L’Italia nell’Uragano

Nuvole tempestose si intravedono all’orizzonte, premonitrici di un uragano che si sta per abbattere sulla economia del Bel Paese.

Il dubbio che, sul fronte privato, sia in atto un attacco ben orchestrato alla ricchezza degli italiani, sia sotto il profilo immobiliare che sotto il profilo del risparmio, comincia ad essere molto consistente. 

Dall’alto lato, sul fronte pubblico, è sempre più evidente la pressione per indurre il governo attuale a ricorrere al prestito, tramite il MES, e ad aumentare il debito pubblico. 

L’obiettivo, e il metodo, sono i più antichi del mondo: per fare uno schiavo, compra il suo debito! 

In questo gioco della vita, la fa da padrone la cattiveria del cinismo.

Infatti, non è ancora finito il salasso per la pandemia e la sanità; è vivo e vegeto il salasso per la guerra ucraina di cui non si intravede una fine ma domina solo la propaganda; è vivo e vegeto il salasso delle bollette energetiche di cui la riduzione è solo una speranza, e già parte il salasso della “transizione green, ecologica e ambientale”, anche questo usato come “alibi per il bene pubblico”. 

In questo scenario drammatico, la Commissione europea s’inventa direttive cervellotiche che, senza tener conto delle realtà territoriali e finanche della fattibilità, generano oneri inattesi per le famiglie e per lo Stato.

Queste direttive, guarda caso, penalizzano principalmente il nostro Paese. 

È facile preconizzare che quell’uragano all’orizzonte provocherà disastri irreparabili. 

Il governo attuale non può che essere in grave affanno perché, a differenza dei governi precedenti, non può fruire del paracadute del Quantitative Easing e soffre per la stretta della BCE sui tassi per far fronte alla inflazione. 

Infatti, mentre i mutui delle famiglie italiane schizzano verso l’alto, il rendimento dei BTP corre verso il 5%, preannunciando oneri maggiori quando si ricorre al mercato del credito nel quale l’Italia non gode di molta credibilità. E’ inutile recriminare che i passati governi del centro sinistra abbiano praticato una politica economica disastrosa non approfittando delle condizioni favorevoli; è inutile recriminare che quegli stessi governi abbiano fatto esplodere la spesa pubblica oltre i mille miliardi di euro dimenticando nel cassetto le numerose e decantate analisi di “spending review”; è inutile recriminare che la ricchezza degli italiani, schiava di una demenziale burocrazia, si disperda in mille inutili rivoli; è inutile recriminare che la classe politica non riesca a formulare nemmeno le idee per una tornata di riforme concrete che siano fattibili, equilibrate, efficaci e sia impegnata solo a formulare promesse.

L’Europa è matrigna, certo, ma l’Italia ce ne ha messo del suo essendosi affidata a onorevoli delegati del tutto sprovveduti e privi dell’obiettivo primario che dovrebbe essere il bene del Paese. Ora, però, è il tempo di trovare, al più presto, soluzioni fattibili ed efficaci, per ridurre il danno, per quanto possibile. 

Siamo in assoluta emergenza. Ma, di cosa è fatto l’uragano? 

• La direttiva europea “casa green” (FiT for 55) impone che il patrimonio immobiliare certifichi la classe energetica “D” entro il 2032. Direttiva molto costosa e tecnicamente impossibile secondo l’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili), in relazione alla vetustà delle case degli italiani e alla capacità produttiva della edilizia italiana. 

Quale sarebbe la sanzione, oltre le multe? Addirittura, il divieto di vendere. Roba da non credere: si accoppia l’onere economico obbligatorio per la ristrutturazione con la compressione del sacrosanto diritto di proprietà e con la mortificazione del libero mercato immobiliare. Una bomba anche per l’occupazione del settore. Non ci si può liberare dal dubbio che l’obiettivo inconfessabile sia quello di innescare il processo per far confluire il patrimonio immobiliare degli italiani, svenduto, verso le multinazionali del settore.

• La direttiva europea “green” per le auto a “motore termico” che dispone il blocco della produzione e delle vendite dal 2035. 

Un regalo al settore “automotive” che va rilanciato su scala europea con la totale sostituzione del parco auto. Non si tiene conto del grave inquinamento prodotto dall’estrazione, dall’uso e dai volumi incredibili di “terre rare” necessari per gli accumulatori/batterie e del loro difficile smaltimento. Obbligatorio cambiare auto. Chi non può, si arrangi o si indebiti.

• Il blocco del decreto milleproroghe, firmato con riserva, dal Presidente della Repubblica, e restituito al Parlamento sul tema specifico della proroga al 31 dicembre 2024 delle licenze balneari. 

La motivazione? La motivazione, sempre legata a direttiva europea, dice: “profili di incompatibilità con il diritto europeo e con decisioni giurisdizionali definitive accrescono l’incertezza del quadro normativo e rendono indispensabili, a breve, ulteriori iniziative di Governo e Parlamento”.

Nessuna proroga; bisogna procedere per bandi. I balneari si arrangino. Ma quale paese dell’EU ha tanti chilometri di costa come l’Italia? Si vuol, forse, spianare la strada a multinazionali estere? Il dubbio è forte. 

In pratica non si riesce a fare nulla, nemmeno sulle piccole cose. 

• A tutto questo si aggiunge il tema del 110% e la “moneta fiscale”. Ne abbiamo già parlato in un nostro articolo. In cosa consiste?

L’idea di introdurre la “moneta fiscale”, cioè “crediti fiscali cedibili”, ossia “circolanti”, utilizzabili soltanto per pagare oneri fiscali verso lo Stato, significa iniettare liquidità nel mercato per la caratteristica di “cedibilità”; non incidere sul debito pubblico perché non c’è la necessità di emettere BPT; incidere solo sul deficit di anni futuri perché lo Stato incasserebbe di meno dovendo riconoscere quei crediti. 

Quei “crediti fiscali”, assimilabili ad un mutuo per lo Stato, possono essere coperti da risparmi (“spending review”) sulla spesa pubblica e sono, soprattutto garantiti dallo Stato stesso.

Sembra proprio che la “moneta fiscale” rappresenti una sorta di recuperata sovranità monetaria. Si è, però, esagerato, come succede spesso in Italia. 

Tuttavia, ciò ha consentito un rilancio del PIL nazionale da un previsto +0,1% ad un significativo 0.6%. 

I tecnocrati europei se ne sono accorti in ritardo e si sono subito messi di traverso. 

Come mai l’Italia si sviluppa meglio dei paesi europei senza ricorrere al debito? Così, hanno cercato di bloccare l’iniziativa e, infatti, Draghi ha fatto di tutto per rendere difficile la “cedibilità”; in altri termini, la circolazione della “moneta fiscale” va bloccata.

Il governo, sospettando una reazione, ha tentato di parare il colpo e ha, subito, escluso la “cedibilità”, attirandosi critiche dal mondo della economia reale. Ma i tecnocrati europei non si sono dati per vinti e hanno introdotto il vincolo delle “pagabilità” che significa che quei crediti fiscali possono anche essere subito rimborsati. È un chiaro invito, ai possessori dei crediti fiscali, a chiedere il rimborso. Ciò, ovviamente, produrrà il prosciugamento delle casse dello Stato e la necessità di ricorso al debito pubblico utilizzando il MES. È una chiara attentato alla economia del Paese. 

Pensate che sia finità? Macché. 

• Sempre con l’alibi della rivoluzione ecologica il commissario europeo per la programmazione finanziaria e il bilancio, l’ineffabile Johannes Hahn, austriaco, ha annunciato un “prelievo sugli sprechi alimentari”. E ha aggiunto: “Ci sarà anche qualcosa per guidare il comportamento dei consumatori”. 

Perbacco, questi ce li ritroveremo a casa, quella dove viviamo, con l’intento di educare culturalmente una popolazione di anziani e qualche giovane. V’è da chiedersi: ma dove le pensano queste idee? Quando stanno al bagno? Come faranno a controllare casa nostra? Forse con ispettori pagati da noi! 

Loro, invece di ergersi a moralizzatori della domenica, una educazione sulla civiltà dei diritti ce l’hanno? Sembrano Vestali della Morale e Ispettori della Etica, intenti a sanzionare e creare balzelli. 

La domada vera però è un’altra: chi l’ha messi lì? 

Questa Europa, fatta di norme e burocrazia che appare lontanissima dalla realtà sociale, va cambiata. Pensiamoci bene quando andremo a votare!

Tutti quelli che protestano e che sono diventati esperti di vaccini, novelli virologhi, hanno capito che è in gioco, invece, la identità italiana, il diritto liberale della proprietà, la libertà di essere s’ stessi, la centralità e la dignità dell’individuo? Ai posteri l’ardua sentenza. 

Intanto, cosa si può fare per contenere il danno, in una Europa che è la nostra casa?

Ebbene, le politiche d’intervento dovranno essere drastiche, rivoluzionarie e condotte in parallelo. 

Pensiamo: OPERARE IN SPENDING REVIEW PER RECUPERARE ALMENO UN 5% DELLA SPESA PUBBLICA; UTILIZZARE LE RISORSE INTERNE COME L’ENORME RISPARMIO DEGLI ITALIANI OGGI DEPOSITATO, INUTILIZZATO E CON REDDITO NEGATIVO, NEI CONTI CORRENTI BANCARI, PRIMA CHE ALTRI LO FAGOCITINO; RIDURRE I COSTI DEI SERVIZI ENERGETICI PER RAFFREDDARE L’INFLAZIONE; ATTUARE UNA POLITICA DI FORTE RILANCIO DELLA ECONOMIA REALE; RISTRUTTURARE LA BUROCRAZIA FAMELICA DEL REDDITO D’IMPRESA; ACCELERARE LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA; IMPIEGARE PIENAMENTE I “FONDI NORMALI” EUROPEI, CHE OGGI TORNANO COLPEVOLMENTE AL MITTENTE (OLTRE, OVVIAMENTE, A QUELLI DEL PNRR), PER REALI INVESTIMENTI, CIOÈ CON RITORNO REDDITUALE; LIMITARE AL MASSIMO IL RICORSO AL DEBITO PUBBLICO CON L’OBIETTIVO DI RIDURLO E RENDERLO “ITALIANO”.

Una ricetta complessa, complicata, difficile in uno scenario italiano; tuttavia necessaria. 

Però, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. 

Facciamo vedere di che pasta è fatto il Bel Paese.

Antonio Vox

Presidente “Sistema Paese” – Economia Reale & Società Civile

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