Alzi la mano chi di noi non si è mai trovato a dare un giudizio azzardato, credo sia capitato davvero a chiunque.
Del resto siamo esseri umani in molti casi operiamo a tal modo senza neppure accorgercene anche perché il più delle volte si tratta di osservazioni effimere, dispensate verosimilmente solo in specifiche circostanze.
Ricordiamo tuttavia che in ogni caso questi modi di fare possono essere causa di dissidi e dissapori, oltre a compromettere equilibri e rapporti familiari. Dico ciò poiché spesse volte mi reco in giro per lavoro, professione che mi permette di stare a contatto con un elevato numero di persone, ragion per cui posso affermare con certezza che tanta gente vive situazioni veramente complesse, non comprensibili almeno fino a quando una determinata spiegazione possa far quantomeno immedesimare in talune circostanze.
Siamo in democrazia mi pare confacente che ognuno nei limiti delle libertà altrui, dunque senza nuocere all’altro, possa adottare comportamenti o situazioni che peraltro non debbano essere giustificate.
Peggio ancora quando a tratteggiare certune valutazioni sono i consanguigni, parlando con amici eclissando fratelli o sorelle. Non meno coloro tra i parenti che non accennano a ulteriori rapporti umani poiché pare quasi che vi erano obblighi morali a restare in quella determinata magra condizione qualsiasi essa sia, per salvare la vox populi. Allora qual è la cosa più bella che possiamo fare ogni giorno?
Comprendere il prossimo, capire che per amare dobbiamo ascoltare. Moltissime volte ci si trova in avvenimenti che possono letteralmente rimettere tutto in discussione, la condizione favorevole per progredire in meglio è aprire il cuore. Siamo propensi a dispensare gran parte della nostra vita sui social inoltrando questi di foto e ricordi, tuttavia abbiamo necessariamente bisogno dell’esperienza umana. Una voce rende l’idea quando prossima, un problema cambia angolazione ascoltando le ragioni dell’interessato.
Oscurare gli altri non ci fa sentire migliori, se vogliamo rinascere dobbiamo vestire i panni altrui, percepire soprattutto le sensazioni d’inquietudine, giacché facile saggiare quelle del benessere. Accompagnando gli altri al raggiungimento di nuove mete, miglioriamo di fatto anche la nostra condizione personale. Usiamo l’empatia, proviamo a sorreggere le mani di chi parla con noi, dedichiamogli quell’attimo di umanità che ci rende diversi da ogni altra cosa. Per tutta una serie di vicissitudini potremmo trovare ripide salite da affrontare, più semplicemente camminare sotto la pioggia senza ombrello, similitudini quelle elencate che in un certo senso contengono una serie di situazioni più o meno drammatiche.
Avere qualcuno accanto che ci sorregge è un dono preziosissimo, nondimeno tutti insieme compiendo ricorrenti buone azioni possiamo far progredire la società in cui viviamo, ponendo le basi per un cambiamento senza precedenti.
Vincenzo Naturale
