Alessandro Fariello è morto a 39 anni. Soffriva di SMA. Un dolore immenso. E’ innaturale che una mamma e un papà seppelliscano il proprio figlio, figlio unico. Il resto è storia di tutti i giorni.
Alessandro era un poeta, un cultore del metaverso umano, aveva quella sensibilità che appaga, che infonde calma e la si scorge dentro la “sua vita”, unica nel suo genere anche se gravemente ammalato. Per i suoi genitori era una un abbraccio di luce e le sue poesie un fiume di straordinaria e commovente bellezza. Ha scritto ben tre libri di poesie: una copia è per me.
Dopo la sua morte le persone che lo hanno amato hanno deciso che doveva essere ricordato è così, semplicemente, è nato il premio letterario “Alessandro Fariello” curato maniacalmente dal prof. Vito Plantamura , presidente dell’associazione Angeli senza frontiere. Le poesie sono l’agorà del premio, che una giuria assegnerà ai più meritevoli. Dunque in occasione di questo evento ho fortemente voluto incontrare i genitori di Alessandro, papà Raffaele e mamma Costanza, in quel di Grumo Appula, una sonnolenta cittadina in provincia di Bari.
Vengo accolto da mamma Costanza e papà Raffaele. Una casa raccolta nella vita di una famiglia intrisa di speranza, gioia, delusione, amarezza … devota. Ogni cosa parla di Alessandro, la sua stanza è la logica rappresentazione spontanea di un figlio molto amato. Ci accomodiamo in salotto sul divano, è palpabile l’emozione quella già di per sé sufficiente a raccontare tutto.
I genitori di Alessandro, sorridono e iniziano a snocciolare eventi, ricordi, parole, gesti di un figlio, il loro figlio, crocifisso da una malattia mortale. Si capisce quanto lo abbiamo amato e quanto manchi. La malattia di Alessandro è iniziata a 7 mesi circa (è mancato all’età di 36 anni) e hanno catapultato questa famiglia negli abissi dell’imponderabile. Medici, diagnosi, ospedali, cure mediche, corse al cardiopalmo in clinica, chiamate urgenti al pronto soccorso, ambulanze e un via vai di persone a volte di discutibile professionalità, una lotta infinita. Sono stati inghiottiti dalla rabbia e dallo sconforto: perché proprio a me perché al nostro Alessandro? Legittime domande. Tuttavia hanno affrontato il bisogno di essere genitori con la necessità di poter curare il figlio. Non si sono arresi. Non è stata una lotta impari poiché Alessandro è andato in loro soccorso. Eh già cari lettori, il guerriero Alessandro, armato di una corazza di fede cristiana, ha guidato papà Raffaele e mamma Costanza tra i vicoli del misfatto per farli “accomodare” nella sala dei trofei, dove Alessandro era l’anfitrione.
Alessandro è stato capace di risollevare la sua famiglia e come si fosse riscattato dalla sua malattia – un riscatto le cui sfumature sono fluide quasi liturgiche. Alessandro è stato capace, nella sua immobilità, nella sua malattia, ad esorcizzare il dolore e lo sconforto, costruendo un mondo vivo fatto di contatti, di partecipazioni attive, di incontri, di viaggi, di scoperte, di aiuto (sì avete capito bene Alessandro aiutava i più deboli).
Ho chiesto a mamma Costanza come stesse oggi dopo tre anni dalla scomparsa del suo amato figlio ed Ella, madre, guardando la finestra si è lasciata andare: « Alessandro è stata la mia pace interiore, la mia guida, mi ha avvicinato alla fede cristiana: gliene sono grata» anche papà Raffaele è della stessa opinione: un mare dentro. Raffaele con gli occhi limpidi di certezza aggiunge: « come mia moglie sono grato a Dio e a Padre Pio di avermi dato un figlio infermo, perché ho capito il senso della vita. Alessandro mi manca ogni giorno ma ha realizzato dentro di me una palizzata granitica di fede non più illuminata di dolore.»
Vedete cari lettori, i buoni propositi della famiglia Fariello, ne sono convinto, sono stati eletti a fede, non solo quella cristiana, ma anche umana. Ho capito che le fragilità dentro di noi possono essere domate e convertite in forza, capaci di affrontare le tempeste della vita. A volte non è così. Ma loro, Alessandro, Raffaele e Costanza, sono essere umani che hanno avuto qualcosa di grande, qualcosa di indescrivibile e ne sono gelosamente fieri. Certo sarebbero stati una famiglia ugualmente felice se Alessandro fosse stato un figlio “normale” ma è proprio questo il punto: Alessandro, la sua malattia, la sua morte è il “normale” perché eletti , a loro dire, nel cuore di qualcuno che li vuole davvero bene. La fede della famiglia Fariello è un inno alla vita, nonostante tutto. Io, francamente, non so se ne sarai capace.
Alessandro “è” il collante della sua famiglia. Benvenuto Alessandro.
Franco Marella
