Di emigranti ve ne sono di vario genere: vi sono i disperati magari con la fedina penale macchiata che cercano di farsi un’altra vita dove nessuno li conosce. Poi vi sono i giovani talenti che sperano di trovare estimatori più generosi di quelli hanno a casa loro; infine vi sono le star già conosciute che girano il mondo per andare dove li richiedono. Il maestro Deliso appartiene a quest’ultima categoria e porta in giro per il mondo la splendida napoletanità che ascoltiamo in quelle musiche conosciute in ogni dove che sono uscite dal genio di Napoli. Anche la moglie amrina Zyatkova, russa, canta in maniera divina come una grandissima cantante napoletana e con un trasporto degno del calore meridionale. Si tratta quindi di un ambasciatore della nostra identità meridionale e specificatamente napoletana che ad ogni latitudine ma specialmente nel freddo Nord trova entusiasmo e affetto. Forse l’Italia dovrebbe offrire ai propri tali talenti più occasioni di esprimersi? Forse dovremmo chiederci come mai accade questo esodo delle porzioni migliori della nostra cultura ed umanità, anche di quelle che non hanno gravissimi problemi finanziari? Il maestro Deliso è nato al Vomero, ha studiato al Conservatorio di San Pietro a Majella, è stato assistente d grande maestro siciliano Antonino Fogliani, ha rappresentato la sua opera in mezza Europa del Nord, nel 2007 è vincitore “Premio Napoli” per la musica come più giovane direttore d’orchestra partenopeo. Quindi è una storia che ricorda un po’ quella di Mimmo Modugno che ai suoi esordi non era degnamente apprezzato e valorizzato nella sua Polignano mentre oggi è celebrato ed è un vero simbolo non solo della sua città ma dell’intero Mezzogiorno e di tutta l’Italia. Ma qui non dobbiamo rappresentare e magnificare l’opera di questo grande napoletano che si presenta da sola; ma vogliamo raccontare quello che ci suggerisce il vedere tanto entusiasmo in angoli pur lontanissimi del pianeta. Questo che stiamo vivendo è un momento particolarmente buio per l’intero mondo; c’è chi vuole esportare la democrazia a suon di bombe, altri che vogliono farsi giustizia da soli; altri che cercano di ribellarsi uccidendo; altri ancora che spirano sul fuoco delle guerre a suon di bigliettoni verdi a tonnellate; altri, a casa nostra, vedono minacce terribili nelle canzoni napoletane neomelodiche. Che succede? La gente ha perso il lume della ragione? L’incontro -che non poteva non accadere- con l’avanzare delle tecnologie comunicative tra le varie culture poteva generare dialogo e scontro; stiamo sperimentando lo scontro. Invece Napoli, con la sua spontaneità e sincera genialità, offre un altro tipo di esempio portando in ogni posto che capita ai suoi figli di frequentare per le più diverse ragioni, il proprio modo di vivere non certo imponendolo con la forza ma con la persuasione. Una specie di imperialismo umanistico che sta ormai da decenni portandosi in ogni dove. Forse il futuro della pacifica convivenza planetaria lo stiamo preparando proprio a Napoli e grazie ai suoi ambasciatori di musica, cibo, canto, filosofia, mitezza e ingenua scaltrezza l’intero pianeta sta conoscendo la ipotesi di una nuova dolcezza del vivere… come se tutto il mondo fosse ai piedi del Vesuvio.
CANIO TRIONE
(FOTO: comunicaffe.it)
