Burocrazia: “sta malafemmena”

Che ci crediate e no, l’Italia è al 1° posto nel mondo per la burocrazia che riassumo in questo concetto: « In senso astratto, la burocrazia (in Italia) è il dominio o l’eccessivo potere della pubblica amministrazione, con l’improduttiva pedanteria delle consuetudini, delle forme, delle gerarchie ( e di molti dipendenti in malafede); anche, a proposito di amministrazioni e organizzazioni non pubbliche, che ne ricalcano gli aspetti e, soprattutto, i difetti». Il termine, definito in maniera sistematica da Max Weber indica il “potere degli uffici”; un potere o – più correttamente –  una forma di esercizio del potere che si struttura intorno a regole impersonali ed astratte, procedimenti, ruoli definiti una volta per tutti e immodificabili dall’individuo che ricopre temporaneamente una funzione

Ecco plasticamente il quadro senza andare tropo lontano. Qualche giorno fa un lettore, esausto dopo la faticata per aderire alla rottamazione quater, si è rivolto al giornalista Porro per esprimere tutto il suo dissenso e la rabbia verso i falsi squilli di tromba che l’Agenzia delle Entrate (ma prima il Governo) che falsamente decantavano agli ignari cittadini la bontà e la facilità di accesso ai servizi dell’amministrazione tributaria. Balle lunari, il “malcapitato” ….« dott. Porro, porto alla Sua attenzione la seguente incresciosa circostanza. L’agenzia delle entrate, riguardo all’accesso alla rottamazione quater, ha elaborato ed applicato procedure tanto complicate e stringenti, a cui non corrisponde alcuna utilità concreta per l’ufficio, da rendere estremamente difficile, se non impossibile, accedere al beneficio di cui alla legge 197/2022».

Poi arriva lo scellerato connubio politica-burocrazia e quanti ci hanno messo le mani. Nel secolo ventesimo si è pervenuti a numerose definizioni della burocrazia a seconda che provenissero da storici, economisti, politologi, sociologi, psicologi sociali o tecnici di organizzazione tutti concordi a definire la burocrazia l’efficienza dell’apparato statale e non. Ma se la bilancia politico-affaristica comincia a bilanciare verso le buone prassi “magicamente” altri “intellettuali” (perché loro se lo possono permettere)  affermano esattamente il contrario fino a identificare nella burocrazia la causa prima dell’inefficienza dell’amministrazione in quanto organizzazione, incapace di correggersi imparando qualcosa dai propri errori e afflitta da cronica staticità e mancanza di flessibilità. Insomma si studia il caso affinchè si pongano problemi giammai risoluzioni.

Cominciate ad intravedere il caratterino della “a malafemmena”? la burocrazia, scusate l’accostamento, è una donna dalla bellezza sconvolgente, una faccia d’angelo che però serve a nascondere la sua natura ingannatrice: « Femmena, si doce comm’ ‘o zzuccaro peró ‘sta faccia d’angelo, te serve pe’ ‘nganná».

Immaginate che talmente è inefficiente lo Stato che i sostantivi e gli aggettivi si sprecano: rigidità, lentezza, incapacità di adattamento, inefficienza, inefficacia, lessico difficile o addirittura incomprensibile (il cosiddetto burocratese), mancanza di stimoli, deresponsabilizzazione, eccessiva pervasività, tendenza a regolamentare ogni minimo aspetto della vita quotidiana.

Vedete, la burocrazia, quale potere, in senso stretto, è quel fenomeno di penetrazione che funziona al contrario, si insinua nelle viscere dell’amministrazione e ne fa scempio impedendo di fruire delle buone prassi poiché è la misura grazie al quale una parte dei politicanti la usa a suo uso e consumo. Insomma chi ha il potere ha bisogno di taglieggiare l’utente affinché il disappunto diventi, per il politico, il sale della sua esistenza in politica. Perdonate il giro di parole.  In Italia potremmo mettere sotto lo stesso profilo criminale sia il pizzo che la burocrazia. Il pizzo è la burocrazia (taglieggiante) che paradossalmente, secondo la legge criminale, ti ripara da molte ingerenze; la burocrazia quella legale ha la stessa struttura ma con risultati diversi: ti mette nelle condizioni di “aggirare” l’ostacolo obbligandoti a rivolgerti a terzi per superare il problema.

Come si cambia? Eh già è questa la domanda! Credete sia facile scardinare i principi su cui si basa la burocrazia? Assolutamente no. Per scongiurare la pervicacia di chi si ostina a voler “mantenere” lo status quo” bisognerebbe cambiare la mentalità. In Italia la burocrazia è un groviglio di leggi, una matassa che è talmente aggrovigliata che sarebbe meglio tagliarla di netto. Ma questo non si può fare, sarebbe peggio. Allora penserete che non c’è via d’uscita? Laconicamente dico che si può, ma dovremmo cambiare il modo di pensare ma ciò costerebbe caro il “posto” a chi non vuole perdere il “posto”.

Tutto cambia affinché tutto resti com’è …sta malafemmena

Franco Marella

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