Reddito di cittadinanza: con la nuova “MIA”, 260mila famiglie rimarranno senza sussidio

M.I.A:“Misura di Inclusione Attiva”. Una bella fetta delle famiglie verrà esclusa dalla nuova Mia che da Settembre sostituirà il reddito di cittadinanza. E’ l’effetto della riduzione della soglia ISEE: da 9.360 a 7.200 euro – il Governo punta a risparmiare 3 miliardi sugli 8 previsti per il vecchio reddito, tagliando fuori diversi centinaia di migliaia di nuclei; in pratica secondo alcune stime si arriverebbe a 25% del totale, oltre 260 mila nuclei rispetto a 1,035 milioni di famiglie italiane che a gennaio hanno ricevuto l’assegno.

Il governo punta a risparmiare 3 miliardi sugli 8 previsti per il vecchio RdC e per questo, oltre al taglio orizzontale dei beneficiari («fa cassa e colpisce i poveri» denunciano M5S e Pd), nel mirino sono finiti i soggetti occupabili, il cui assegno base viene tagliato del 25%, scendendo da 500 a 375 euro, e le famiglie con minori. Che rischiano a loro volta un pesante taglio a causa della modifica della scala di equivalenza.

Di conseguenza una madre con due figli minori, che con l’RdC avrebbe ricevuto 700 euro (500 moltiplicato per 1,4, assegnando un coefficiente pari a 1 al primo componente e 0,2 ai figli), con la M.I.A. scenderà a 600 euro (500 euro per la madre e 50 per ogni figlio). Madre, padre e due figli maggiorenni che con l’RdC arrivano a 1.050 euro al mese (posto che la scala equivalente ha un tetto massimo di 2,1) calerebbero invece a quota 787,5 euro (375 euro x 2,1) per effetto del taglio del contributo destinato agli occupabili. Per effetto di questi stessi meccanismi una famiglia di 5 persone composta da madre, padre, due figli maggiorenni e uno minorenne, da 1.050 salirebbe invece a 1.100, perché il minore è fuori dalla scala di equivalenza e riceve comunque 50 euro. Se una coppia avesse invece solo due figli minorenni l’importo scenderebbe dai 900 attuali (500 euro per 1,8 ovvero 1 +0,4 +0,2 +0,2) agli 800 euro della Mia (ovvero 500 euro per 1,4 più 100 euro per i due figli).

In pratica con questa manovra il governo si muove nella direzione opposta rispetto a quella indicata dal Comitato scientifico guidato da Chiara Saraceno, che su incarico dell’allora ministro del Lavoro Andrea Orlando a fine 2021 aveva effettuato una valutazione dell’Rdc in vista di un possibile tagliando. Proprio la scala di equivalenza dell’RdC era giudicata «molto penalizzante» per le famiglie che con questo meccanismo ricevono «un contributo economico non adeguato alle loro necessità», era scritto nel rapporto.

Era nell’aria e nel progetto di riforma del governo Meloni. Tuttavia non si comprende se è un provvedimento di riequilibrio, assistenziale sotto un’altra veste oppure una cambiale da pagare della Meloni che si era spesa insieme alla Lega nel voler “rivedere” il Reddito di Cittadinanza. La lotta, si affrettano tutti a dire, è alla povertà e ci sta, ma allora ci domandiamo: quali sono i provvedimenti per ridare dignità a quelle famiglie che non sono in grado di trovare una occupazione? Quali misure il governo intende prendere per arginare la disoccupazione che ricordiamo è pari al 10% ? E’ giusto che il contributo sia “ a tempo” ma è altrettanto giusto che si trovi un’alternativa sennò finiamo dalla pentola alla brace.

Franco Marella

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