Non si placano le polemiche su Caivano. Dalle inaccettabili minacce al Primo Ministro Giorgia Meloni, oggi in visita ai genitori delle bambine vittime degli abusi, a quelle sulla quasi inesistente partecipazione popolare al corteo, prontamente organizzato da politici e associazioni affiancatisi a Don Patriciello.
Naturalmente, non si perde l’occasione di mettere sotto processo i cittadini di Caivano, rei di un’assenza che si vorrebbe testimonianza, da una parte di poca capacità di indignarsi, dall’altra – lombrosianamente – addirittura di un territorio che ritiene normale il crimine, la delinquenza, l’abuso. Ma è davvero così?!
La sfilata delle scarse duecento persone testimonia altro. Mentre l’indignazione si dimostra con silenzio e concentrazione, in passerella la fanno da padrone cellulari alla mano e interviste volanti, telecamere d’assalto e domande che, se ovviamente non possono approfondire, finiscono per diventare parte di un cerimoniale ipocrita, visto e rivisto, che chi abita e vive il territorio non disprezza meno degli efferati crimini contestati.
Non ne possono più di fiaccolate ipocrite e inconcludenti, materia prima per un po’ di presenza mediatica a buon mercato, e si rifiutano di partecipare allo sciacallaggio sulla pelle di due bambine e delle loro famiglie che vorrebbero, invece, nascondersi.
I giornali sono pronti, le rotative girano, i pacchi con le copie vengono già destinati alle edicole.
E, chissà perché, mi ritornano in mente quei versi della Don Raffae’ di Fabrizio De Andrè:
“Prima pagina, venti notizie,
Ventuno ingiustizie e lo Stato che fa?
Si costerna, s’indigna, s’impegna,
Poi getta la spugna con gran dignità…”.
“Ecco: lo Stato assente!” – Avrebbe esclamato la buonanima di Riccardo Pazzaglia col cavalluccio rosso tra le mani.
Caivano si sveglia rassegnata. Una passerella è finita, un’altra sta per cominciare: da domani tutto sembrerà più lontano, materiale per il Barnum dell’emittenza nazionale dove una parte politica dice all’altra che “Dovrebbe vergognarsi!”.
A Caivano, quelli che lottano ogni giorno per affermare – in silenzio – la propria dignità, pensano che dovrebbero vergognarsi entrambe.
E forse anche qualche giornalista sputasentenze…
Ma tanto sanno che il tutto dura poco: come per il meteo, passato il weekend, le nubi spariranno e le feste di piazza sulla loro pelle, pure. Tutto come prima.
“Restano sparsi, disordinatamente,
i vuoti a perdere mentali,
abbandonati dalla gente…”
(cit. Feste di piazza – Edoardo Bennato)
Gino Giammarino
