In Italia il Cnrr ha batterie al sale funzionanti da anni mentre i politici ci parlano ancora di nucleare

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Risale al 18 ottobre 2022 il servizio diffuso anche sul web dal noto programma televisivo “Le Iene che rivelava l’esito del lavoro di un gruppo di ricerca del Cnrr in provincia di Bologna riguardo la realizzazione di un’innovativa “batteria al sale”.

Il servizio de “Le Iene” del 18 ottobre 2022 ha portato alla ribalta una tecnologia di accumulo di energia chiamata batteria al sale fuso. Questa tecnologia, sviluppata da un’azienda italiana con sede in provincia di Bologna, è stata presentata come una soluzione rivoluzionaria per l’accumulo di energia da fonti rinnovabili. Le batterie al sale fuso sono un tipo di batteria che utilizza un elettrolita liquido a base di sale fuso. Questo tipo di batteria è caratterizzato da una serie di vantaggi rispetto alle batterie al litio, che sono attualmente la tecnologia più diffusa per l’accumulo di energia:

  • Costi inferiori: le batterie al sale fuso sono realizzate con materiali più economici rispetto alle batterie al litio, come il sale e il ferro, senza la dipendenza dal cobalto;
  • Sicurezza maggiore: le batterie al sale fuso sono meno propense a prendere fuoco o esplodere rispetto alle batterie al litio;
  • Durata maggiore: le batterie al sale fuso hanno una durata media di 20 anni, rispetto ai 10 anni delle batterie al litio;

Nel servizio de “Le Iene”, la batteria al sale fuso è stata presentata come una soluzione ideale per l’accumulo di energia da fonti rinnovabili, come l’energia solare ed eolica. La batteria è stata testata in un impianto fotovoltaico in provincia di Bologna, dove è stata utilizzata per accumulare energia durante il giorno e rilasciarla durante la notte. Mentre i nostri politici parlano ancora di energia nucleare, scatenando polemiche tra la popolazione ambientalista e quella più propensa a riaffacciarsi ad un settore energetico “tradizionale”, resta da chiedersi perché le istituzioni – evidentemente informate su questi progressi tecnologici e scientifici del fiore all’occhietto di una delle organizzazioni di ricerca più importanti a livello nazionale – preferiscano non considerare attivamente e mediaticamente la diffusione di queste batterie a livello commerciale e popolare. Tra i problemi sollevati in passato, vi erano la temperatura di circa 250 gradi – necessaria per il funzionamento di questo sistema – e la modifica del processo produttivo industriale. In conclusione, le batterie al sale fuso rappresenterebbero una tecnologia promettente per l’accumulo di energia da fonti rinnovabili e che abbiano ancora dei “difetti” sarebbe comunque opportuno avviare un dibattito almeno alla pari di quanto dedicato per le forme di energia da tecnologie ordinarie. Il link al servizio qui e qui sotto:

#batteriealsale #energia

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