Leggere le sentenze è spesso divertente. Una che ha dell’esilarante se non fosse terribile è la sentenza della Corte di Cassazione n. 17897 depositata il 22 giugno che interviene nel mondo dell’istruzione, legittimando la dispensa dal servizio per “incapacità didattica” ad una docente di storia e geografia che riteneva di essere libera di svolgere il proprio lavoro come poteva, sapeva e riteneva.
La dispensa, prevista dall’art. 512 d.lgs. n. 297/1994, è stata adottata per “assoluta e permanente inettitudine alla docenza”. Fra le accuse, il mancato possesso dei libri di testo, l’assegnazione dei voti in modo casuale, lezioni improvvisate e gravi imprecisioni nei programmi.
Naturalmente la cosa sarà nata dalla denunzia dei ragazzi discenti. Ma non è dato saperlo e la questione non è certamente questa.
Qui ci troviamo di fronte ad una persona che ha superato un concorso o è stata ritenuta idonea all’insegnamento secondo quanto stabilito dalla legge. Come tutte le altre componenti della macchina statale: dai giudici ai generali, dai carabinieri ai docenti il criterio è, formalmente, il più meritocratico e meno discrezionale che si possa immaginare ma che però produce alle volte questi esisti. Il grande Checco Zalone ne ha fatto un film di enorme successo ma nessuno ancora adesso dopo una sentenza ed un fatto di così grande gravità ha pensato di porre mente a questa questione.
Per esempio se la signora “dispensata” per “assoluta e permanente inettitudine alla docenza” ha percepito degli stipendi deve restituirli visto che non ha insegnato un bel nulla? Deve restituire anche le tasse che lo stato (cioè noi) ha pagato per lei? Inoltre colui ha dato il via libera alla sua assunzione sulla base di cosa lo ha fatto? Non ha nessuna responsabilità personale per questo svarione? Come è stato possibile che questa persona in ventiquattro anni di servizio ne abbia lavorati solo quattro e cosa ha fatto in questi quattro anni vista la sua inettitudine? È mai ammissibile che il contribuente abbia pagato due volte questo “errore”: una prima volta per gli stipendi e tasse e contributi versati e una seconda nel disservizio terribile subito dai ragazzi? Chi difende il cittadino dalla Pubblica Amministrazione? cioè dai mille disservizi per non dire ostacoli posti da questa gente a chi lavora veramente e gli paga lo stipendio?
Cioè questa sentenza apre un vaso di Pandora che tutti noi ben conosciamo ma che nessuno vuole neanche accennare per lasciare l’esercito dei dipendenti pubblici lì dove sono, inamovibili e votanti. Quell’esercito -nerbo del sindacato- è la vera zavorra politica della nostra come di tutte le Pubbliche Amministrazioni; esercito di dipendenti pubblici che ad ogni piè sospinto si lagna della insufficienza dell’organico (cioè vorrebbero altri a fare parte del loro lavoro) e della evasione fiscale che impedisce loro di beneficiare di aumenti di stipendio che intendono avere pur non erogando servizi di pari valore.
Cosa succederà? Niente! i dipendenti pubblici continueranno a beneficiare di una condizione che le partite Iva non hanno in quanto queste ultime vengono pagate a cottimo cioè in base al risultato quantitativo e qualitativo del lavoro effettuato mentre i dipendenti pubblici vengono pagati a tempo e fanno carriera spesso perché sono invecchiati e non perchè hanno reso servigi speciali. Sempre facendo pagare le loro tasse e i loro contributi al loro datore di lavoro che è lo stato e cioè a NOI.
Sono un po’ come i monaci di una volta che pretendevano la decima dai “semplici” (così si chiamavano quelli che lavoravano) per…pregare; cosa che aveva una produttività piuttosto bassa… guarda caso quanto quella di molti dipendenti pubblici odierni.
Facciamoci un’amara risata!
CANIO TRIONE
