L’abbandono scolastico o lo scarso rendimento a scuola dei giovani studenti sono le conseguenze di una problematica che sta assumendo proporzioni preoccupanti in Italia: il lavoro minorile.
È quanto emerge dalla recente indagine condotta a livello nazionale dall’organizzazione a tutela dell’infanzia, Save the Children.
Se si pensa che l’età per cui è consentito iniziare a lavorare è quella dei 16 anni, dall’indagine viene fuori che nella fascia di ragazzi dai 7 ai 15 anni, 1 su 15 ha avuto esperienze di lavoro e cosa ancora più grave, nella fascia ristretta tra i 14 e 15 anni, il dato sale a 1 su 5.
Ecco spiegato il motivo per cui i minori di questa generazione abbandonano gli studi, per dedicarsi al lavoro minorile sommerso nei settori della ristorazione, commercio, lavori agricoli e i cantieri.
Ad aggravare il quadro del lavoro minorile, il nuovo ambito lavorativo, molto apprezzato dai giovanissimi: il mondo digitale.
Sempre più minori infatti sono impiegati nel lavoro online, per la pratica dei social o per la realizzazione di videogiochi.
Inoltre spesso i giovani si dedicano alla vendita di sneakers, smartphone e pods per sigarette elettroniche.
Un mercato del lavoro minorile che va tenuto assolutamente sotto controllo e contrastato per favorire la ripresa dei percorsi scolastici da parte di quei ragazzi che hanno abbandonato gli studi.
Ben venga quindi l’iniziativa di Save the Children che ha creato un portale dove saranno pubblicati i risultati di questa indagine nazionale, per mappare i territori a rischio e consentire così, al mondo politico, di intervenire mettendo in campo azioni sociali per cercare di recuperare il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza e riportarli sul giusto binario esistenziale.
Marica Spadavecchia
