La convenienza sconveniente

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Da quando il commercio online ha preso il sopravvento sul negozio convenzionale: quello sulla strada, intrattenuto da un cliente e da un fornitore entrambi esseri umani, il commercio al minuto è diventata una specie in via di estinzione.

L’evoluzione della modalità di acquisto dei beni, a partire dal gesto tradizionale di scendere sotto casa e acquistare dalla “Premiata ditta”, che affidava la sua esistenza sul mercato al merito delle sue origini storiche e alla provata esperienza, si è ridotta a una semplice semplice selezione sul cellulare, questi divenuto una propaggine degli arti e della vista, rendendoci già un po’ transumani.

Definirei, anzi, disumano rinunciare alle dinamiche sociali della compravendita, soppiantate dallo sterile rapporto uomo-macchina, il cui confine appare sempre più sfumato.

Arriviamo a comprare fiori, articoli di giardinaggio, magliette, fino a qualsiasi ‘spillo’ possa servirci o irretirci attraverso una subdola pubblicità, colorata quanto invadente.

Non ci rendiamo conto di essere diventati noi stessi il prodotto in vendita, acquistato da call center telefonici molesti e dalla propaganda mirata dei tanti, troppi venditori online di quisquilie, imbeccati dall’orecchio’ indiscreto di Google, sempre pronto ad origliare al microfono dei nostri smartphone,  assurti al rango di ‘cimici’.

Con le firme elargite sull’altare della presunta Privacy, consentiamo agli Echelon tecnologici di sorvegliarci come se fossero moderne talpe sotto copertura, infiltrate nella nostra vita privata per carpirci dati ultra-sensibili.

Stiamo permettendo delle vere e proprie intercettazioni ambientali illegali.

Neanche ci meravigliamo più, per l’avvenuta assuefazione a tale malvezzo, se dopo aver parlato in famiglia della lavatrice che non funziona più bene, ci arriva ‘casualmente’ un’offerta di acquisto vantaggiosa proprio di quell’elettrodomestico.

La chiamavamo vita privata, prima che fosse privata dell’intimità e che provassero a privarci anche della vita!

Nella Matrix dell’odierno Metaverso, crediamo di detenere ancora una quota di libero arbitrio e la  determinazione della nostra volontà, mentre invece ci facciamo dirigere da stimoli indotti dai mass media e dai piazzisti dell’internet.

Cediamo alla lusinga di sentirci internauti senza renderci conto di rappresentare delle pedine nel trasferimento delle merci, ricoprendo il grado più basso di quella ‘catena alimentare’.

Sopra di noi nuotano ‘squali globalizzati’ che producono oggi quello che decidono che ci servirà domani e che ci propinano adescandoci con l’esca del risparmio di pochi, insulsi centesimi e con la seduzione della comodità di non muovere il fondoschiena, ormai incrostato sulla sedia. E così i muscoli striati e le funzioni cerebrali rattrappiscono progressivamente.

La potestà del consumatore si è progressivamente genuflessa alla praticità del ritiro della merce, scelta da catalogo, e alla facilità di riconsegna-e-rimborso, sempre senza il bisogno di intraprendere alcuna trattativa interpersonale.

Prestissimo ci vedremo atterrare quotidianamente la spesa sul terrazzino di casa mediante i droni dei vecchi e dei nuovi Bezos. Ci riterremo finalmente affrancati dal peso della normalità della vita e dalla fatica di sostenere quella salutare deambulazione che finora ci ha preservato da rischi cardiocircolatori nel periodo pre-Covid, costringendoci alla libertà di muoverci, in luogo di una più comoda ‘detenzione domiciliare auto-inflitta’ .

Il passaggio pandemico ha costituito la demarcazione tra due epoche storiche: quella in cui le gambe servivano ancora per camminare e l’attuale, in  cui sono prevalentemente di supporto alle estremità inferiori a cui applicare delle calzature, rigorosamente acquistate da internet.

Appare chiaro come il meccanismo mercantile, intervenuto in questi anni – mosso da grandi masse di capitali sottratti al benessere della popolazione per favorire le banche e le multinazionali – abbia alimentato l’incoscienza del mercato virtuale ‘Retail’ di tutto il mondo sulla preferenza all’acquisto di articoli ‘sul web’, anche di portata minuscola, ingrassando questi centri di potere commerciale che sono diventati uno dei forzieri delle massonerie globaliste.

Tutto ciò va a scapito del commercio ‘minuto’ nel negozio fisico, sorretto dalle braccia delle persone in carne e ossa, che se le spezzano per portare il pane ai figli.

Non si è capito in tempo che, foraggiando i robot di Amazon –

che si avvale di un certo numero di addetti, considerati al rango di sguatteri, rispetto alla quantità doppia dei commercianti a cui si è tolto il lavoro –

si è innescato un processo irreversibile di conferimento di strapotere al capitalismo fine a sé stesso come strumento di controllo della popolazione, invece che della sua crescita economica.

Grossi capitali generano ricchezze sempre più accentrate, a detrimento del reale potere di acquisto distribuito e della qualità della vita degli operatori di commercio tradizionali e dei consumatori.

All’inizio di questa innovazione telematica ci siamo venduti per pochi centesimi di risparmio e per provare l’orgasmo esotico dell’acquisto dall’altra parte del mondo, capace di superare anche la frenesia dell’omologo erotico.

Ora siamo pervasi dall’abitudine compulsiva del ‘click’ sulla tastiera.

Ormai è sempre più difficile rendere anche conveniente, oltre che morale, l’acquisto di merci a Chilometro-zero rispetto ai passaggi intercontinentali realizzati con mezzi di grosso tonnellaggio.

Quelle ‘idrovore’ di carburanti fossili certamente non seminano fiori in atmosfera ma inquinanti di milioni di volte più corposi degli scarichi delle automobili, queste ultime sempre più soggette alle angherie di Bruxelles, più improntate a transizioni enologiche che ecologiche.

Bisogna essere storditi per non capire che gli aerei e le navi inquinano molto più degli autoveicoli!

Il compratore virtuale, seriale, si innamora delle novità e, confortato dalla misura pur esigua del minor prezzo, si fa arrivare la merce da località molto distanti ingenerando una spirale a doppia elica di innesco del disastro ecologico, intrecciata con quella della distruzione del tessuto commerciale al dettaglio.

L’esito di questo sfacelo è il dissolvimento della filiera assolta dai commercianti e l’infrazione del rapporto produttore-consumatore, finora raffinato dalle fasi di trattazione dell’oggetto della compravendita, di contrattazione del prezzo, di esame della merce dal vivo (e non di immagini ‘photoshoppate’) e della conseguente fruizione del bene.

Il riscontro del cliente era anche funzionale al miglioramento della merce rispetto ai suoi reali bisogni e non a quelli del venditore online, che salta tutti i passaggi sostituendo quel Bene con il Servizio: “Compra e ritira” oppure “Restituisci”, annullando ogni fase intermedia.

Il peggio è che questo spregio evolutivo appaga una scala di valori sovvertita che trasforma la dignità del Consumatore in quella di un mero ‘Destinatario di spedizioni’.

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