Meglio un colpevole libero che un innocente al gabbio: il caso Tortora nulla ci ha insegnato!

Ieri 11 giugno di quarant’anni fa il più vile caso di malagiustizia: Tortora! Eh già sono passati 40 anni. Una ferita che sanguina ancora perché di casi “Tortora” ce ne sono stati e ce ne saranno ancora e ancora e, fino a quando in cella ci andrà un innocente, sarà sempre una cocente sconfitta per la giustizia.

Il noto presentatore ha subìto una ingiusta detenzione e Giorgio Bocca definì il fattaccio come “il più grande esempio di macelleria giudiziaria del nostro Paese”. Né Tortora né i suoi eredi ottennero mai un indennizzo per i giorni trascorsi tra carcere (210) e arresti domiciliari (61). Purtroppo Tortora è uno dei tanti finiti in carcere ingiustamente. Tuttavia, di casi Tortora, negli ultimi 40 anni se ne contano circa un migliaio, è si cari lettori, ogni anno le nostre patrie galere ospitano innocenti.

E non è una questione di poco conto, perché oltre al grave “orrore” l’Italia fa la solita figura barbina dinanzi ai partner europei e colossale è anche la spesa per lo Stato tra risarcimenti e condanne.

Un altro aspetto poco edificante tutto italiano e che per gli errori giudiziari paga solo l’innocente , gli altri invece fanno carriera e vanno a ricoprire anche posti di prestigio. Tuttavia il web ci viene in aiuto grazie all’associazione Errorigiudiziari.com, fondata dai giornalisti Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, che raccolgono dati da ben 20 anni e così scopriamo che tra ingiuste detenzioni e errori giudiziari in senso stretto “dal 1991 al 31 dicembre 2022 i casi sono stati 30.778: in media, poco più di 961 l’anno. Una pazzia!

Ma non solo, l’errore giudiziario fa paio con una spesa complessiva dello Stato gigantesca, tra indennizzi e risarcimenti veri e propri: 932 milioni 937 mila euro e spiccioli, per una media di poco inferiore ai 29 milioni e 200 mila euro l’anno”. L’associazione mette in evidenza che nel 2022 i casi di ingiusta detenzione sono stati 539, per una spesa complessiva in indennizzi di cui è stata disposta la liquidazione pari a 27 milioni 378 mila euro. Rispetto all’anno precedente, si assiste a un leggero calo dei casi di innocenti finiti in manette (-26), a fronte di una spesa che è aumentata invece di quasi 3 milioni di euro.

Immaginate che nel 2022 ben otto persone hanno subìto l’onta di essere perseguitati dalla magistratura per fatti mai commessi. Chi non ricorda la storia giudiziaria di Giuseppe Gulotta? Tra un processo e l’altro ha trascorso ben 22 anni, ossia 8030 giorni, in carcere da innocente. Poi c’è Angelo Massaro, arrestato il 15 maggio del 1996 e accusato ingiustamente dell’omicidio del suo miglior amico, ha passato 21 anni in carcere. L’associazione errori giudiziari.com ha realizzato un corto intitolato “ Peso Morto” dove ha raccontato nei minimi dettagli una vita strappata e calata nel buio delle celle.

E che dire dell’incredibile storia di Giovanni De Luise, incensurato, condannato per uno scambio di persona e passa ben 22 anni in carcere da innocente fino a quando il vero colpevole non confessa l’omicidio. Eppure molti pentiti avevano dichiarato la sua estraneità ai fatti. Evidentemente ai giudici “non piaceva” sentir dire che De Luise era innocente.

Luigi Vittorio Colitti non era neanche maggiorenne quando fu accusato di aver aiutato il nonno a uccidere il vicino di casa. Ha passato in carcere 14 mesi e sostenuto due processi, prima di essere prosciolto definitivamente. Per i mesi trascorsi ingiustamente carcere ha sviluppato, come ha accertato una perizia medica, “un disturbo post traumatico da stress di grado severo, attualmente in fase cronica”, meno prosaicamente viva una depressione importante.

E che dire dell’emblematico caso di Raffaele Sollecito e Amanda Knox, i due diaboli amanti rei di aver ucciso l’inglese Meredith Kercher. Il Tribunale li ha prosciolti da ogni accusa intanto si sono sorbiti più di 4 anni di reclusione.

Diego Olivieri, imprenditore di pellami, finisce in carcere incastrato dalle dichiarazioni di un pentito che lo accusa di narcotraffico in collaborazione con la mafia. Passa 12 mesi in cella al regime del 41 bis in attesa di giudizio, nella sezione di massima sicurezza con gli ergastolani. Dopo 5 anni, assolto con formula piena in tre diversi processi “perché il fatto non sussiste”. La Corte d’Appello di Roma ha respinto la richiesta di indennizzo, non ravvisando alcuna colpa grave nell’emissione del provvedimento cautelare. L’uomo si è rivolto alla Cedu.

Non possiamo dimenticare la storia di Daniele Barillà finito in prigione nell’ambito dell’operazione “Pantera”, avvenuta nel febbraio del ‘92, in cui erano stati sequestrati 288 chili di cocaina, condotta dai carabinieri del Ros di Genova. Barillà fu arrestato mentre, alla guida di una Fiat Tipo rossa, viaggiava dietro una Fiat Uno di un boss milanese, sulla quale si trovavano 50 chili di cocaina che doveva essere trasportata a Nova Milanese. Ha ottenuto un risarcimento di circa 3 milioni di euro.

Più recente la storia di Marco Sorbara, Consigliere regionale della Valle d’Aosta, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa solo perché conosceva un presunto ndranghetista che è calabrese come lui. Quattro anni di processi, con oltre due anni e mezzo di custodia cautelare (214 giorni in carcere, di cui 45 in isolamento, e 695 ai domiciliari), prima di vedere acclarata la sua innocenza.

Anthony Fusi Mantegazza, 23 anni, è stato assolto a marzo di quest’anno dall’accusa di aver stuprato, insieme ad un amico, una giovane sul treno della linea ferroviaria Milano-Varese la sera del 3 dicembre 2021. Ha trascorso in carcere 457 giorni da innocente.

Il tunisino Mohammed Nasreddine finisce in carcere con l’accusa di aver aggredito un connazionale in un centro d’accoglienza per impossessarsi di un telefonino. Ma il vero responsabile non era lui. 330 giorni in carcere risarciti con 75 mila euro.

Michele Padovano calciatore. Con la maglia della Juve vinse anche una Champions League. Nel maggio 2006 venne arrestato con l’accusa di essere un trafficante di droga. Una vicenda surreale alla fine è stato assolto definitivamente nell’appello bis quest’anno. È stato in carcere da innocente 90 giorni, 270 ai domiciliari.

Che storie tristi. Ma sapete qual è il dramma? Che può accadere ad ognuno di noi. E come ne esci? Non è possibile che con gli strumenti investigativi e giudiziari a disposizione si compiano misfatti di tal portata. La scienza pone grandi quesiti e ci dice che in tutte le azioni umane esiste una geometria oscura dal cui perimetro a volte esce l’errore definito (scientificamente) fisiologico è così? E dunque, nell’errore giudiziario, esiste un limite fisiologico? A mio parere non deve esistere poiché un solo ed unico errore di per se è patologico. La detenzione è devastante tuttavia è giusta quando comminata con giustizia e senza ombra di dubbio.

Francesco Carnelutti, insigne giurista e accademico, una volta disse: “La sentenza di assoluzione è la confessione di un errore giudiziario”. Molti magistrati non la penseranno così.

 

Franco Marella

 

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