«Il valore del centro storico di Napoli sta anche nel suo patrimonio immateriale, che è fatto dai suoi cittadini, e quindi da un mix sociale che renda il centro storico luogo per il turismo ma anche per la vita quotidiana. Noi vogliamo da un lato restaurare complessivamente il centro storico, ma dall’altro anche mantenerlo abitato dai suoi abitanti». È quanto ha spiegato il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi presente ieri all’evento ‘Unesco, dal Grande Progetto al Piano di Gestione: le attività del Comune’ che si è svolto nella chiesa di Santa Maria della Colonna.
Una iniziativa caratterizzata anche dalla protesta degli attivisti di Resta Abitante e Rete Set: «Comune e Regione alle parole non fanno seguire i fatti, dimostrando la mancanza di volontà politica per limitare Airbnb, mentre altre città, come Firenze, si sono concretamente mosse», spiegano, annunciando anche una mobilitazione, prevista per la giornata di mercoledì 29 novembre in occasione della giornata di chiusura del forum Mondiale Unesco a Napoli.
I movimenti chiedono: «limitazioni chiare alle case vacanza per fermare la bolla speculativa degli affitti turistici; alloggi pubblici per studentesse e studenti, lavoratori e lavoratrici e per le fasce più deboli e discriminate della popolazione; stop alla privatizzazione dei beni culturali, delle spiagge e dello spazio pubblico; stop alla precarietà e al lavoro nero nei settori culturali e turistici; tutela delle piccole attività artigianali, delle librerie, delle economie di prossimità agli abitanti e alle abitanti».
Manfredi ha invece sottolineato, poi, l’importanza «sia di governare le attività commerciali sia di rendere compatibili, cioè sostenibili, b&b e case vacanza. Noi non abbiamo tanti strumenti, perché non esiste oggi una regolamentazione nazionale sul tema, ma, ad esempio, sulle attività commerciali abbiamo utilizzato la norma proprio Unesco di conservazione, resistendo anche ai ricorsi che ci sono stati».
L’iniziativa è stata dedicata allo stato di avanzamento del Grande progetto per il centro storico Unesco: ventisette grandi interventi fra chiese, edifici storici e spazi urbani – dal Duomo al teatro antico di Neapolis, dal complesso dei Girolamini alle mura di Porta Capuana – sono in corso di attuazione, per un importo complessivo di 82,5 milioni di euro. Sono dieci gli interventi conclusi per circa 24 milioni di euro, nove quelli che saranno completati entro il 2024, per un totale di circa 34 milioni, e otto i progetti per i quali è necessaria l’individuazione di ulteriori fonti di finanziamento (per un totale 18,7 milioni di euro).
«Abbiamo fatto un lavoro tecnico innanzitutto di revisione molto accurata di tutti i progetti. Lo abbiamo fatto alla luce dello stato di avanzamento di ciascuno e soprattutto – ha evidenziato la vicesindaca, con delega all’Urbanistica, Laura Lieto – rispetto alle scadenze del programma. Quello che noi proponiamo oggi alla città è un piano praticabile dal punto di vista della sua realizzabilità».
«Allo stesso tempo, in questi due anni di lavori – ha aggiunto Lieto – ci siamo preoccupati di costruire anche un metodo per utilizzare questo progetto come uno strumento di rigenerazione urbana, e quindi abbiamo lavorato molto sulle coalizioni con altre istituzioni e anche sul coinvolgimento delle comunità, secondo un’idea che abbiamo abbracciato sin da subito, cioè che il patrimonio sia innanzitutto una struttura portante della vita quotidiana del centro storico di Napoli».
Per Gennaro Rispoli, presidente dell’Osservatorio permanente per il centro storico di Napoli – sito Unesco: «Adesso c’è una macchina con gli ingranaggi ben funzionanti, per cui si può avere almeno una interlocuzione. Fino ad ora non c’era, un po’ perché non c’era il personale, chi andato in pensione, chi spostato su altre attività, ma di fatto il piano di gestione non era funzionante. Alcune cose sono state già fatte, qualcosa nella città sta cambiando, molto lentamente, ma dopo tanti anni adesso mi sembra di assistere al fatto che, seppur va detto con un cauto ottimismo, l’amministrazione si voglia riappropiare di spazi che erano abbandonati».
