Il Generale Augusto César Sandino, il Nicaragua, i Sud del mondo: ne parliamo con il Console Onorario – Avv. Gerry Danesi

Nella ricorrenza della nascita dell’eroe e simbolo dell’indipendenza del Nicaragua dagli Stati Uniti, Generale Augusto César Sandino (18/05/1895) durante lo scorso mese di maggio il Console Onorario della Repubblica del Nicaragua a Napoli, Avv. Gerry Danesi, ha organizzato un interessantissimo e coinvolgente incontro per ricordarne la figura, le idee e i fatti dell’epoca. Numerosi e qualificati gli ospiti intervenuti a dare corpo e sostanza al confronto, dal console Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Esquia Rubín de Celis Nuñez, l’Avv. Antonio Crisci, già Console Onorario della Repubblica del Ghana a Napoli, il Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Campania, Prof. Giuseppe Scialla, il consigliere della VII Municipalità dott. Salvatore Palantra il prof. Agostino Scognamiglio, il dott. Loris Pellicanò, gli avvocati Riccardo Vizzino, Arcangelo Biondi e Stefano Bouché, quest’ultimo in rappresentanza del Movimento “Lupi del Sud”.
Presenti, infine, anche il Vice Presidente Nazionale del Mov. Cristiano Lavoratori, Avv. Michele Cutolo, la docente georgiana dott.ssa Tamuna Beridze, il mediatore culturale senegalese Gueye Papa Massamba e la nota artista M’Barka Ben Taleb.

Un confronto aperto tra tante personalità che hanno messo in luce – ancora una volta – quel fino comune che collega in maniera forte tutti i Sud del mondo. Abbiamo così deciso di intervistare il Console ed organizzatore dell’incontro, l’Avv. Gerry Danesi…

Cosa ha rappresentato e cosa rappresenta oggi per il Nicaragua la figura del Generale Augusto César Sandino? 
Per il Nicaragua, per il suo popolo e forse anche per tutto il continente sudamericano, la figura di Augusto Cèsar Sandino e ancor più della sua ideologia, quella sandinista, può essere rappresentata con il principio del “sacrificio”, di cui il Generale fu cultore. Una lotta non soltanto armata, ma soprattutto ideologica e culturale, realmente proveniente dal basso, dalle viscere di un popolo e di un continente oppresso. In maniera iconografica penso al “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo. Un principio del sacrificio che, come propugnato dallo stesso Sandino, con straordinaria coerenza, rifuggiva i beni materiali, i finanziamenti, i compromessi politici, per prediligere i valori della rinuncia e della dedizione totale – anche sino alla morte – per la causa. 

Valori e sacrifici: termini che la nostra società attuale fatica non poco a ricordare…
La sua lotta e il suo sacrificio lo hanno dimostrato incondizionatamente. Voglio la patria libera o morire! 
Queste parole – precondizioni del Generale – si sono entrambe verificate e costituiscono l’anima stessa dell’ideologia sandinista. Non dimentichiamo che Sandino venne infatti ucciso con il tradimento, per così dire, proprio dall’interno, con il sostegno del governo nordamericano…ciò nonostante, il Nicaragua grazie al “sacrificio” è divenuto e rimane una Patria Libera!

Una ideologia tutta centro-americana, con l’aggiunta di elementi di puro socialismo, che ancora oggi rappresenta la ricusazione di tutto ciò che costituisce quel fenomeno ibrido di dominio, intriso di falsa democrazia ed esportato in tutto il mondo con il termine più asettico di globalizzazione laddove prima veniva definito in maniera più edulcorata e “romantica” come imperialismo, colonialismo…capitalismo.

Potremmo definirlo uno degli ultimi avamposti di un sistema più diverso, più umano? 
Non saprei. Sicuramente il Nicaragua rappresenta una postazione di resistenza contro le ciclopiche sovrastrutture ideologiche di dominio globale portato dai centri di potere economico e finanziario soprattutto del melenso occidente.

Non dimentichiamo, poi, che “l’Epopeya de la Revolucìon” sandinista è stata l’ultima rivoluzione romantica del ‘900, dove per la prima volta nella storia del cattolicesimo, molti prelati – per lo più gesuiti – imbracciarono il mitra, dapprima contro il regime di Somoza e poi contro i contras, divenendo essi stessi, alla pacificazione, ministri nei governi del nuovo Nicaragua.

Ci sono parallelismi possibili tra la rivoluzione sandinista e quella definita del “brigantaggio meridionale” verificatasi dopo l’unità di Italia? 
Ce ne sono eccome! Il primo parallelismo è la lotta contro l’oppressore, in questo caso contro l’invasore piemontese, guarda caso anch’esso proveniente dal Nord. A mio avviso, la differenza sostanziale però è rappresentata dalle diverse realtà socio-culturali tra i due Paesi. Nel Nicaragua di inizio ‘900, la popolazione proveniva già da una estrema povertà, ereditata dallo sfruttamento coloniale e dalle ingerenze esterne, soprattutto quella nordamericana, che di fatto impedivano l’emancipazione delle masse rurali. Cosa che non era affatto per il Regno Borbonico, se non per la falsa propaganda inglese che lo dipingeva come la negazione di Dio in terra!

Oltre l’Atlantico inoltre, trovava infatti – in maniera subdola – piena applicazione la dottrina Monroe nel suo significato più odioso e controverso, laddove il principio l’America agli americani, non prevedeva di certo alcuna reale indipendenza degli stati della regione.

Il mondo del Regno delle Due Sicilie era invece profondamente diverso e, poiché ritenuto strategicamente fondamentale per gli interessi delle potenze dell’epoca, fu stretto in una morsa di corruzione e clientelismo talmente gigantesca da determinarne la conseguente implosione e l’irrimediabile crollo. Nulla potettero le popolazioni del sud Italia, prive di sostegno, coordinamento e risorse. Divenne impossibile difendere il Regno, i cui quadri militari e amministrativi, i cui ministri e la sua stessa aristocrazia si erano già venduti al regno sabaudo, ovviamente sempre con la complicità esterna…in quel caso, dell’Inghilterra.

E purtroppo non vi fu nessuno che – come Sandino appunto – sapesse, volesse e potesse portare la “croce” di contrastare l’invasore. Nonostante ciò, il fenomeno di resistenza contro l’invasore – come ben sappiamo – durò anni e costò tantissimi lutti e tanta emigrazione. Paradossalmente…proprio nel continente americano!

 E analizzando le diverse tipologie di resistenza? 
Al contrario dei “briganti” (nell’accezione più epica del termine), i nicaraguensi trovarono un leader che seppe, nonostante le immense difficoltà, infondere nelle masse gli ideali della Patria e del Sacrificio, così da resistere e poi vincere gli occupanti, ideali poi portati avanti con determinazione dal sandinismo. Inoltre, in Nicaragua non può parlarsi di invasione totale, come avvenne al contrario con i piemontesi nelle Due Sicilie, bensì di una “occupazione militare” mascherata, ovvero di ingerenza negli affari interni del Paese, nel principio di autodeterminazione di un popolo. Come è sempre accaduto con il colonialismo e il neo-colonialismo difatti, il dominio geopolitico di un potenza si è celato dietro la cortina di uno Stato fantoccio o di un Caudillo regionale, cosa che non era più possibile nell’Italia di metà ‘800, anche perché completamente diverse le motivazioni storiche e gli impulsi politici e del Risorgimento e di chi seppe utilizzarlo per raggiungere i propri scopi. 

Che tipo di paese è oggi il Nicaragua, e che momento politico-economico vive la sua popolazione? 
Si tratta di un Paese assolutamente pacifico. Nelle statistiche di qualche anno fa era il più sicuro dopo il Costarica, ma purtroppo ancora oggi è diffusa una sconsiderata e ottusa versione tendente a rappresentarne un’immagine distorta di crocevia della droga e della violenza. Nulla di più inveritiero e falso. Il discredito internazionale, volutamente fomentato, ha così causato gravi problemi sociali ed economici, in un’economia già sostanzialmente povera. Il sistema sanitario è di ottima qualità, così come quello scolastico, ma purtroppo la penuria di beni e servizi, causata dall’ostracismo economico del sistema politico-economico occidentale, crea difficoltà anche in questi comparti. 
Insomma, per dirla con franchezza, il Nicaragua paga lo scotto di non essere un Paese “allineato”. 

Dall’incontro da Lei organizzato sono venuti fuori tantissimi parallelismi tra i Sud del mondo: qual è la Sua visione al riguardo? 
Infatti tutti i Sud del mondo si assomigliano in una maniera imbarazzante! 
Basti notare la disparità economica che esiste in ogni continente del pianeta, tra un Nord ricco ed emancipato in termini di servizi e qualità di vita e un Sud emarginato, disastrato sotto ogni profilo, quasi esistesse una precisa volontà a che ciò si verifichi.

Senza scomodare i teorici dell’Illuminismo, ciò che fa la differenza è ancora una volta la volontà politica di quei “cerchi magici”, poteri dominanti intenti a speculare e sperimentare, con precisa e crudele determinazione, sulle vite di miliardi di persone, sui loro bisogni primari, condizionandone gli “appetiti” e le necessità, per utilizzarle – in una sorta di sperimentazione purtroppo anche genetica – per fini che non possono certo definirsi nobili, ma con l’aggettivo secondo me più appropriato di…raccapriccianti!

Gino Giammarino

[responsivevoice_button buttontext="Leggi articolo" voice="Italian Female"]

News dal Network

Promo