Una “sensazione di abbandono” che “sta generando una rabbia sociale che cresce giorno dopo giorno”. Cgil, Cisl e Uil di Ravenna avvertono su una situazione che rischia di degenerare e chiedono allo Stato di “cambiare passo mostrando di essere vicino alle comunità locali” colpite dall’alluvione.
Fin qui infatti, precisano i segretari territoriali dei tre sindacati Marinella Melandri, Roberto Baroncelli e Carlo Sama, la conversione in legge dei due decreti “non ha segnato passi d’avanzamento, anzi ha confermato una gestione burocratica e un finanziamento insufficiente rispetto ai bisogni dei cittadini”.
A quasi novanta giorni dall’evento “non ci sono risorse stanziate e disponibili per rimborsare i danni subiti dai cittadini alle abitazioni e ai beni mobili”. Mentre le modalità di accesso alla cassa integrazione, “rigide e senza un adeguato coinvolgimento sindacale, ne hanno reso impossibile l’utilizzo con il rischio che il governo faccia cassa anche in questa voce di spesa”. Ancora: “Le bollette non hanno beneficiato né di rateizzazioni né della necessaria sterilizzazione dei maggiori costi di pulizia e ripristino”. E non ci sono finanziamenti a tasso zero per i cittadini che non hanno la liquidità per iniziare i lavori di ripristino.
Con l’arrivo dell’autunno, proseguono le parti sociali, se non si avviano subito i lavori di ristrutturazione, oltre che quelli per la messa in sicurezza del territorio, “ci saranno nuove emergenze soprattutto sul versante abitativo”. Ecco perché, concludono, servono “certezze, risorse e procedure chiare e semplificate per avviare i lavori e recuperare la normalità”.
