Si è concluso nei giorni scorsi il convegno per celebrare gli ottant’anni del Codice di Camaldoli, tenutosi nel monastero dei Camaldolesi.
Nella Santa Messa conclusiva celebrata dal Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, durante l’omelia, ha invitato i cristiani a resistere al male perseverando nella fede per un pieno coinvolgimento dei laici nella crescita della democrazia.
Ma il vero problema che il cardinale individua in questo periodo storico è quello che il credente resiste al male e persevera nella fede senza cercare scorciatoie.
“Dio non ha bisogno di chi lo difenda o lo giustifichi” – sottolinea il cardinale Parolin – “ma di chi creda nella segreta sapienza della sua parola“.
Proseguendo nell’omelia, il Segretario di Stato ha fatto riferimento al Codice di Camaldoli redatto nel 1943 in un momento chiave per il futuro dell’Italia.
“Là eravamo dentro la catastrofe del fascismo e della guerra” – ricorda il cardinale Parolin – “alla vigilia della costituzione di quel che sarà il Partito cattolico. Ora una inopinata guerra nel cuore dell’Europa sembra voler ravvivare macabre nostalgie totalitarie“.
Infine Parolin ha espresso un concetto fondamentale, che la crescita democratica della società civile e delle istituzioni ha bisogno di donne e di uomini cristiani, consapevoli della loro fede, che con i loro valori comportamentali potranno rendere questa società migliore.
Attenti però all’individualismo esasperato che non rende le persone libere e felici, sottolinea il cardinale Pietro Parolin che conclude: “il Regno dei cieli cresce invisibilmente nella storia umana, là dove vivono il desiderio della piena dignità umana, là dove vivono l’amore per la libertà dei singoli e dei popoli, attraverso il diritto e la giustizia. La dove vive la compassione per gli altri, che è già la nostalgia di Dio“.
Marica Spadavecchia
