Il rettore dell’Università per stranieri di Siena Tomaso Montanari, ha spiegato che non ci sarà nessuna bandiera a mezz’asta per la morte di Silvio Berlusconi.
La presa di posizione è stata ribadita sui social in un Tweet che accompagna con una foto di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri al seguente testo: “Nessuna gioia, anzi la tristezza che si prova di fronte ad ogni morte. Ma il giudizio, quello sì: perché certo che ha segnato la storia. Ma lasciando il mondo e l’Italia assai peggiori di come li aveva trovati. Dalla P2 ai rapporti con la Mafia via Dell’Utri, dal disprezzo della giustizia alla mercificazione di tutto (a partire dal corpo delle donne, nelle sue tv), dal fiero sdoganamento dei fascisti alla menzogna come metodo sistematico, dall’interesse personale come unico metro alla speculazione edilizia come distruzione della natura. In questo, e in moltissimo altro, B è stato il contrario esatto di uno statista, anzi il rovesciamento grottesco del progetto della Costituzione. Nessun odio, ma nessuna santificazione ipocrita. Ricordare chi è stato, è oggi un dovere civile.
Questo leggiamo sui social come esternazione di questo Rettore dell’Università per stranieri di Siena. Che Berlusconi fosse divisivo in vita l’abbiamo visto; che lo fosse anche dopo morto significa che non solo è stato centrale in vita ma che lo è rimasto anche dopo. Il governo poteva risparmiarsi la ufficialità del lutto nazionale? La solennità dei funerali di stato? Certo, ma chi governa lo fa sapendo che v’è qualcuno -pochi o molti- che potrebbero non condividere; i quali devono avere il garbo di rispettare le decisioni di chi formalmente è stato eletto. Anche la destra e milioni di italiani rispettano da decenni regole ben meno astratte come quelle fiscali o monetarie, profondamente ingiuste, che schiavizzano intere comunità ma lo fanno in silenzio riservandosi alle prossime elezioni di regolarsi diversamente. Questa è la civiltà come si è evoluta dall’antica Grecia ad oggi. Il nostro Rettore dice che quella disposizione di esporre la bandiera a mezz’asta non la rispetterà divenendo lui stesso un esempio altamente negativo per le nuove generazioni; esempio che nega quella civiltà di cui sopra e dimostra quanto ancora serve per riportare le Università ad assomigliare a quello che dovrebbero essere.
Poi si erge a giudice della intera vita di questa persona che per molti altri è stato un benefattore. Durante la vita di ognuno di noi il giudizio delle Istituzioni deputate a giudicare ha un senso di fondamentale importanza in quanto serve a correggere e dissuadere dal ripetere tali errori; ma dopo morto tutti i giudizi divengono uguali e ognuno si tiene il proprio fondato o no che sia e se lo si esprime non è altro che espressione di astio o di innamoramento irrazionali. La storia è un’altra cosa ed una cosa che non finisce mai e mai potrà dire di avere esaurito il proprio compito e giudizio.
Inoltre le nostre Università che giudicano tutto e tutti dall’alto della loro autostima, spesso e volentieri chiedono ed ottengono danari pubblici… specie le Università pubbliche come sembrerebbe quella di Siena. Può un percettore di tasse non obbedire al suo datore di lavoro che spende soldi dei cittadini? L’Università come il giornalismo certamente è indipendente nell’esercizio della loro attività culturale ma il rispetto della legge non è una opzione per nessuno specie per chi dovrebbe essere educatore. Il punto è questo: se non condividi le regole di convivenza della nostra società forse perché ritieni di essere più giusto o più bravo di tutti, ti stai mettendo fuori dal nostro consesso sociale e quindi non puoi percepire le mie tasse! Ma dirò di più: in questo momento di immenso cordoglio sembra essere tornati al momento della morte di Napoleone; allora esistevano i poeti che interpretavano quel cordoglio e lo tramutavano in liriche e gli scrittori che, testimoni del funerale, lo commentarono esattamente come si fa oggi mettendo assieme memoria e speranza. Oggi abbiamo le televisioni che molto più prosaicamente ci portano in casa quelle scene e tutti partecipano più di allora. Di quei funerali ce ne sono stati moltissimi e da essi nacquero movimenti politici che davano alla gente almeno la illusione che qualcuno potesse tornare o venire a trarla d’impaccio. Forse l’Italia ha anch’essa bisogno, per credere nel suo futuro, di una icona che dia speranza; una icona che sappia uscire dal political correct per dire che chinare la testa non serve a nessuno; una icona che sappia almeno differenziarci dai vegetali che certuni vorrebbero fossimo!! certo il Berlusca non è Giulio Cesare ma ci tocca arrangiarci con quello che siamo stati capaci di produrre e non sembra essere poco visto il polverone che si sta alzando e che cresce giorno dopo giorno.
È di questo che la sinistra ha paura quando critica i funerali di Stato? E quindi implicitamente critica la partecipazione del Presidente della Repubblica da essa voluto e confermato? E che dire di Draghi? Draghi che fu fortemente voluto da Berlusconi alla BCE e che fu uno dei congiurati contro il governo Berlusconi nel novembre 2011! Che stava a fare? Come interpretare la sua partecipazione? Che Istituzione rappresenta? La sinistra, Schlein inclusa, non si vergogna di andare a omaggiare il nemico di ieri -perseguitato, insultato, ostacolato, offeso in tutti i modi possibili allora come oggi- capendo che non se ne è liberato neanche adesso. È per questo che i giornaloni e le televisioni schierate a sinistra già si sono posizionate in difesa del mondialismo finanziario a essa così ben caro? Tutti evidentemente hanno capito che se è pur vero che una pagina si è chiusa, è probabile che un’altra se ne stia aprendo!
È da comprendere tanta codardia perché contro un vivo si può fare qualcosa ma contro un morto…è dura!! Alla sinistra serve preparare bene una storia ad hoc per minare la memoria della epopea berlusconiana; come è stato fatto e viene fatto per i meridionali e per tutti i perdenti delle guerre che si ricordano; ma sarà veramente difficile questa volta.
Non vogliamo qui sfuggire alla necessità di stilare un bilancio della sua parabola politica. Ma se qualcosa di veramente grave è da ascrivergli è di essere stato troppo accondiscendente con i temi della sinistra e del nordismo italiano. Il filo europeismo estremo che ci ha portato alla totale subalternità, il disprezzo per i temi delle piccole imprese e del sud ha trasformato la nostra economia in un feudalesimo vero e proprio, la mancanza totale di una discendenza politica credibile, l’assenza di una teoria diversa dall’internazionalismo, l’aver ignorato il ruolo delle identità,… hanno prodotto un bilancio del trentennio berlusconiano veramente negativo ad onta del suo impegno e sacrificio. Ma poteva fare di più nelle condizioni in cui ha operato? La risposta è si, poteva fare di più ma doveva avere una cultura di governo diversa che non poteva avere. E noi dobbiamo imparare dalla sua storia questa lezione: troppa bontà con le sinistre non serve!
Oggi conviene spiegare ai politicanti passeggiatori di Palazzi che odiano Berlusconi anche dopo morto, che alla politica serve un senso chiaro, vasto, profondo ed inclusivo che non immaginano lontanamente; chi propone un modello fatto di “diritti” fine a se stessi senza un senso e un futuro e cioè senza speranza, non vincerà mai.
CANIO TRIONE
