“Basta case vacanze” e “Resta abitante”: recitano così alcuni degli striscioni esposti all’esterno del Municipio di Napoli dove si sono riuniti i movimenti per la difesa del diritto all’abitare. Gli attivisti si sono mossi in corteo fino all’esterno del teatro San Carlo, a pochi metri dal Palazzo Reale, dove si sta svolgendo la conferenza Unesco Cultural heritage in the 21st century, che vede riuniti delegati di 194 Stati membri.
“Questo vertice è potenzialmente un fatto positivo, ma piazza del Plebiscito è blindata come se fosse il G8”, denuncia Alfonso De Vito del comitato Resta Abitante. «Le piattaforme come Airbnb e in generale le case vacanza aumentano del 60% l’anno – spiega De Vito del comitato Resta Abitante – e parliamo di interi appartamenti dei quartieri storici della città di Napoli. Il mercato delle case, in assenza di adeguate politiche pubbliche, è diventato sempre più discriminatorio. Non sono solo i prezzi il problema. Oggi si fanno casting sugli affitti e se hai una famiglia con figli e un solo stipendio, se sei precario, se sei uno studente, se hai una pensione di invalidità, le case non te le fittano proprio. Se quasi 10mila appartamenti sono scomparsi dal mercato delle abitazioni per diventare di fatto alberghi è evidente che questo ha un impatto feroce anche in un città come Napoli, che ancora presenta fortunatamente una presenza popolare nei quartieri storici, che però viene messa a rischio. In quest’area il 68% degli affittuari sono famiglie giovani con figli, che spendono per l’abitare più del 50% del reddito annuo. L’elemento più grave in questo contesto sono gli sfratti: 1.200 nel 2012, mentre nel 2022 la prefettura ha annunciato oltre 12mila sfratti esecutivi».
In piazza anche i movimenti dei disoccupati napoletani e l’associazione “Mi riconosci?” che vuole segnalare un eccessivo costo dei servizi culturali. «Denunciamo come la trasformazione del centro storico di Napoli, sito Unesco, e la contemporanea proliferazione del turismo, il turismo di massa in particolare, ha portato a prezzi dei musei sempre più inaccessibili – spiega Marina Minniti di ‘Mi riconosci? – soprattutto per la popolazione napoletana: non sono prezzi pensati per gli abitanti ma per i turisti. È assurdo ad esempio pensare che il biglietto d’ingresso per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli sia arrivato a costare 23 euro”. Minniti spiega, poi, che “i servizi di base per la cultura non sono accessibili ai cittadini e nel tempo anche le chiese privatizzate sono diventate sempre di più, con prezzi non indifferenti. L’ultimo sito ad essere stato privatizzato è stato il Cimitero delle Fontanelle, e Manfredi è stato molto chiaro: vorrà avviare nuovi partenariati pubblico privati a cui noi ci opponiamo». (foto IL Mattino)
