi mesi. Il Cremlino sente in questo senso puzza di bruciato e inizia così a muovere le proprie pedine per impedire all’Occidente di prendersi quello che per la Russia è anche un prezioso avamposto in Europa Orientale.
“Le relazioni con la Moldavia sono tese”, ha dichiarato senza mezzi termini il Governo di Putin, dopo aver constatato come la presidente Maia Sandu stia buttando alle ortiche decenni di convivenza pacifica per consegnare il suo paese all’Occidente. Proprio ieri, infatti, mentre Putin annullava il decreto in questione, la leader moldava incontrava Joe Biden a Varsavia e lo ringraziava per il sostegno ricevuto. Chisinau, ormai completamente allineata a Washington, sta infatti accusando la Russia di voler destabilizzare l’ex repubblica sovietica. Secondo Sandu, Mosca starebbe addirittura preparando un colpo di Stato per rovesciare il suo Governo e seminare il caos in Moldavia.
A elevare ulteriormente i toni ci ha poi pensato il primo ministro Dorin Recean, che proprio ieri ha chiesto alla Russia di ritirare le sue forze dalla Transnistria. “Siamo pronti a tutti gli scenari”, ha detto il capo dell’Esecutivo dopo che il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha avvertito che Mosca starebbe cercando di prendere il controllo dell’aeroporto di Chisinau per “trasportare attrezzature e truppe” nella piccola regione al di là del fiume Dniester. Una regione che effettivamente la Russia farebbe molta fatica a difendere senza prima aprire un corridoio terrestre o marittimo in grado di rifornire la Transnistria di uomini e mezzi militari.
