I media sono impegnati nel caso dell’irriducibile Cospito e delle regole che vorrebbero cambiare per quanto riguarda il carcere duro. E’ quasi passata inosservata la sentenza di condanna di primo grado emessa dal Tribunale di Roma contro il maresciallo dei CC Manganaro Fabio, colpevole di aver bendato in Caserma uno dei due aggressori americani che causano la morte del brigadiere Cerciello Rega. La pratica del blindfolding – occhi bendati – è stata dichiarata inumana.
Quella foto del ragazzo bendato, con le mani legate dietro la schiena e la testa reclinata in avanti aveva fatto il giro del mondo. Il Generale dell’Arma Nistri, dicendo che «quanto è successo è un fatto molto grave» e che si sarebbe avviata una «indagine interna» e anche l’allora presidente del Consiglio Conte disse che «riservare quel trattamento a una persona privata della libertà non risponde ai nostri principi e valori giuridici, anzi configura gli estremi di un reato o, forse, di due reati».
Il maresciallo Manganaro si era difeso sostenendo: «C’è stato anche un tentativo di aggressione da parte di quattro militari che non conoscevo e che poi ho saputo che erano di Piazza Farnese. Io allora sono intervenuto e mi sono messo a protezione di Natale. Ho visto un foulard su un attaccapanni: ho chiesto a un collega di passarmelo e glielo ho apposto sugli occhi invitandolo a calmarsi. Io ho anni di servizio alle spalle e ho visto gente compiere gesti autolesionistici e volevo evitare che accadesse» . Il giudice non ha creduto a questa versione.
Conclusioni. L’avvocato di Fabio Manganaro, Roberto De Vita, sostiene che è sentenza fortemente ingiusta, all’opposto, i legali di Natale, gli avvocati Francesco Petrelli e Fabio Alonzi, sostengono che è una condanna esemplare.
Ultimo appunto. Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura, organismo del Consiglio d’Europa, ha condannato la pratica del blindfolding in quanto «trattamento inumano e degradante». Eppure il «blindfolding-occhi bendati» è una pratica presente nei regolamenti della polizia di diverse nazione. Per taluni governi e forze di Polizia non è una pratica in ‘stile Guantanamo’, come evocato da alcuni media, anche internazionali, ma una prassi, seppure eccezionale, presente nei regolamenti di polizia di nazioni civilissime.
Negli stessi Stati Uniti, alcuni dipartimenti di polizia bendano il volto di un arrestato, se c’è il rischio che questi tenti di sputare contro gli agenti, propagando eventuali malattie. Il bendaggio vero e proprio degli occhi è invece praticato, quando non si dispone di altri strumenti, nel caso in cui un sospettato venga messo a confronto con un accusatore, per evitare che quest’ultimo venga riconosciuto. In Europa, il bendaggio degli arrestati è praticato della polizia olandese in operazioni di particolare rilievo. Ad esempio, la polizia di Amsterdam ammanettò e bendò le persone arrestate nel novembre di due anni fa in una retata contro il cosiddetto Cartello Kinahan, un’organizzazione dedita al traffico di droga, con ramificazioni in Olanda, Belgio e Irlanda. Le immagini degli arresti rimbalzarono sui media olandesi e irlandesi e sono ancora rintracciabili sul web.
Che la pratica del ‘blindfolding’, sebbene censurabile, non sia del tutto estranea alle polizie di altri Paesi europei, lo dimostrano anche i rapporti del Cpt (European Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment), organismo del Consiglio d’Europa. Nei suoi documenti, che si basano sulle ispezioni nei 47 Paesi che aderiscono al Consiglio, si legge che «in certi Paesi, il Cpt ha riscontrato la pratica di bendare le persone durante il fermo di polizia, in particolare durante gli interrogatori». In passato, ad esempio, il Cpt ha censurato espressamente la Spagna. Altra immagine che fece ‘scandalò fu quella scattata nell’agosto del 2015 a Parigi, mentre la polizia francese scortava all’interno del tribunale, scalzo e bendato, Ayoub El-Khazzani, il jihadista marocchino accusato dell’attacco terroristico al treno Thalys Amsterdam-Parigi. El-Khazzami venne fermato da un gruppo di passeggeri, tra i quali tre americani in vacanza. Due di loro erano militari. La vicenda venne anche immortalata nel film, ‘Ore 15:17 – Attacco al treno’, diretto da Clint Eastwood.
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Franco Marella
