Il Cardinal Colasuonno, testimone e artefice della Storia con Papa Wojtyla

“Probabilmente se ci fosse ancora Lui non saremmo certo in questa situazione” così l’avv. Giuseppe Antonelli presidente del C.R.O.S.A.T., alludendo chiaramente alla guerra in Ucraina che sta sconvolgendo il Mondo e parlando del suo compianto concittadino, il Cardinale Francesco Colasuonno.

Una figura che definire gigantesca non è certo esagerato, ma già pressoché misconosciuta ai più perché evidentemente non celebrata abbastanza per il ruolo e peso che ha avuto non solo nella Chiesa, ma addirittura nella Storia recente.

Praticamente tutti i prodromi giusti per una scontata damnatio memoriae, se non ci fossero persone o associazioni, come questa, che però ancora tenacemente difendono Verità, valori e memorie illustri e specchiate come quella di cui parliamo. Ma che, per quanto grande, se non conosciuta veramente per tutto quello che ha fatto, non è certo esente dal rischio dell’oblio.

La stessa sorte riservata, se non attaccabili in nessun altro modo, a tutti i grandi personaggi scomodi al “pensiero unico” e al suo verosimile disegno di cancellare anche tutto ciò che è identità e religione attraverso la più poderosa propaganda di massa che mente umana potesse concepire. Lo strumento perverso attraverso cui pochi superpotenti della Terra, appiattendo le coscienze e costi quel che costi, si apprestano credibilmente a  dominare l’intero Pianeta.

Qualcosa che al presente ci suonava quasi come un dejà-vu, per cui ci è sùbito parso un appuntamento ineludibile, quello del 30 u.s., sapendo si trattava di una commemorazione, a 20 anni dalla sua scomparsa, del Cardinale Colasuonno. Un nome peraltro più volte da noi ascoltato direttamente pure in una circostanza eccezionale e, scusate se è poco, accostato a quello del Papa e Santo Giovanni Paolo II.   

Stiamo infatti parlando di quando Papa Wojtyla, con suoi inviati di fiducia del calibro dei Monsignori Joseph Glemp e Vincenzo Paglia , nel 1990 e in concerto con l’allora premier Giulio Andreotti, decise di richiamare a Bari, e dunque il perfetto “Ponte di Pace tra Oriente e Occidente” nel nome di S. Nicola, tutti i Capi delle Religioni del Mondo al fine di cercare di fermare in extremis la guerra che gli USA avevano deciso di scatenare contro l’Iraq. Senza alcun manifesto all’esterno, nemmeno un piccolo cartello, quasi a voler significare il carattere più privato che pubblico di questa riunione, è un’accogliente sala del CROSAT (Centro Ricerche Opere Storiche Artistiche del Territorio e proprio accanto al portoncino della casa natale del Cardinale) quella che a Grumo abbiamo trovato gremita di persone ed evidentemente tutte intime del prelato, e non solo del posto ma anche dai paesi vicini e dalla provincia.

Con moderatore l’avv. e prof. Alberto Valerio, a tracciare un ritratto del Cardinal Colasuonno, anche quale uomo, docente e cittadino grumese fiero delle sue origini fino all’ultimo, si sono alternati il dr. Fedele De Marco e il cav. Gennaro Palladino. Una puntuale e accorata descrizione ma che ha lasciato anche spazio agli interventi e ai ricordi dei nipoti dell’eminente prelato, il dr. Giuseppe Colasuonno e la dr.ssa Mirella in Giorgio (i figli del fratello del Cardinale, l’indimenticato cav. Gennaro) cui si sono uniti quelli di molti dei presenti, anche con gustosi aneddoti che ne rimarcavano la proverbiale modestia e l’immensa umanità.   

Inevitabili, né poteva essere altrimenti, i rimandi alle sue infinite e rischiose missioni in ogni angolo della Terra, impossibile non ricordare come è proprio lui, il già famoso “Nunzio Itinerante” dei pericolosi incarichi svolti felicemente in Africa, che Karol Wojtyla, il Papa e il Santo che ha cambiato la Storia, scelse come ambasciatore di Fede e di Pace nel nostro Continente. Lo volle, così, dapprima nella sua turbolenta Polonia, per poi mandarlo di Paese in Paese nei più nevralgici Stati dell’Europa dell’Est: la condicio sine qua non, cioè, per poterne fare il primo Nunzio Apostolico nell’allora Unione Sovietica. Strana coincidenza, se non preciso nesso storico, parliamo proprio dell’anno 1990, quando Italia e Vaticano almeno tentarono insieme di fermare una guerra.

Come dar torto dunque all’ avv. Antonelli quando, rimarcando il successo personale di Monsignor Colasuonno nei rapporti che lui instaurò coi paesi dell’Est e dell’Urss, rimpiange l’assenza di una figura diplomatica come lui, magari accanto a Papa Francesco, in questo momento così delicato per la piega che può prendere il conflitto Russo – Ucraino? Prossimo incontro, nei tre al momento previsti, quello interessantissimo per l’8 giugno prossimo, alle h. 18,30, con don Michele Bellino, Direttore dei Musei Diocesani di Bari e Bitonto e pure Segretario dei Centri Studi Storici di queste due Città e poi, il 27 giugno, con Mons. Giacomo Giampretuzzi, già Diplomatico della Santa Sede e ora Giudice del Tribunale Ecclesiastico e Docente di Diritto Canonico. Ma la sala basterà? Enrico Tedeschi  

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