Il Napoli di Rudy Garcia scende in campo a Lecce col solito 4-3-3,schierando Meret tra i pali, Di Lorenzo, Ostigard, Natan, Olivera in difesa Anguissa, Lobotka, Zielinski a centrocampo, e Lindstrøm, Simeone e Kvaratskhelia in attacco.
Di fronte, a specchio, risponde il tecnico Roberto D’Aversa, che schiera il suo Lecce con Falcone in porta, Gendrey, Pongracic, Baschirotto, Gallo a difendere, facendo presidiare il centrocampo dal trio Blin, Ramadani, Rafia e in attacco propone Almqvist, Krstovic, Strefezza.
Parte bene il Napoli, nonostante l’assenza di Osimen, più che degnamente sostituito dal Cholito Simeone in attacco, un po’ deludente Lindstrøm rispetto alla partita precedente con l’Udinese, ma nel complesso i 4 più 4 (8 gol in due partite) di Garcia, senza forzare più di tanto, bastano 15 minuti per cogliere la prima mela del contadino Ostigard. Il Lecce cha aveva tanto ben figurato contro la Juve, corre e si da da fare, ma non desta mai preoccupazioni serie, mentre gli azzurri confermano una ritrovata sintonia e tanta voglia di vincere e divertirsi, come non accadeva da aprile dello scorso anno. E le ammonizioni di Simeone e Kvaratskhelia – due attaccanti – stanno li a dimostrarlo.
Il secondo tempo registra l’ingresso in campo del tempestoso Osimen, che impiega 6 minuti 6 a salutare gli spettatori con la rete del raddoppio. Dieci minuti dopo escono un Kvaratskhelia di pura gioielleria (per info vedere come pre-confeziona la rete di Osimen con un cliché che abbiamo visto decine di volte) per un Raspadori che comunque ce la mette tutta e si sacrifica per i compagni e Lindstrøm. Al suo posto, uno scintillante Politano che, tra colpi di tacco volanti e sgroppate da purosangue, conferma il proprio stato di grazia – anche mentale – per la freddezza con cui segna il rigore a un minuto dalla scadenza dei 5 di recupero.
Nel mezzo, la bella rete di Gaetano, con una rasoiata imparabile da fuori area, al termine di un’azione corale che racconta di recupero e aggressività.
Il solito inesauribile Lobotka viene sostituito al 30° della ripresa da un Cajuste che non faticherà molto a diventare un beniamino della torcida azzurra, il riconfermato e grintoso leader Zielinski verrà sostituito al 38° da quel Gaetano comunque messosi in mostra a prescindere dalla rete.
Insomma, le due ultime gare, ma si badi bene che anche a Bologna si erano già visti progressi seppur non confermati dal risultato, depongono a favore di un Napoli ritrovato.
E il Lecce? Inconcludente negli ultimi metri – quelli decisivi – dopo tanto correre a vuoto.
Tanto da far riflettere sullo striminzito 1-0 che, tanto per cambiare, aveva fatto riprendere immediatamente coraggio e indomita spocchia gli opinionisti del Nord che “…tengono famiglia” . Bianconera, ovviamente.
A pochi giorni di distanza la domanda nasce spontanea: fu vera gloria?
La risposta di oggi pomeriggio è: assolutamente, no!
Ultima notazione di cronaca per i tifosi salentini: mandare a quel Paese un’altra squadra del Sud non aumenta il tasso tecnico, ma solo quello della depressione e del provincialismo.
A certi cori siamo abituati da Torino, Milano o Verona. Quando il Sud denigra il Sud, ci rimettiamo tutti.
E non aspettatevi gratitudine perché lassù non ci ama nessuno.
(g.g.)
